A Bolzano arriva la mantide asiatica: ne avete viste?
Tutto è nato da una semplice segnalazione arrivata alla redazione di BZ News 24. Due mantidi, una all’esterno e una all’interno del portone di un condominio di via Torino, a pochi centimetri di distanza l’una dall’altra. Un’immagine insolita che ha spinto la redazione a chiedere un parere al Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige. La risposta della zoologa e conservatrice Petra Kranebitter ha aperto uno scenario molto più ampio del previsto. Quegli esemplari, infatti, non sarebbero le comuni mantidi religiose europee, ma grandi mantidi asiatiche del genere Hierodula, una specie aliena che negli ultimi anni sta colonizzando sempre più aree del Nord Italia e che oggi è osservata con crescente attenzione dalla comunità scientifica.
Da quella fotografia è nata l’idea di trasformare una semplice curiosità naturalistica in un’occasione per conoscere meglio un fenomeno ancora poco documentato sul territorio bolzanino. «Da tre anni abbiamo qualche sporadica segnalazione di mantidi aliene, tutte nella città di Bolzano – spiega Petra Kranebitter –. È un fenomeno che stiamo seguendo con attenzione ma sul quale non è ancora attivo un monitoraggio capillare locale. C’è però molta attenzione, anche in relazione agli studi nazionali e internazionali in corso sull’invasività di questa specie». Una circostanza che rende particolarmente preziosa ogni nuova osservazione. Secondo la zoologa, uno degli elementi più significativi è il ritrovamento di un’ooteca, la caratteristica struttura spugnosa che contiene le uova delle mantidi. «Mi è capitato di osservare un’ooteca e questo è un elemento importante perché lascia intuire che non ci sia soltanto l’arrivo occasionale di esemplari attraverso il trasporto delle merci e le rotte commerciali, ma anche una riproduzione sul territorio». Si tratta di un dato molto interessante perché suggerisce che la specie possa aver già completato il proprio ciclo biologico anche in città.

A confermare la rapida diffusione della mantide asiatica è anche Andreas Hilpold, ricercatore di Eurac Research. Secondo Hilpold, negli ultimi cinque anni la Hierodula transcaucasica è diventata molto frequente sia a Bolzano sia a Merano e, almeno per il momento, sembra prediligere soprattutto gli ambienti urbani. Il nome Hierodula transcaucasica viene utilizzato da parte della letteratura scientifica per indicare quella che altri studi classificano come Hierodula tenuidentata: le due denominazioni sono state infatti spesso considerate sinonimi, anche se il quadro tassonomico rimane complesso e dibattuto. «Resta da capire – sottolinea Hilpold – se in futuro colonizzerà anche habitat più naturali e se avrà effetti sulle specie autoctone».

La Hierodula tenuidentata, comunemente chiamata Grande Mantide asiatica, è originaria di un vasto areale che comprende India, Asia centrale e Caucaso. In Italia è stata segnalata ufficialmente per la prima volta nel 2018 tra Cremona e Mantova, ma da allora la sua espansione è stata molto rapida. Nel 2023 uno studio del MUSE ha documentato le prime presenze ufficiali in Trentino-Alto Adige, compreso un esemplare fotografato in viale Druso a Bolzano, mentre un’altra osservazione è stata effettuata in Valle Aurina. Oggi gli studiosi ritengono che la specie stia risalendo progressivamente la valle dell’Adige e i principali fondovalle alpini. Le osservazioni raccolte sulla piattaforma di citizen science iNaturalist (14 nell’area urbana di Bolzano) mostrano, secondo Hilpold, che non ci troviamo soltanto davanti a una maggiore attenzione da parte dei cittadini o a un effetto prodotto dalla diffusione dei social network. «Nel caso di Hierodula transcaucasical’aumento è reale. Le numerose osservazioni raccolte su iNaturalist mostrano chiaramente una rapida espansione della specie negli ultimi anni». Le piattaforme digitali hanno certamente aumentato il numero delle segnalazioni, ma rendono anche più facile ricostruire la velocità e le direzioni della diffusione.
Il confronto con la mantide religiosa europea aiuta a comprendere meglio la novità del fenomeno. La Mantis religiosa è infatti una specie autoctona presente da molto tempo in Alto Adige. Oggi è ampiamente diffusa nelle vallate più calde della provincia, dalla Bassa Atesina fino all’Alta Val Venosta e alla bassa Val Passiria, e vive soprattutto in ambienti caldi e asciutti come margini dei vigneti, prati aridi e scarpate. Nell’ambito del Monitoraggio della Biodiversità Alto Adige, Eurac Research l’ha osservata in oltre venti siti di campionamento. Esistono inoltre segnalazioni della mantide religiosa risalenti a prima del 1920 nelle zone di Merano, Bolzano e Bressanone, a conferma di una presenza storica già allora probabilmente piuttosto comune. Non è però possibile stabilire se la popolazione provinciale stia aumentando o diminuendo. Il Monitoraggio della Biodiversità Alto Adige è cominciato nel 2019 e i ricercatori stanno lavorando alla prima ripetizione dei rilievi, ma per individuare eventuali tendenze serviranno più cicli di monitoraggio. Finora, precisa Hilpold, “non sono comunque emersi segnali evidenti di variazioni nella popolazione autoctona”.
Le grandi mantidi asiatiche vengono definite specie aliene potenzialmente invasive. Non significa che abbiano già dimostrato di alterare gli ecosistemi, ma possiedono caratteristiche che potrebbero favorire una rapida diffusione. Le femmine possono raggiungere gli 8-9 centimetri di lunghezza, risultando sensibilmente più grandi della mantide religiosa europea. Producono inoltre ooteche particolarmente ricche, con una media di oltre 200 piccoli, circa il doppio rispetto alla nostra mantide autoctona, e sembrano adattarsi molto bene agli ambienti urbani come giardini, parchi, balconi e facciate degli edifici. Le ricerche stanno cercando di capire se, nel lungo periodo, possano entrare in competizione con la mantide religiosa (Mantis religiosa) per habitat e risorse alimentari oppure esercitare una maggiore pressione su altre specie di insetti. Al momento, però, non esistono prove di un declino delle specie autoctone causato dalla Hierodula. Proprio per questo il monitoraggio è considerato fondamentale.
Il cambiamento climatico potrebbe avere un ruolo importante nella sua espansione. Nel suo areale originario la mantide asiatica vive in zone caratterizzate da estati molto calde, ma anche da inverni che possono essere piuttosto rigidi. L’aumento delle temperature rende disponibili anche in Alto Adige più habitat caldi e asciutti adatti alla sua sopravvivenza. Le città, inoltre, funzionano come vere e proprie isole di calore, con temperature mediamente superiori rispetto alle aree circostanti, e possono quindi offrire condizioni particolarmente favorevoli. Accanto al clima agisce la globalizzazione. Il trasporto di merci su camion e treni, il commercio di piante ornamentali e il vivaismo possono favorire l’arrivo involontario di esemplari e soprattutto di ooteche. Le infrastrutture create dall’uomo diventano così vettori lungo i quali numerose specie non autoctone riescono prima ad arrivare e poi a espandersi in nuovi territori. La presenza della mantide asiatica non deve però essere interpretata come una prova del buono stato di salute della biodiversità urbana. «Essendo una specie aliena invasiva, la sua presenza non indica necessariamente un elevato livello di biodiversità o una buona qualità dell’ecosistema urbano – chiarisce Hilpold –. Può semmai essere considerata un indicatore degli effetti del cambiamento climatico e della globalizzazione». Per misurare la qualità ecologica delle città sono molto più adatti gruppi come le farfalle diurne, le api selvatiche e gli uccelli, maggiormente sensibili alla qualità degli habitat e alla disponibilità di risorse.
Il quadro altoatesino non riguarda peraltro soltanto due mantidi. Negli ultimi anni è stata osservata anche una terza specie, Ameles spallanzania, originaria dell’area mediterranea e rinvenuta finora esclusivamente in aree ferroviarie e urbane. In Europa sono presenti altre specie di mantidi in fase di espansione, ma al momento quelle documentate in Alto Adige sono tre: la mantide religiosa autoctona, la grande mantide asiatica e Ameles spallanzania chiamata volgarmente mantide nana.
Un aspetto importante da chiarire riguarda la sicurezza. La grande mantide asiatica non è pericolosa per le persone. Non è velenosa, non punge, non trasmette malattie e non ha alcun interesse ad attaccare l’uomo. Come tutte le mantidi, se viene afferrata può cercare di difendersi con le zampe anteriori o, raramente, mordere, provocando al massimo una lieve lesione superficiale. L’indicazione degli esperti è semplice: osservarla, fotografarla e lasciarla tranquilla, senza cercare di catturarla o ucciderla. È normale trovare due esemplari vicini come in via Torino? Le mantidi sono animali solitari e non vivono in coppia. Tuttavia, in questo periodo dell’anno, possono ritrovarsi nello stesso luogo per motivi diversi. Potrebbe trattarsi del periodo riproduttivo, durante il quale maschi e femmine si cercano per l’accoppiamento. Oppure entrambe potrebbero essere state attirate dalla stessa fonte luminosa, ricca di insetti da cacciare. Un’altra possibilità è che nelle vicinanze sia presente un’ooteca dalla quale sono nate diverse giovani mantidi.
Proprio perché le informazioni disponibili sono ancora limitate, il Museo di Scienze Naturali lancia un appello alla cittadinanza. «È molto importante la collaborazione attiva dei cittadini. Se qualcuno incontra questi esemplari chiediamo di segnalarceli, possibilmente corredando la segnalazione con fotografie il più possibile nitide. L’ideale sarebbe uno scatto laterale e uno dall’alto». Le fotografie permettono infatti agli specialisti di distinguere le grandi mantidi asiatiche dalla mantide religiosa europea e da altre specie del genere Hierodula ormai presenti anche in Italia. Kranebitter precisa infatti che, oltre alla Hierodula tenuidentata, nel nostro Paese è ormai presente anche Hierodula patellifera, molto simile dal punto di vista morfologico. «Le mantidi giganti asiatiche sono ormai presenti stabilmente in numerose aree d’Europa e la loro espansione interessa anche l’Italia. Le specie Hierodula tenuidentata e Hierodula patellifera sono state ufficialmente riconosciute come specie aliene invasive da uno studio pubblicato sul Journal of Orthoptera Research e coordinato da Roberto Battiston del Museo di Archeologia e Scienze Naturali “G. Zannato” di Vicenza».
Chi dovesse osservare una mantide che appare particolarmente grande o diversa dalla comune mantide religiosa può contribuire al monitoraggio. Il consiglio è quello di fotografarla senza disturbarla, annotare luogo e data dell’avvistamento e inviare il materiale alla zoologa Petra Kranebitter all’indirizzo petra.kranebitter@naturmuseum.it. Le immagini più utili sono quelle realizzate dall’alto e di profilo, possibilmente ben illuminate. Ogni segnalazione è utile.
Il tema della diffusione delle nuove specie sarà al centro anche di un importante appuntamento scientifico ospitato a Bolzano. Il 26 e 27 settembre 2026 si terrà presso Eurac Research il primo Congresso Italiano di Ortotterologia, promosso dal Gruppo di Ricerca Insetti Ortotteroidei della World Biodiversity Association. Il congresso riunirà ricercatori, professionisti, studenti e naturalisti impegnati nello studio di ortotteri e altri insetti ortotteroidei, comprese le mantidi. Tra i temi affrontati figurano biodiversità, sistematica, ecologia, conservazione, monitoraggio e diffusione delle specie aliene. Sabato 26 settembre sono previsti interventi scientifici e una sessione di poster, mentre domenica 27 si svolgerà un’escursione entomologica nei dintorni di Bolzano, dedicata al campionamento e all’osservazione della fauna locale.
✍️ Alan Conti

