Che differenza c’è tra brioche e croissant?
Brioche e croissant. In Italia cambia poco (purchè se magna…) eppure basta sconfinare un poco verso i cugini transalpini per fare i conti con una perizia più sottile (figlia di una certa predisposizione lessicale anche). Così quelli che noi usiamo come sinonimi sono in realtà dolci diversi. È come se chiamassimo indifferentemente il tiramisù e la crema catalana con due termini uguali. Di fatto un appiattimento lessicale connaturato alla diffusione di massa.
UOVA, ZUCCHERO E BURRO: LA DIFFERENZA NON È COSÌ SOTTILE
Le responsabili più evidenti di questa differenza sono le uova: la brioche ne ha nell’impasto, il croissant nemmeno un po’ (fatta salva l’eventuale spennellata per lucidare la superficie). Il che cambia, come vedremo, leggermente anche il campo di applicabilità. Non solo, la ricetta originale della brioche viene completata da molto burro, farina, zucchero, uova, lievito, acqua e strutto mentre lo zucchero e il burro nel croissant sono molto limitati. Questo, assieme all’assenza delle uova, rende il secondo molto più utilizzabile per essere accostato a salumi e formaggi. Il croissant, inoltre, è più leggero e sfogliato. Il pan au chocolat (che in Italia chiamiamo spesso saccottino mutuandolo dal nome del prodotto della Barilla con il brand Mulino Bianco) è un parente strettissimo.

LA VERA BRIOCHE
I tratti distintivi della brioche, inoltre, sono la forma solitamente tondeggiante con un pallino di pasta in cima. È molto simile al pane come aspetto nella sua ricetta originale (il che rende comprensibile la celebre frase attribuita a Maria Antonietta sullo sfamare il popolo con le brioche, peraltro mai pronunciata). Se vogliamo in Italia spesso usiamo il termine panbrioche per indicare quella che, in realtà, è proprio la brioche.

IL CROISSANT NON È…FRANCESE
Persino la parentela è differente perché il croissant, a dispetto del nome (ma vale anche per l’italico cornetto) non è affatto originario della Francia ma è una semplice rivisitazione del kipfel austro-ungarico ideato dai panettieri per festeggiare la fine dell’invasione ottomana del 1863 (sì, è per quello che è a forma di mezzaluna). Vienna e i suoi tentacolari rapporti commerciali la portarono ovunque e Parigi precisamente nel 1838 con l’apertura della Boulangerie Viennoise (un colpo al cuore dello sciovinismo). Anche a dispetto delle brioche.

