Zanzara tigre, in dieci anni un’esplosione senza precedenti
La zanzara tigre avanza a ritmo esponenziale in Alto Adige e i dati dell’ultimo decennio parlano chiaro: dal 2013 al 2023 il numero totale di uova raccolte nelle ovitrappole del Laboratorio biologico dell’Agenzia Provinciale per l’Ambiente e la Tutela del Clima è passato da 22.380 a 507.106, con un incremento del 2.165%. Anche il 2024 conferma valori molto alti, con 432.954 uova e una media di 241 per ovitrappola, appena sotto il record dell’anno precedente.
Dal 2013, l’Agenzia conduce monitoraggi tra maggio e ottobre nelle zone urbane delle principali vallate, dove il clima e l’ambiente favoriscono lo sviluppo di questa specie invasiva. La concentrazione maggiore di ovitrappole è in Bassa Atesina, Oltradige e Burgraviato, con controlli anche in Valle Isarco fino a Varna. Il metodo consiste nel posizionare trappole nel verde pubblico, dove le femmine depongono le uova su supporti di masonite poi analizzati in laboratorio.
L’analisi delle ultime stagioni evidenzia un trend preoccupante. Nel 2019 si è registrato un salto netto con una media di 230 uova per ovitrappola e oltre 421 mila uova totali, seguito da un temporaneo calo tra il 2020 e il 2021, per poi risalire vertiginosamente: nel 2023 si è toccato il picco storico sia in media (252 uova) sia nel totale assoluto.
Il 2025 mostra già segnali di un’annata intensa: tra il 25 giugno e il 9 luglio (settimane 27-28) sono state rilevate oltre 250 uova per ovitrappola, superando la media degli ultimi quattro anni (200) nello stesso periodo. Si tratta del punto massimo registrato finora in stagione, con valori che lasciano prevedere un proseguimento su livelli elevati.
Nonostante numeri tanto chiari, le politiche di prevenzione di Comune e Provincia restano ancorate a protocolli standard e campagne informative con brochure e locandine. Strumenti utili per sensibilizzare, ma evidentemente insufficienti per contenere una crescita di questa portata. Servirebbe il coraggio di adottare metodologie più capillari, disinfestazioni di nuova generazione e approcci innovativi già testati altrove. Il sindaco Claudio Corrarati si è detto disponibile a percorrere nuove strade e gli va dato il tempo di valutarle: non troppo, però, perché in diverse zone della città i bolzanini descrivono la situazione come “insopportabile”. Durante gli anni all’opposizione l’attuale assessore Claudio Della Ratta chiese a più riprese un’amministrazione più rigida nel contrasto a questo insetto. Oggi sul tema è più silente ma sicuramente, ora che è dalla parte di chi decide, potrà spingere per un approccio differente.
Tra le possibili strade, la sperimentazione della sterilizzazione degli insetti maschi – portata avanti da un’università svizzera in collaborazione con municipalità come Graz, Bologna e persino Merano – rappresenta una delle opzioni più promettenti, capace (forse) di ridurre drasticamente la popolazione in aree urbane con interventi mirati e ad alto impatto. Il TeamK spiega che “la tecnica dell’insetto sterile (SIT) consiste nel rilasciare nell’ambiente zanzare maschio sterilizzate in laboratorio. Queste, accoppiandosi con le femmine selvatiche, impediscono la riproduzione e riducono progressivamente la popolazione, senza uso di insetticidi e senza danni per l’ambiente, andando a ridurre le colonie di zanzare fino a oltre 60%”.
Se i dati degli ultimi dieci anni hanno una lettura inequivocabile, il rischio è che la zanzara tigre continui a espandersi fino a diventare una presenza strutturale e incontrollabile, con conseguenze sanitarie e di vivibilità sempre più pesanti. L’inerzia non è più un’opzione. Anzi, è un pericolo.
✍️ Alan Conti

