Sembra carne ma è una pianta: il futuro dell’hamburger è vegetale

La nuova generazione di carne e pesce plant-based si fa spazio nei mercati di Stati Uniti e Gran Bretagna. Il prossimo passo potrebbero presto essere le nostre case. La porta di accesso? Le più note catene globali di fast food

Negli ultimi anni si è assistito a un rapido sviluppo di prodotti che imitano la carne, alimenti che vanno oltre i classici hamburger vegetariani. Nuovi ingredienti e metodi di produzione hanno infatti permesso ai produttori di emulare il gusto, la consistenza e persino le modalità di cottura della carne. Le ragioni di chi apprezza questo tipo di prodotti sono le più disparate: dalla voglia di sperimentare, all’attenzione per la salute propria e del pianeta, fino a questioni etiche.

Il nuovo trend però – e questa è la sorpresa – non passa solo per ristoranti gourmet o botteghe bio, ma viene sperimentato su larga scala dalle catene di fast food più importanti al mondo.

COME BURGER KING STA PENSANDO DI ABBANDONARE LA CARNE

Dopo i primi inserimenti di piatti senza carne nel 2020, all’inizio dell’anno Burger King ha sperimentato, nel suo famoso flagship store londinese, un nuovo menu vegetale composto da 15 diverse portate, compresi nuggets ed hamburger. I risultati sono stati ottimi, tanto da stabilire che la ricetta per il futuro di Burger King sarà proprio la massiccia introduzione di prodotti plant-based, che nel 2030 arriveranno a comporre il 50% del menu, stravolgendo le aspettative dei carnivori.

A prescindere dai gusti alimentari dei singoli, è sicuramente apprezzabile la previsione in termini di abbattimento delle emissioni: l’azienda si aspetta il 41% in meno di Co2, tagliando le materie prime di origine animale.

COSA ACCADE CON MCDONALD’S

Ma se il  plant-based Whopper e il Vegan Royale di Burger King mietono successi a destra e a manca, così pare non essere per il McPlant di McDonald’s, che poche settimane fa ha interrotto la sperimentazione dell’hamburger vegetale prodotto in collaborazione con Beyond Meat. Fatturato deludente e poco entusiasmo da parte degli acquirenti hanno segnato la fine dell’avventura.

McPlant

Meno noto, forse, il tema dell’imitazione plant-based dei prodotti ittici. L’industria sta muovendo passi importanti anche in questa direzione, dettati dalla preoccupazione per la perdita di biodiversità nei mari e – forse in misura maggiore – dalla crescente ricerca da parte dei consumatori di modi alternativi di assumere proteine.

Non solo, anche il tema della food security – ovvero di avere abbastanza cibo da offrire ad una popolazione mondiale in continua crescita -spinge nella direzione di trovare alternative alimentari di buona qualità e ad un costo accettabile. Sulla scorta di questi ragionamenti nasce la partnership tra Thai Union e Chicken of the Sea con The ISH Food Company, che prevede di portare sul mercato alternative vegetali dallo stesso gusto dei tradizionali frutti di mare. Il primo prodotto di The ISH Food Company, gli Shrimpish (ovvero gamberetti vegetali) è già disponibile in diversi ristoranti negli Stati Uniti, con il piano di espandere presto l’offerta.

La prossima frontiera? Carne e pesce prodotti in laboratorio, a partire da cellule animali. Alcune aziende, come la tedesca Mosa Meat, sarebbero quasi pronte a lanciare i primi prodotti sul mercato. Le questioni da risolvere e su cui ancora si lavora, sarebbero quelle di riduzione dei costi di produzione e di carattere regolatorio.

Stefania Cosimi

Alan Conti

Alan Conti, direttore responsabile Bz News 24. Peregrinando tra redazioni e televisioni. Città e situazioni. Sempre alla ricerca della prossima notizia da raccontarvi.

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