Un Fedez fragile
“Forse mento
Quando ti dico
Sto meglio
Dentro i miei occhi
Guerra dei mondi
Tu mi conosci
Meglio di me
Vorrei guarire
Ma non credo
Vedo nero pure il cielo
Vetri rotti schegge negli occhi
Prenditi i sogni
Pure i miei soldi
Basta che resti lontana da me”.
(Fedez, “Battito”)
Parlare di #Fedez è sempre più divisivo: la storia personale dell’artista non fa che attirare l’odio di molti e la misericordia di pochi. Anche in un contesto in cui sarebbe più facile soffermarsi solo sulla #canzone senza farsi condizionare da chi è stata scritta.
Con quanto sto scrivendo non intendo assolverlo, né giustificare ciò che ha fatto alla luce della sua condizione attuale. Ma non posso nascondervi che, girando per le strade di #Sanremo in questo periodo con la consapevolezza che incontrarlo sarà pressochè improbabile, mi si stringe un po’ il cuore.
Se penso a #Fedez mi viene in mente la mia giovinezza, i tempi di Pop-Hoolista in cd ascoltato in macchina, quando più della metà dei testi non riuscivo a comprenderla e mi piaceva solo sentire il modo in cui sapeva rappare. Penso al Magnifico, L’Amore Eternit e Sirene intervallate da quella #realtà cruda messa in musica che emergeva da brani come Signorsì e Sembra semplice.
Cigno nero capace di toccarmi il cuore e di farmi vivere sulla pelle la storia di un grande #amore ormai in frantumi. Tutto questo mentre cresco e certe cose non riesco nemmeno ad immaginarmele.
Di Fedez ho sempre apprezzato la scelta delle parole, le frasi brevi ma ben pensate, la capacità di non perdersi in grandi discorsi per girare intorno alla questione: mi piace pensare che questo fosse, e continui ad essere forse, il suo modo di esprimere come si sente. Pulito e #sincero, come alcuni sanno essere con loro stessi su come si sento realmente.
La sua proposta per il Festival di Sanremo è il connubio perfetto di tutti gli aspetti che ammiro e rispetto di questo artista. Le #strofe rappate come quelle di una volta mescolate a quelle cantate, la sua #voce che sa cambiare forma al bisogno. Ma soprattutto un testo ricco della persona che è Fedez, di quella interiorità alla quale non abbiamo accesso che con gli anni ho imparato ad osservare attraverso i suoi testi. Quella depurata dai pettegolezzi e dalle dicerie.
Mostrare il proprio lato #fragile, raccontando qualcosa di così profondo come lo stato di #depressione in cui si versa, in una canzone destinata a finire sul palco dell’Ariston e sotto l’attenzione di quasi 13 milioni di italiani non è cosa di poco conto. Ringrazierò sempre gli artisti e coloro che decideranno di portare all’attenzione dell’opinione pubblica questioni e vissuti che hanno a che fare con la propria salute mentale, riconoscendone lo sforzo e la cura con la quale queste persone devono essere trattate.
Se ci aggiungiamo che tra quei 13 milioni c’è chi di Fedez ha l’opinione che ha (creatasi sulla base dei suoi comportamenti ed azioni, delle quali gli si riconosce la responsabilità), il tutto diventa molto più complicato da esprimere.
Di un Fedez che canta a Sanremo della sua sofferenza, con le mani che tremano e l’impressione che molte persone che ha davanti a sé non lo apprezzino, io non riesco a pensare male. Abbiamo un bisogno disperato di sentir parlare di questi argomenti, come abbiamo ancora di più un bisogno disperato di far passare il messaggio che anche gli uomini siano fragili.
In un contesto in cui è facile cadere nel cliché della canzone perfetta realizzata ad hoc per concorrere al #Festival, è importante riconoscere chi rimane se stesso e non si snatura. E tra tutte le accuse che si possono muovere a Fedez (che riconosco essere tante) che dietro ad ogni suo cambiamento artistico non ci sia una scelta coerente col suo percorso di vita non lo si può proprio dire.
Comunque vada, io lo ringrazio di cuore. Per avermi restituito un pezzo di adolescenza e per averlo fatto con una canzone importante, proprio come faceva il Fedez di tanti anni fa.
Per averlo fatto esponendosi, mettendosi a #nudo senza avere la certezza che sarebbe stato protetto per questo ma con la consapevolezza di aiutare qualcuno raccontando le sue esperienze di vita. Anche solo se stesso.
✍️ Benedetta Conti

