Maiali tenuti nel fango e negli escrementi, la denuncia a Coredo: “Non si reggono in piedi”

di Alan Conti

É accettabile tenere un maiale costantemente immerso nel fango (e nei suoi escrementi) senza offrirgli un riparo e una condizione di vita accettabile? Non intervenire quando si trascina sfinito per i dolori dell’artrosi senza nemmeno essere in grado di camminare autonomamente? Che sia accettabile è una risposta che attiene alla sensibilità umana ma, quel che è certo, è che a Coredo in Trentino non è stato sufficiente segnalarlo al sindaco, alla polizia municipale, al servizio veterinario, ai carabinieri e all’azienda sanitaria per aiutare questi animali. La terribile situazione segnalata dalle associazioni animaliste riguarda tre suini custoditi in un recinto limitrofo ad una stradina in un bosco. Le prime segnalazioni delle condizioni critiche risalgono al 22 settembre: siamo al 19 novembre e nulla è cambiato. Tra poco arriveranno le gelate e renderanno tutto ancora più drammaticamente immobile. Che siano maiali con un destino da macellazione non sappiamo ma non cambierebbe una virgola sul diritto che hanno a vivere in modo dignitoso e rispettoso.

Riavvolgiamo, dunque, il nastro al 22 settembre quando l’associazione Oipa scrive al sindaco di Predaia Giuliana Cova, al comando di polizia intercomunale Anaunia e all’Azienda Sanitaria Veterinaria Provinciale di Trento. “Il recinto dove sono custoditi i tre suini – scrive – è inadeguato con condizioni igienico sanitarie che non rispettano le norme. Gli animali rimangono sempre immersi nel fango profondo senza mai alcuna pulizia. La legge prevede che possano godere di uno spazio all’asciutto, chiuso su tutti i lati e abbastanza capiente per tutti gli animali. Questa struttura non è presente e non vi è riparo per i tre suini. Segnaliamo anche la frequente mancanza di acqua e cibo. Ricordiamo che il decreto legislativo del 26 marzo 2001 si applica a qualsiasi animale, anche quelli destinati al macello. Non solo, il codice penale all’articolo 544ter prevede la reclusione da tre a diciotto mesi e multe da 5.000 a 30.000 euro per chi risulta colpevole di maltrattamento”.

La situazione non trova risoluzione così il primo ottobre è l’associazione Etica Animalista Aps a presentare un atto di denuncia alla stazione dei carabinieri di Predaia. “Manca ancora totalmente uno spazio chiuso con abbeveratoi, mangiatoia e protezione dal caldo e dal freddo. Non vi è traccia di paglia nuova. Siamo passati una decina di volte nell’ultimo periodo e abbiamo sempre riscontrato una insufficiente dotazione di acqua e cibo. Ricordiamo che le norme impongono la presenza di un abbeveratoio collegato alla rete idrica per l’azionamento autonomo da parte del maiale o, in alternativa, un ricambio quotidiano. Chiediamo immediata risoluzione”. Nessun cambiamento.

Arriviamo ai giorni nostri con una lettera inviata all’Asl di Cles da una volontaria che sottolinea l’assoluta mancata reazione del servizio veterinario. “I tre maiali sopravvivono in un recinto fradicio tra la melma senza alcun ricovero fatta eccezione per due precarie tettoiette ad onduline che non riparano gli animali né dalla pioggia né dal vento né dal freddo. Uno dei maiali si regge malamente e uno giace immobile. Un altro si trascina sulle ginocchia e con la pancia a terra nel tentativo di arrivare all’abbeveratoio vuoto”.

Oggi è i 19 novembre. Le gelate sono alle porte. Non è cambiato nulla.

Alan Conti

Alan Conti, direttore responsabile Bz News 24. Peregrinando tra redazioni e televisioni. Città e situazioni. Sempre alla ricerca della prossima notizia da raccontarvi.

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