Otto domande per capire l’emergenza zanzara tigre
Chiedere una grande disinfestazione di Bolzano è comprensibile quando diventa difficile trascorrere una serata in giardino o aprire una finestra. Ma non è necessariamente la soluzione più efficace. La lotta alla zanzara tigre è molto più complessa: coinvolge aree pubbliche e proprietà private, prevenzione, controlli, monitoraggio e persino nuove tecnologie come il rilascio di maschi sterili sperimentato quest’anno al cimitero di Oltrisarco. Abbiamo provato allora a mettere in fila otto domande per capire cosa si può realmente fare e dove potrebbe esserci spazio per migliorare.
1. Perché non si può fare una disinfestazione generale contro le zanzare?
Più che impossibile, una disinfestazione adulticida generalizzata è sconsigliata come strumento ordinario. I prodotti nebulizzati contro le zanzare adulte hanno infatti un’efficacia relativamente breve e possono colpire anche organismi che non rappresentano il bersaglio dell’intervento. La Regione Veneto, ad esempio, nelle proprie indicazioni sulle arbovirosi specifica che gli adulticidi hanno un effetto debole e di breve durata e non sono normalmente indicati per la lotta ordinaria. Possono inoltre contribuire alla comparsa di resistenze.
La strategia considerata più efficace è colpire le zanzare prima che diventino adulte, intervenendo sulle larve presenti nei tombini, nelle caditoie e nei piccoli ristagni d’acqua. Una nebulizzazione potrebbe abbattere temporaneamente parte delle zanzare presenti in un quartiere senza eliminare migliaia di nuovi esemplari in sviluppo nei focolai larvali. Dopo poco tempo il problema potrebbe quindi ripresentarsi. C’è poi l’impatto ambientale: un insetticida disperso nell’ambiente non seleziona esclusivamente la zanzara tigre. Per questo gli adulticidi vengono generalmente riservati a condizioni particolari, soprattutto quando alla molestia si accompagna un rischio sanitario.
2. Perché in alcune località di mare o della Pianura Padana il problema sembra meno grave che a Bolzano?
Occorre innanzitutto una precisazione: senza dati omogenei di monitoraggio non possiamo sostenere che queste città abbiano necessariamente meno zanzare di Bolzano. La percezione del cittadino può però essere molto diversa. Il Veneto, per esempio, è tutt’altro che una zona priva di zanzare: proprio per la presenza di West Nile e altre arbovirosi dispone di un sistema di prevenzione molto strutturato.
La strategia comprende interventi dei Comuni e delle aziende sanitarie nei tombini e nei fossati, ordinanze per le aree sensibili e trattamenti larvicidi periodici. In alcune realtà la differenza può quindi derivare dall’intensità e dalla continuità della prevenzione. Contano inoltre conformazione urbana, presenza di verde irrigato, quantità di piccoli ristagni, precipitazioni, temperature e ventilazione. La brezza delle località marine può rendere inoltre molto meno percepibile la presenza delle zanzare negli spazi aperti.
Bolzano presenta condizioni particolarmente favorevoli alla zanzara tigre: estati calde, numerosi cortili e giardini, irrigazione del verde e moltissimi piccoli habitat riparati. E per una specie che tende a muoversi su distanze relativamente limitate basta un cortile trascurato per alimentare la popolazione dell’area circostante.
3. Cosa potrebbe fare di più il Comune?
Il Comune di Bolzano qualcosa sta facendo. I trattamenti antilarvali nelle aree pubbliche sono iniziati a maggio e interessano strade, piazze, parchi, scuole e asili. Quest’anno l’Assessorato all’Ambiente guidato da Marco Caruso ha inoltre richiamato espressamente gli amministratori di condominio agli obblighi previsti dall’ordinanza comunale. Il fatto che il problema rimanga fortemente percepito permette però di domandarsi se intensità, monitoraggio e copertura degli interventi siano sufficienti. Un esempio vicino arriva da Trento: nei mesi di giugno, luglio e agosto i trattamenti larvicidi comunali vengono effettuati con cadenza di tre settimane e il monitoraggio tramite ovitrappole produce dati settimanali.
La città utilizza inoltre trappole per adulti e coinvolge i cittadini attraverso Mosquito Alert. Per Bolzano sarebbe quindi interessante conoscere non soltanto se vengono eseguiti i trattamenti (che certamente vengono eseguiti), ma quanti tombini vengono trattati, con quale frequenza, dove, quanti cicli vengono effettuati ogni stagione e quali risultati produce il monitoraggio. Sulla base dei dati si potrebbe eventualmente aumentare la frequenza nei periodi più critici o concentrare gli interventi nei quartieri con le densità maggiori.
4. Il Comune potrebbe controllare maggiormente i privati?
Sì. E a Bolzano gli obblighi esistono già. L’ordinanza sindacale n. 103764 del 14 aprile 2022 si applica ogni anno dal primo aprile al 31 ottobre e impone misure di prevenzione nelle proprietà private. Proprietari e gestori delle aree a rischio devono effettuare periodicamente i trattamenti antilarvali e documentarne l’esecuzione. Nel giugno 2026 il Comune ha scritto direttamente agli amministratori condominiali e ha annunciato controlli a campione durante l’estate.
Naturalmente non è immaginabile controllare sistematicamente ogni balcone e ogni giardino della città. Ma è possibile costruire un sistema di verifiche mirate: condomìni, cantieri, aree con molti ristagni, segnalazioni dei cittadini e soprattutto zone dove le ovitrappole indicano una presenza particolarmente elevata. Il vero tema diventa quindi capire quanti controlli vengano effettivamente eseguiti.
5. Pubblicare il numero delle ispezioni sarebbe utile?
Molto. Non soltanto per una questione di trasparenza. Ogni anno si potrebbero rendere pubblici alcuni indicatori molto semplici: numero di controlli effettuati, condomìni ispezionati, irregolarità accertate, prescrizioni impartite e sanzioni eventualmente elevate. A questi potrebbero aggiungersi i dati sulla densità della zanzara nei diversi quartieri.
In Emilia-Romagna il sistema regionale utilizza centinaia di ovitrappole e produce persino mappe comunali della densità della zanzara tigre. Le zone oltre determinate soglie possono essere utilizzate dai Comuni per concentrare sopralluoghi, attività porta a porta, informazione e risorse. È un modello interessante anche per Bolzano: non controllare tutti indiscriminatamente, ma utilizzare i dati per capire dove andare a cercare i focolai. Esiste un monitoraggio provinciale ma non è così puntuale e focalizzato sulle singole zone della città. Pubblicare questi numeri avrebbe anche un effetto culturale: dimostrerebbe che l’ordinanza non rappresenta semplicemente un invito alla buona volontà, ma un obbligo concretamente verificato.

6. Il Comune potrebbe distribuire larvicidi alle famiglie?
Sì, e altre città lo fanno già. Padova nel 2026 distribuisce gratuitamente campioni di prodotto larvicida ai cittadini, uno per persona o immobile, attraverso diversi uffici comunali e sedi di quartiere. Il prodotto viene destinato a caditoie, tombini, griglie e pozzetti delle proprietà private e, per quello utilizzato dal Comune veneto, il trattamento indicato viene ripetuto ogni due-tre settimane e dopo piogge intense. Anche Trento ha previsto kit gratuiti di pastiglie antilarvali destinati ai cittadini.
Bolzano potrebbe quindi valutare una distribuzione gratuita o fortemente agevolata, eventualmente attraverso amministratori condominiali, circoscrizioni o punti comunali. L’obiettivo non sarebbe sostituirsi alla responsabilità del privato ma facilitare l’intervento proprio in quelle proprietà nelle quali il Comune non può materialmente effettuare i trattamenti. Perché questo è il nodo della questione: se vengono trattati perfettamente tutti i tombini pubblici ma migliaia di focolai rimangono attivi nei cortili privati, l’efficacia complessiva diminuisce enormemente.
7. Come capiremo se l’esperimento delle zanzare sterili al cimitero sta funzionando?
Il progetto partito il 4 giugno al cimitero di Oltrisarco è probabilmente l’esperimento più interessante realizzato finora a Bolzano. Sono stati inizialmente liberati circa 30.000 maschi sterili, distribuiti in dieci punti del cimitero. I rilasci proseguono settimanalmente fino a settembre. Il cimitero misura circa 13 ettari e il costo indicato dal Comune è di circa 1.000 euro per ettaro, dunque circa 13.000 euro complessivi. La tecnica SIT funziona sterilizzando tramite raggi X i maschi di zanzara tigre. Questi non pungono e, una volta liberati, si accoppiano con le femmine selvatiche: le uova prodotte non danno origine a una nuova generazione.
Per capire se l’esperimento funziona non sarà però sufficiente chiedere ai visitatori del cimitero se abbiano ricevuto meno punture. Sono state installate una decina di ovitrappole proprio per monitorare l’andamento della popolazione. I dati decisivi saranno l’evoluzione del numero delle uova, la loro fertilità e, soprattutto, il confronto dell’andamento della popolazione nel tempo. Il Comune ricorda che esperienze svolte altrove hanno ottenuto riduzioni della presenza della zanzara tigre fino al –70%. Quando arriverà il bilancio dell’esperimento sarebbe quindi opportuno pubblicare la serie completa dei dati, non soltanto una percentuale finale: uova raccolte nelle diverse settimane, capacità di schiusa, andamento della densità e metodologia con cui è stato calcolato il risultato. Solo così si potrà valutare seriamente se abbia senso estendere la SIT ad altri punti della città.
8. Quali buone pratiche potrebbero essere copiate da altre città?
Le idee non mancano. La prima arriva praticamente da casa: Trento effettua nei mesi centrali dell’estate trattamenti larvicidi ogni tre settimane, raccoglie settimanalmente i dati delle ovitrappole, utilizza anche trappole per zanzare adulte, distribuisce kit larvicidi e aderisce a Mosquito Alert, l’app attraverso cui i cittadini possono inviare fotografie, indicare potenziali focolai e segnalare le punture. Da Padova potrebbe essere copiata la distribuzione capillare di larvicidi ai privati attraverso uffici e quartieri. Dall’Emilia-Romagna arriva invece un’altra idea particolarmente interessante: trasformare i risultati delle ovitrappole in mappe pubbliche. Nei dieci capoluoghi monitorati vengono prodotte mappe mensili che evidenziano le zone con maggiore densità, consentendo di indirizzare risorse, sopralluoghi e attività porta a porta dove servono maggiormente. Nel 2026 la rete regionale comprende 755 ovitrappole.
A Parma, per esempio, sono attive 60 ovitrappole estive controllate ogni quindici giorni e nelle scuole sono programmati sette cicli di trattamento delle tombinature. Modena dichiara invece di intervenire su circa 55.000 caditoie e tombini e utilizza 60 ovitrappole per il monitoraggio. Per Bolzano, quindi, la strada potrebbe essere quella di un vero piano misurabile: calendario e numero dei trattamenti pubblici, distribuzione di larvicidi ai cittadini, mappa delle ovitrappole, controlli mirati sui privati, pubblicazione annuale di ispezioni e risultati e, se il test di Oltrisarco dimostrerà di funzionare, progressiva estensione della tecnica dei maschi sterili.
La conclusione può sembrare paradossale. La soluzione al problema delle zanzare non è necessariamente fare una disinfestazione più grande, ma organizzare una prevenzione molto più capillare. E soprattutto misurarne pubblicamente i risultati. Perché se la presenza delle zanzare continua a rappresentare uno dei disagi maggiormente avvertiti dai bolzanini durante l’estate, limitarsi a spiegare cosa non si può fare non basta più: diventa legittimo chiedere cosa si possa fare di più e, soprattutto, verificare numeri alla mano se ciò che già viene fatto stia realmente funzionando.
✍️ Alan Conti

