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Generazionale per ogni generazione

Nessuno #spoiler, promesso.
Insomma, é finita la serie Stranger Things lasciando una scia di malinconia in tanti.
Ma perché così intensa?

A pensarci bene il motivo potrebbe non essere legato ai 42 episodi complessivi o le 59,6 milioni di visualizzazioni nel mondo su #Netflix nei primi cinque giorni del lancio dell’ultima stagione. È una serie che si traveste da fenomeno pop per colpire il lato più esposto: l’emotività.

Stranger Things è una serie generazionale per tutte le generazioni. Qualcosa che, almeno a memoria, non ricordo in nessun altro prodotto cinematografico.

È generazionale per chi é cresciuto negli anni ‘80 perché i protagonisti si muovono in quel periodo sciorinandone tutta la cultura tra musica, vestiti e brand.

È generazionale per i giovani di oggi perché, insomma, il primo episodio é del 2016 e siamo nel 2025. Oltre al fatto che gli #attori sono loro coetanei.

È generazionale per chi é cresciuto negli anni ‘90 perché dentro vive sia il turbamento da #genitori sia la malinconia della vita che sfarina le #amicizie giovanili tra tempo e chilometri.

È generazionale, dunque, per un pubblico che va dai 20 ai 60 anni ergo pienissimo target del cliente Netflix.

É generazionale in modo inter-generazionale che suona quasi come un controsenso.

So che può sembrare letterariamente una bestemmia ma Stranger Things è, di fatto, un romanzo di formazione stratificato per ogni età.

E sui titoli coda si é sentito improvvisamente “diventato grande” anche chi grande lo era già.

✍️ Alan Conti

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