BZ News 24
Politica

“Tanti giovani cercano fede e spiritualità: dobbiamo offrirgliele”

“Sono convinto che tanti giovani abbiano una necessità di spiritualità e di vivere la fede in modo concreto. Alcune volte si sentono un po’ isolati, un po’ soli in questa ricerca. Credo che tanti siano in ricerca di qualcosa ma non sanno bene cosa e quindi bisogna cercare di fornire dei percorsi che possano aiutarli nella loro crescita personale”, così parla Michele Dalla Serra, 28enne bolzanino, studente di scienze religiose, insegnante di religione all’istituto Toniolo e nuovo responsabile per la Pastorale giovani della Diocesi di Bolzano.

Un profilo di Michele Dalla Serra

Che ruolo è quello del responsabile della Pastorale giovani della Diocesi di Bolzano?

“Il mio ruolo sarà principalmente quello di fare rete e coordinare le attività delle associazioni italiane, tedesche e ladine che all’interno del territorio provinciale si occupano di fare pastorale giovanile. Bisogna cercare di mettere in rete le realtà che già esistono ma anche di trovare nuove sinergie e come diocesi rispondere a quelle che sono le esigenze del territorio. In un primo momento sarà fondamentale conoscere lo status quo e quello che c’è già attualmente, per poi approfondire come e dove creare dei ponti, soprattutto tra il gruppo linguistico italiano e quelli tedeschi e ladini. Quindi organizzare eventualmente delle iniziative o delle proposte per i giovani, anche basandosi su quelle che sono le richieste delle singole associazioni, gruppi parrocchiali, oratoriali e dei singoli gruppi in generale”.

Di che tipo di iniziative e proposte stiamo parlando?

“Queste saranno un po’ da costruire. L’idea della Diocesi è quella di far capire ai singoli gruppi di essere inseriti in un contesto ampio. Si vuole capire che necessità ci sono sul territorio, quindi cosa si potrebbe offrire ai giovani per migliorare la loro esperienza di fede e per migliorare il loro rapporto con le grandi domande di oggi. Sicuramente sarà utile suggerire loro la partecipazione ad alcune iniziative come per esempio la Giornata Mondiale della Gioventù (la prossima sarà nel 2023 a Lisbona) ma anche iniziative locali come gli incontri fra gruppi della Diocesi. Tanto sarà da costruire insieme. Sono convinto che sia fondamentale il dialogo con associazioni e gruppi e tra le associazioni e i gruppi anche per capire come riuscire a portare avanti alcune iniziative ed esperienze in determinati territori prendendo spunto dagli altri”.

Che necessità pensi possano esserci nel nostro territorio e quali possono essere le difficoltà per avvicinarsi ai giovani?

“Sono convinto che tanti giovani abbiano oggi una necessità di spiritualità e di vivere la fede in modo concreto. Alcune volte si sentono un po’ isolati, un po’ soli in questa ricerca perché credo che tanti siano in ricerca di qualcosa ma non sanno bene cosa e quindi bisogna cercare di fornire dei percorsi che possano aiutarli nella loro crescita personale. L’obiettivo della Diocesi è quello di cercare di offrire a ciascun giovane qualcosa per la propria crescita personale, quindi non necessariamente legato alla religione cattolica o al mettere in pratica una fede banalmente andando a messa o frequentando dei gruppi parrocchiali ma cercando di fornire degli strumenti grazie ai quali ciascuno riesca ad approfondire il proprio percorso di vita e vocazionale. Intendo vocazione in senso ampio, qual è il posto di ciascuno nel mondo, cosa voglio essere da grande, qual è il mio scopo. Quindi che la crescita personale di ciascuno sia basata su valori positivi come il dialogo, l’ascolto reciproco, l’ascolto fra gruppi linguistici, quest’ultimo tipico della nostra terra. Una difficoltà che almeno per iniziare vedo, è che si dice – poi devo verificare se effettivamente sia così – che tanti giovani si stanno allontanando dalla chiesa, almeno dalla chiesa come istituzione. È quindi importante far capire loro che la chiesa parla a tutti, può ascoltare tutti e tutti possono trovare spazio. L’obiettivo è di aiutare ciascuno nel proprio percorso di crescita, utilizzando un linguaggio attuale, parlando di tematiche vicine ai giovani e da qui ritorno al discorso di partire dall’esperienza e dalle richieste dei singoli gruppi, per avere poi un quadro più generale della situazione”.

Il sorriso di MIchele Dalla Serra

Se ipotizzassimo uno schemino matematico sarebbe: giovani è diverso da religione. È difficile vedere i giovani di oggi vicini alla religione e quelli coinvolti sono la minoranza, quindi come si può avvicinare un giovane alle vostre attività e alla chiesa?

“Penso che la chiave sia riuscire a dare delle testimonianze efficaci, ad essere testimoni in grado di trasmettere la propria esperienza e far capire ai giovani perché quella determinata esperienza di vita o fede è stata importante. Se a me è piaciuto un percorso che ho fatto e ne parlo agli altri con entusiasmo, questo entusiasmo può essere contagioso, che tu stia parlando di sport, vita, volontariato, di una materia scolastica o di fede. Il difficile è far capire che alcuni pregiudizi che ci sono nei confronti della chiesa come istituzione possono essere discussi insieme e – dal mio punto di vista – alle volte anche superati. È vero che la chiesa viene vista spesso come un’istituzione ma è comunque fatta di persone che si adoperano per cercare di portare il meglio. Ecco quindi che la loro testimonianza, se è efficace e valida, può risultare un’esperienza di fede concreta e utile per i giovani. È sicuramente importante che i ragazzi sappiano che ci sono degli spazi in cui potersi confrontare e in cui ci si possono fare domande importanti sulla propria vita, sul senso della vita e sull’importanza delle relazioni con gli altri, temi che talvolta vengono un po’ congelati e che alcuni fanno passare in secondo piano perché non trovano il contesto adeguato in cui parlarne. Poi entrano un po’ in crisi esistenziale e faticano a fare delle scelte. Secondo me è vero che lo schemino matematico può sembrare giovani diverso da religione, però credo anche che sia valido e vero lo schemino: giovani hanno necessità di spiritualità e credere in qualcosa. E poi bisogna capire cosa comporta il credere in qualcosa e in qualcuno che banalmente possono essere anche le altre persone, i propri coetanei o delle figure di riferimento”.

È la prima volta di un laico e di un italiano in questo ruolo…

“Uno dei motivi è sicuramente lo scarseggiare di sacerdoti, o meglio di sacerdoti che possono assumersi anche altri incarichi diocesani. È anche però un proseguo di quel cammino nato nel biennio 2013-2015 che ha portato sempre più laici ad assumere ruoli anche importanti all’interno della struttura diocesana. È fondamentale avere gente che riesca a essere inserita bene nel contesto in cui deve operare, nel mio caso ho avuto comunque la fortuna di essere attivo nel settore della pastorale giovanile, quindi conosco un po’ il campo in cui devo muovermi. Inoltre sottolineo l’importanza di avere una formazione nel campo teologico. Sto facendo gli studi di scienze religiose, ho finito la triennale, adesso sto frequentando la magistrale e sto imparando molto. Senza questa preparazione mi troverei in difficoltà ad affrontare al meglio alcune situazioni e a poter riuscire a trasmettere in maniera più efficace la fede, perché non avrei i mezzi per capire cos’è, come si è sviluppata nel corso della storia e quindi mi mancherebbero degli strumenti e dei linguaggi per parlare concretamente della fede”.

Come hai “conquistato” questo ruolo? E come ti senti in questa nuova veste?

“È stato un percorso che si è sviluppato in tanti anni. Da sempre ho partecipato come bambino, poi come giovane adolescente, poi come adolescente ai gruppi parrocchiali e sicuramente ho incontrato sulla mia strada persone valide che mi hanno accompagnato in un percorso di crescita sia nella fede che nella vita personale. Ho avuto – per tornare al discorso di prima – dei buoni testimoni fin da bambino. Poi ho iniziato ad essere attivo guidando il gruppo dei giovani nella mia parrocchia – quella di Tre Santi a Bolzano – ed entrando a far parte dell’Azione Cattolica. Infine collaboravo con la pastorale giovanile e in particolare con Elena Cortese. Poi da cosa nasce cosa e il mio cammino è continuato e si è ampliato sempre di più, sono stato assunto dall’Azione Cattolica per lavorare nel campo della Pastorale Giovanile a livello diocesano, principalmente come punto di riferimento per i gruppi di madrelingua italiana. Questo mi ha portato ad essere inserito ancora di più nel contesto diocesano e a conoscere bene anche la realtà tedesca, con la quale da anni c’è un buon rapporto di dialogo che ci ha portati a partecipare insieme a grandi iniziative, come la Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia nel 2016, ma anche a organizzare percorsi e occasioni di incontro tra giovani di madrelingua tedesca e italiana a livello locale. Questo è stato un po’ il mio percorso all’interno della Diocesi e questo nuovo ruolo mi piace vederlo come un level up, un altro gradino nel mio percorso di crescita. Mi riempie il cuore ma capisco anche che è una grossa responsabilità. Sto ricevendo tanti messaggi di apprezzamento, stima e fiducia dal mondo italiano, da amici che non sono inseriti in percorsi di fede o all’interno di strutture ecclesiastiche e anche da parte del mondo tedesco, felice di avere me – anche se sono di madrelingua italiana – dato che mi conosce e sa come ho strutturato il lavoro, l’impegno e il servizio in questi anni. Insomma la responsabilità è grossa perché – come si direbbe in gergo calcistico – parto con i favori del pronostico ma poi bisogna anche saperli rispettare. Quindi sono molto contento che il mio percorso di formazione e servizio abbia contribuito ad arrivare a questa posizione, ci sono veramente un sacco di persone che sto ringraziando per la loro influenza sul mio percorso di crescita e fede. È stato un cammino e sono contento della possibilità che la Diocesi mi ha dato e mi darà. È un po’ un punto d’arrivo ma da cui ripartire con maggiori responsabilità e un grande supporto”.

Domanda banale ma fondamentale: che cos’è la Pastorale Giovani?

“Sulla carta è un Ufficio della Diocesi che fa parte dell’Ufficio Matrimoni e Famiglia, il quale ha il compito di cercare di entrare in dialogo con quelli che sono i giovani. La grossa domanda è: “Chi sono i giovani?”. Tendenzialmente si tende a riferirsi alla fascia d’età delle superiori, visto anche che i percorsi di preparazione alla cresima sono stati spostati dalle medie ai primi anni delle superiori. Nel concreto è un servizio. Non vuole sicuramente essere un ufficio che fa proselitismo e che cerca di aumentare i giovani che frequentano i gruppi parrocchiali. Vuole essere un servizio per quei giovani che sono in ricerca facendoli delle proposte formative sia da un punto di vista personale che di fede, proponendo delle esperienze che possano essere di valore per la crescita di ognuno. È un qualcosa sicuramente in divenire che si fa insieme, tra persone, gruppi e soprattutto tra giovani”.

Qual è il tuo obiettivo?

“L’obiettivo – senza ripetermi troppo – è conoscere il più possibile quello che già c’è all’interno della nostra diocesi, le persone che sono attive nella pastorale giovanile nel mondo tedesco, italiano e ladino e il dialogo con loro. Costruire relazioni e mettere in dialogo queste persone fra di loro, così che possano essere fertili per costruire qualcosa. Fare da coordinatore, creare rete tra le persone. In un secondo momento cercare di snellire processi burocratici e di essere attivi e concreti”

Come ti sei avvicinato alla fede e quale sarebbe il tuo primo consiglio in questo nuovo ruolo a chi vorrebbe avvicinarsi?

“Mi rendo sempre più conto della fortuna che ho avuto a incontrare alcune persone sulla mia strada. Ho avuto validi testimoni di cui mi sono fidato, anche se qualche volta ero un po’scettico. Mi hanno permesso di crescere nella fede e pormi delle domande critiche. Penso che si possa crescere facendosi domande e trovando persone in grado di aiutarci nella ricerca delle risposte che è diverso da trovare la risposta, anche perché tante volte una risposta non c’è. Cercare insieme delle possibili risposte è sicuramente un modo per crescere. Quello che posso consigliare è di non perdere la speranza e continuare a interrogarsi, essere critici e cercare validi testimoni, punti di riferimento che possano accompagnarci nel nostro percorso di vita e di crescita nella fede”.

Stefano Rossi

Are you sure want to unlock this post?
Unlock left : 0
Are you sure want to cancel subscription?