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Contributo da 1800 euro per l’alloggio agli stranieri: 18 domande per capire

Milleottocento euro che hanno acceso la polemica politica e aperto, come spesso accade, il girone infernale dei commenti social senza poi  aver approfondito molto. Proviamo a spiegare meglio cosa sta accadendo. 

Che cosa ha deciso la Provincia?

La giunta provinciale ha approvato l’11 settembre 2026 un finanziamento integrativo per i Comuni che partecipano al progetto “Accompagnamento abitativo per famiglie con background migratorio”. La misura serve a trasferire alcune famiglie attualmente ospitate soprattutto negli alberghi di Bolzano in appartamenti distribuiti sul territorio provinciale. Come sempre l’attenzione provinciale per i piccoli comuni in relazione al capoluogo è (eufemismo) particolarmente scrupolosa. La decisione della Giunta provinciale

A quanto ammonta il finanziamento?

La cifra indicata è di 1.800 euro al mese per ciascun alloggio inserito nel progetto. 

Chi riceve materialmente i 1.800 euro?

Il denaro viene versato dalla Provincia al singolo Comune che partecipa al programma e stipula il contratto di locazione. Non viene accreditato alla famiglia ospitata come molti hanno frainteso. Tuttavia, sì, è finalizzato a supportare la soluzione abitativa della famiglia ospitata. 

Si tratta quindi di un bonus mensile di 1.800 euro per ogni famiglia straniera?

No. La famiglia beneficia dell’alloggio e dell’accompagnamento sociale, ma non riceve direttamente i 1.800 euro. Si tratta di un finanziamento pubblico destinato all’amministrazione comunale che gestisce la sistemazione. La famiglia non vede materialmente passare quei soldi sul suo conto ma indubbiamente ne beneficia.

Il proprietario dell’appartamento incassa un affitto di 1.800 euro?

Non necessariamente. L’assessora provinciale Rosmarie Pamer ha spiegato che gli affitti individuati si aggirerebbero mediamente sugli 800-900 euro al mese. I 1.800 euro comprendono anche gli altri costi affrontati dal Comune per realizzare e amministrare il progetto. La spiegazione dell’assessora Pamer

Che cosa copre la differenza rispetto al canone di locazione?

Secondo quanto comunicato, la cifra è forfettaria e serve a compensare i costi generali di attuazione della misura, comprese spese amministrative e di segreteria. Non è stata però pubblicata, nel comunicato provinciale, una ripartizione dettagliata dei 1.800 euro tra affitto, utenze, gestione e accompagnamento. Il che sarebbe abbastanza dirimente per una maggiore chiarezza e trasparente. 

Perché è stata scelta una cifra forfettaria?

I Comuni avrebbero chiesto una procedura semplice, evitando di dover rendicontare separatamente ogni singola voce. La somma fissa dovrebbe quindi ridurre la burocrazia e incentivare le amministrazioni a cercare appartamenti sul mercato privato. Il che non è necessariamente un bene perché, ormai lo sappiamo, certi meccanismi di aiuto di certo non calmierano un mercato immobiliare e degli affitti già alle stelle. 

Le famiglie vengono ospitate gratuitamente?

No. Le famiglie devono contribuire economicamente pagando alle Comunità comprensoriali le tariffe provinciali previste per i servizi ricevuti.

Quanto devono pagare?

La quota dipende dalla situazione economica e può arrivare fino a 168 euro mensili per ciascun componente. La Provincia ha indicato, come esempio, una spesa complessiva compresa tra 120 e 504 euro al mese per una famiglia di tre persone. Quindi non vengono ospitate gratuitamente ma nemmeno sostengono affitti lontanamente comparabili a quelli del mercato libero cui sottosta, per esempio, una larga parte del ceto medio in difficoltà. Le linee guida provinciali del progetto

Quali famiglie possono entrare nel programma?

Il progetto è rivolto alle famiglie con una procedura di asilo conclusa positivamente e un regolare diritto di soggiorno. La definizione generica di “migranti” rischia quindi di essere imprecisa: non si tratta indistintamente di tutti gli stranieri presenti sul territorio. Ovviamente non ci possono accedere gli irregolari. 

Le famiglie devono rispettare degli obblighi?

Sì. Devono firmare un patto di accoglienza che prevede la partecipazione attiva al percorso d’integrazione, il pagamento delle tariffe stabilite e la collaborazione con i servizi sociali. Il progetto interviene in particolare nei campi del lavoro, dell’apprendimento linguistico e della ricerca di una futura autonomia abitativa.

E se violano il patto?

Teoricamente possono perdere il diritto all’inserimento nel progetto, praticamente non è previsto un sistema schematico per cui a tot violazioni corrisponde l’esclusione. Dipende molto dalle singole situazioni e dalle relazioni dei servizi sociali (tradotto tempi potenzialmente lunghissimi per misure drastiche). Non solo, la pena più severa è applicabile solo alle persone adulte: il che, di fatto, rende abbastanza un esercizio più retorico che pratico questo patto. Si tratta quasi sempre di famiglie con bambini. 

Quanto dura l’accoglienza?

La permanenza prevista è di 24 mesi, durante i quali la famiglia viene affiancata da un operatore dei servizi sociali. L’obiettivo dichiarato è accompagnarla progressivamente verso l’autonomia. 

Il contributo di 1.800 euro è già garantito per tutti i 24 mesi?

Le fonti disponibili non permettono di affermarlo con certezza. La durata del percorso familiare è fissata in 24 mesi, mentre l’accordo finanziario approvato dalla Giunta riguarda espressamente il 2026. Per sapere se lo stesso importo verrà confermato anche negli esercizi successivi saranno necessari ulteriori provvedimenti o chiarimenti. Il che crea anche una asincronia tra le decisioni istituzionali: una buona prassi politica dovrebbe appianarla. 

Quante famiglie dovrebbero essere coinvolte?

Il progetto provinciale era stato costruito per 94 famiglie, con l’obiettivo iniziale di distribuirne una in ciascuno dei 94 Comuni interessati e alleggerire la pressione su Bolzano.

Quanti Comuni hanno aderito?

Alla rilevazione dell’8 giugno, 66 Comuni avevano risposto positivamente: 44 dichiaravano di poter mettere a disposizione un alloggio, mentre altri 22 si impegnavano a continuare la ricerca. Ventotto Comuni avevano comunicato di non avere una soluzione disponibile. Il che, a differenza da quanto auspicato e riportato dall’assessora Patrizia Brillo in consiglio comunale qualche tempo fa, non è che sia una straordinaria vittoria per Bolzano. Qualcosa in più rispetto a prima ma gli standard per cambiare davvero il peso dell’accoglienza sul nostro territorio è decisamente lontano. I dati ufficiali sulle adesioni

Perché il progetto nasce soprattutto per alleggerire Bolzano?

Eh sì. Dovrebbe. Nel capoluogo si concentra una parte molto rilevante dell’accoglienza provinciale. Il programma vuole distribuire le famiglie sul territorio, sostituendo gradualmente la permanenza negli alberghi con appartamenti e percorsi d’integrazione seguiti dai servizi sociali. Anche qui a parole la Provincia è sempre molto disponibile verso Bolzano ma nei fatti è anche molto accondiscendente con i piccoli comuni. 

Qual è, in definitiva, la formulazione più corretta?

La sintesi più precisa è questa: la Provincia versa fino a 1.800 euro mensili al Comune per ciascun alloggio gestito nell’ambito del progetto; la famiglia non riceve quella somma e deve comunque partecipare alle spese in proporzione alla propria condizione economica e comunque in condizioni decisamente più favorevoli del mercato libero (ovviamente) ma anche di un ceto medio che è certamente più stritolato da inflazione e carovita. Il tutto all’interno di un meccanismo di contributi che di certo non aiuta a calmierare il mercato immobiliare. 

✍️ Alan Conti 

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