Tutto così oltre
La tragedia di Crans Montana trafigge.
Le immagini di quei genitori fuori dal centro congressi “Le Regent” con lastre di arcate dentali a tradire una speranza che è dolore sono angoscia.
Tra le tante paure di un genitore per la Notte di Capodanno, onestamente, l’esplosione di un locale é una delle ultime. Dovrebbe esserci chi garantisce sia fantasia da turboapprensione.
Dovrebbe, appunto.
C’é, in tutto questo, un obbligo che ferisce. Non causale ma strutturale alle stelle di San Silvestro: l’obbligo di strafare a Capodanno cui nessuno culturalmente pone un freno.
In questa notte “bisogna esagerare”: nel bere, nel fumare, nel mangiare, nello scopare, nell’ubriacarsi, nel drogarsi, nel festeggiare, nel sparare, nei prezzi, nel vestirsi e nel massimizzare tutto ad ogni costo. Così tutto viene spinto al limite quasi per inerzia (o oltre, lo stabiliranno le indagini in questo caso): dallo show pirotecnico all’imbottire sale di bar, ristoranti, locali e discoteche marginalizzando al massimo.
Questa non è un’invocazione alla sobrietà né la demonizzazione dell’eccesso o di chi guadagna dalle cose fatte a misura. È solo capire che il desiderio di esagerare è umano e (spesso) formativo ma quando si trasforma in obbligo sociale all’esagerazione diventa pericolo.
Il Capodanno ormai ci viene venduto, dalle chiacchiere da bar al marketing, come il big-bang epico dell’andare oltre, specie per i giovani visti come target perfetto.
Sempre di più, sempre più esagerato.
Perché? Perché ci guadagnano in tanti.
A Cras Montana, dentro quel disperato silenzio crepato dall’odore di fumo c’è anche questo. A due passi da uno struscio da shopping e piste da sci imbarazzanti nel loro continuare tra le croci (e anche qui la dignità del limite avrebbe consigliato una chiusura).
Perché tutto così oltre?
Ma anche no.
Ma anche meno.
✍️ Alan Conti

