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Incredibile a Bolzano, crolla il Tribunale

Intorno alle 6 del mattino un cedimento strutturale ha causato il collasso di una parte del Palazzo di Giustizia di Bolzano. Secondo le prime informazioni sarebbe crollato circa un quarto della struttura, dopo il cedimento di alcuni solai. Il boato è stato avvertito anche a distanza e una densa nube di polvere ha invaso l’area. Sul posto sono intervenuti il Corpo permanente dei Vigili del Fuoco, il personale sanitario, i carabinieri e numerose autorità istituzionali, tra cui il sindaco Claudio Corrarati, il prefetto Maddalena Travaglini, gli assessori provinciali Christian Bianchi e Marco Galateo e il generale dei Carabinieri Cristian Paolucci.

Il bilancio, fortunatamente, è limitato a una sola persona ferita in modo lieve: un’addetta alle pulizie che si trovava all’interno dell’edificio al momento del crollo ed è stata evacuata insieme agli altri lavoratori presenti. Un elicottero militare “Fiamma 18”, dotato di telecamere termiche, ha sorvolato la struttura mentre i tecnici stanno verificando la stabilità delle parti rimaste in piedi per escludere ulteriori cedimenti.

Tra i primi a intervenire è stato il consigliere di Circoscrizione della Lega Maurizio Puglisi Ghizziche ha espresso sollievo per il fatto che il crollo non abbia provocato vittime, chiedendo però un rapido accertamento delle responsabilità. “Mi aspetto che venga fatta piena luce sulle cause”, scrive. “È vero che erano in corso lavori di manutenzione, ma è altrettanto vero che la manutenzione dell’edificio è una precisa responsabilità della Provincia”. Nel suo intervento il consigliere invita a non arrivare a conclusioni affrettate ma pretende che venga esclusa “qualsiasi responsabilità dovuta a incuria, negligenza o scelte discutibili”. Puglisi Ghizzi aggiunge anche una riflessione sul valore storico del Palazzo di Giustizia, edificio realizzato durante il periodo razionalista degli anni Trenta: “Guai se qualcuno sfruttasse questo crollo come pretesto per chiedere l’ennesima demolizione e cancellare un altro pezzo della storia di Bolzano. La storia non si cancella abbattendo gli edifici che la raccontano”.

Di segno completamente opposto la reazione della lista JWA – Jürgen Wirth Anderlan, che sui social ha pubblicato un’immagine del Tribunale danneggiato accompagnata dalla scritta in tedesco “Faschisten Tempel in Bozen stürzt ein” (“Il tempio fascista di Bolzano crolla”), seguita dalla frase “Ein guter Tag für Südtirol” (“Un buon giorno per il Sudtirolo”). Un post destinato ad alimentare inevitabilmente il dibattito, perché collega direttamente il crollo dell’edificio alla sua origine storica legata all’architettura monumentale del periodo fascista.

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Il crollo assume un peso ancora maggiore considerando che il Palazzo di Giustizia è da tempo interessato da un vasto programma di riqualificazione. Nel giugno 2024 la Provincia aveva annunciato un investimento complessivo di 10 milioni di euro per il recupero dell’edificio. L’assessore provinciale alle Opere pubbliche Christian Bianchi aveva definito gli interventi “urgenti”, spiegando che l’obiettivo era restituire sicurezza e decoro a una struttura il cui stato di conservazione era ormai compromesso. Il programma prevedeva la riapertura dell’ingresso monumentale di corso Italia, la ristrutturazione degli accessi, la climatizzazione delle aule di udienza e, successivamente, una riqualificazione complessiva degli impianti. Dal 2017, in seguito al trasferimento delle competenze dallo Stato, la proprietà del Palazzo di Giustizia è della Provincia autonoma di Bolzano, che è responsabile della manutenzione straordinaria dell’immobile.

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Le cause del cedimento restano ora al centro delle indagini tecniche. Solo gli accertamenti dei prossimi giorni potranno chiarire se il crollo sia riconducibile ai lavori in corso, a criticità strutturali pregresse o ad altri fattori ancora da accertare. Nel frattempo, oltre all’emergenza sul piano della sicurezza, il crollo ha già aperto un acceso confronto politico e culturale sul futuro di uno degli edifici più simbolici della città.

✍️ Alan Conti 

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