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Eco Center: “Impianto fognario pronto a sopportare nuovi insediamenti”

La necessità di nuovi alloggi nell’area urbana di Bolzano è ormai un dato acquisito. Le stime parlano di un fabbisogno compreso tra i 3.000 e gli 8.000 nuovi appartamenti nei prossimi dieci anni, con alcuni grandi progetti già entrati nel dibattito pubblico, come il futuro quartiere di Ponte Roma nell’area industriale del capoluogo e l’insediamento della Renneria a Pineta di Laives. Ma la città, e soprattutto il suo sistema fognario e di depurazione, è pronta a sostenere un’espansione di questa portata? Secondo Marco Palmitano, direttore generale di Eco Center, il quadro infrastrutturale attuale è solido. «Il collettore principale  di Bolzano non ha grossi problemi ad accettare ulteriori quantità di acque reflue», spiega. La rete, infatti, convoglia già verso Bolzano i reflui di un’area molto ampia che comprende lo Sciliar, Castelrotto, Meltina, parte della valle dell’Adige, la valle d’Isarco fino a Colma e una porzione significativa di San Genesio. Un sistema quindi già dimensionato su bacini estesi e popolazioni numerose.

Marco Palmitano

Per quanto riguarda i nuovi insediamenti residenziali, Palmitano sottolinea come spesso questi vengano realizzati con impianti moderni ed efficienti, talvolta dotati di sistemi alternativi per l’irrigazione di spazi verdi, riducendo l’impatto sugli acquedotti. «Le maggiori criticità si riscontrano di solito nei centri storici, dove esistono ancora reti miste di acque grigie e nere», precisa. Entrando nel merito dei progetti più avanzati, come Ponte Roma, che potrebbe arrivare a circa 1.500 alloggi, e la Renneria di Pineta con circa 800 appartamenti, Eco Center non intravede criticità immediate. «Non ci sarebbero grossi problemi né a Bolzano né a Bronzolo», afferma Palmitano. La parte sud di San Giacomo, infatti, è già collegata al collettore di Bronzolo e il depuratore locale, allo stato attuale, non presenta difficoltà di capacità. Anzi, a volte per alcuni impianti un apporto maggiore porta a performare meglio. A Bolzano, invece, tutto dipende dalle dimensioni reali dell’espansione: «Mille persone in più non incidono su un impianto progettato per 400.000 abitanti equivalenti. È diverso se si parla di numeri molto più alti».

L’impianto di depurazione a Bronzolo

La chiave, secondo il direttore di Eco Center, è la programmazione. «L’importante è che la comunicazione arrivi con almeno tre o quattro anni di anticipo, così da poter adeguare per tempo gli impianti». Un approccio già sperimentato con successo in altri contesti, come a Merano, dove la capacità del pretrattamento industriale è stata aumentata rapidamente da 400.000 a 600.000 abitanti.  Dal punto di vista tecnico, Palmitano chiarisce anche un aspetto spesso poco noto ai cittadini: non è tanto il volume d’acqua a mettere sotto pressione un depuratore grande, quanto il carico organico. «Negli anni la linea acque a Bolzano non è mai stata ampliata, mentre è stata potenziata la linea fanghi. Oggi molte attività produttive scaricano acque meno cariche grazie a sistemi di recupero di parte delle sostanze contenute negli scarichi come, per fare un esempio pratico, nel caso delle latterie che oggi separano i grassi in modo molto più efficiente rispetto ad anni fa».

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Lo stato di salute degli impianti, in generale, viene definito buono. «I depuratori di fondovalle funzionano tutti molto bene», afferma Palmitano. Le principali progettazioni di ampliamento riguardano invece le zone turistiche, come la Val Passiria e la Val Gardena, dove l’aumento di turisti e attività produttive incide sugli abitanti equivalenti complessivi (gli abitanti equivalenti sono quell’unità di misura del carico su un impianto che comprende i residenti, i turisti ma anche le attività produttive e zootecniche).

Guardando al futuro, la vera sfida probabilmente non sarà tanto la crescita urbana quanto l’evoluzione delle normative europee. «Entro il 2045 – spiega Palmitano – l’Unione europea chiederà di analizzare e rimuovere i microinquinanti, come residui di farmaci, anabolizzanti, Pfas, microplastiche e sostanze chimiche presenti nei detergenti». Una trasformazione che richiederà importanti investimenti nei prossimi cinque o sei anni, soprattutto negli impianti più grandi, con l’introduzione di trattamenti quaternari avanzati. Eco Center, intanto, è già in grado di monitorare i metaboliti presenti nelle acque reflue, uno strumento utile non solo per il controllo ambientale ma anche per analisi epidemiologiche, come già avvenuto durante la pandemia da Covid-19. «I nostri impianti riflettono i cambiamenti della società: l’invecchiamento della popolazione, l’aumento del consumo di farmaci, le nuove abitudini quotidiane», conclude Palmitano. Un motivo in più per ribadire che lo sviluppo urbano può essere sostenibile, ma solo se accompagnato da una pianificazione attenta e di lungo periodo, meglio ancora con impianti di ultima generazione attenti al consumo e all’impatto.

✍️ Alan Conti 

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