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Cambi di casacca: cosa può (e non può) fare Bolzano per scoraggiarli

“CAMBI DI CASACCA”: COSA PUÒ (E NON PUÒ) FARE BOLZANO PER SCORAGGIARLI

I “cambi di casacca” continuano a far discutere. Consiglieri eletti in una lista che, anche senza nemmeno una seduta con un partito, decidono di spostarsi in un altro gruppo consiliare o nella #maggioranza. Una mossa legittima dal punto di vista #costituzionale, ma che solleva dubbi etici e politici.

Partiamo dai fondamenti. La #Costituzione italiana, all’articolo 67, è chiara: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». È un principio che si applica anche ai consiglieri comunali, che non possono essere obbligati a restare fedeli a un #partito né a un programma. Hanno il diritto di votare e agire secondo coscienza, anche se questo significa prendere le distanze da chi li ha candidati. È un diritto Costituzionale in tutta #Europa e serve a non trasformare gli eletti in semplici delegati di partito. Lo scotto sarebbe spostare tutto il baricentro di potere nelle segreterie. 

Tuttavia, questo non significa che il #Comune debba restare a guardare. Senza ledere i diritti degli eletti, è possibile introdurre o applicare misure regolamentari più stringenti, pensate per rendere meno vantaggiosi e più trasparenti i #cambi di gruppo consiliare.

Una di queste  è quella di imporre a chi lascia un gruppo l’obbligo di motivare pubblicamente la decisione, con una #dichiarazione ufficiale letta in aula e registrata nei verbali. Non sarebbe sufficiente il classico comunicato stampa. Chi decide di non aderire ad altri gruppi, invece, viene inserito d’ufficio nel gruppo misto, a cui potrebbero essere assegnati minori tempi di intervento in aula, spazi più limitati e un ruolo marginale nella conferenza dei capigruppo.

Altra misura possibile riguarda la #decadenza automatica da eventuali incarichi istituzionali ottenuti come esponente del gruppo di partenza, come ad esempio la presidenza di una commissione. Inoltre, il Comune potrebbe aggiornare in modo trasparente il proprio sito ufficiale con una sezione dedicata ai cambi di gruppo, rendendo pubbliche date, motivazioni e dichiarazioni degli interessati. Uno schema che potrebbe essere a disposizione di stampa e cittadini molto utile anche sotto elezioni. Al momento non ci risulta esistere. 

«Chi si sposta da un gruppo all’altro deve spiegare il perché, davanti a tutta la città. Nessuna porta chiusa, nessun gesto nell’ombra», è il ragionamento che accompagna chi propone un rafforzamento dei #regolamenti comunali per arginare il trasformismo opportunistico.

Naturalmente, nulla può impedire davvero a un consigliere di cambiare idea o collocazione politica. Ma si può fare in modo che questo gesto sia politicamente costoso, venga esposto alla valutazione democratica dei cittadini e non porti con sé vantaggi personali o premi istituzionali.

In un momento storico in cui la fiducia nella politica è fragile, la coerenza può ancora essere un valore. Anche quando non è obbligatoria.

La domanda è se per il consiglio comunale bolzanino e per la sua rafforzata maggioranza  questa sia una priorità. Al di là di esserne oggi il beneficiario e domani, chissà, la vittima. 

Se lo è forse vedremo qualcosa di più stringente. Se non lo è passerà la polemica e nulla di nuovo si introdurrà.

✍️ Alan Conti 

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