Honi Kopi, l’album inciso sulle musicassette: “Basta ossessione per la perfezione”
Un tuffo nel passato, un viaggio per ascoltare 12’ 39” di musica, questo è Honi Kop che ci propone Matteo Cagol, ragazzo bolzanino che sta concludendo il percorso di studi in Scienze della Formazione e che ha voluto mettere le sue canzoni su vecchie cassette
di Stefano Rossi
“Ho tante passioni e una di queste è la musica, oltre allo sport e al costruire, qualsiasi cosa essa sia. Nella musica ho trovato anche una modalità di costruzione e di mettere insieme due percorsi paralleli che si intersecano, quello di amore per le parole, per la musica, per la musica cantautoriale, ma soprattutto per la poesia e il comunicare attraverso la lingua italiana. Questo primo percorso nasce alle superiori quando ci siamo trovati con un gruppo di amici a scrivere, a riflettere, a fare le prime canzoni, a raccontare cose di noi, ed è rimasto quasi sempre un gioco. A questo si affianca un altro percorso: la riscoperta di un mangiacassette che ho ritrovato a casa di mia nonna, con il quale mi sono divertito ad ascoltare cassette e mi ha affascinato sempre di più il suono. Da lì nasce una riflessione che verte un po’ sulla qualità, su come le cassette di tanti anni fa, registrate anche in maniera molto più approssimativa rispetto alle tecnologie del giorno d’oggi, potessero comunque arrivare a toccare corde così profonde della nostra anima e a far emozionare in maniera così profonda. Quindi in tre serate mi sono messo a registrare queste canzoni, alcune hanno 6-7 anni mentre altre sono più recenti, con un occhio al minimal, a un concetto di trasmissione minimale del messaggio, forse per renderlo più leggero, più capace di correre e arrivare lontano”
Le cassette si chiamano Honi Kop. Cosa significa?
“Honi vuol dire “io ho”, “ich habe” e kop invece “gemacht”. Quindi dal dialetto tedesco vuol dire “ho avuto”. Questo mio “ho avuto” è simbolico rispetto a tutte le cose che ci sono state e magari non ci sono più o magari ci saranno e poi di nuovo non ci saranno più. Comunque sia nel loro esserci state e nel mio averle avute hanno lasciato un segno. Quindi la mia musica è segni di quello che ho avuto”
Cosa intende con low tech music?
“Conio “low tech music” ispirandomi agli attacchi da alpinismo che negli anni ‘80, cercando il minimal, l’essenziale, resero lo sci più leggero e portarono a una rivoluzione nell’ascesa perché tutto era più facile. Quindi anch’io dico low tech music, per intendere musica più semplice, registrata facilmente e con delle imperfezioni che rendono il tutto più vicino. Da subito mi sono reso conto di come riuscissi a ottenere quell’intento di intimità, di ascolto da vicino, essenziale, sincero, con errori e imperfezioni. In una canzone c’è nascosto il muoversi del collare del mio cane, così si sente un rumore di medaglietta e questo mi è piaciuto tantissimo. È in una di queste canzoni, tra l’altro sfido chiunque a trovarlo. Abbassare il parametro di qualità significa non curarsi dell’apparire ma curarsi dell’essere”
Perché la scelta della cassetta (peraltro non sei nuovo a scelte originali)? È una sorta di ritorno al passato? In questo periodo il “vecchio” sta tornando particolarmente di moda, veda i vinili, il vintage, le tute dei calciatori anni ’90…
“Perché c’è un qualcosa di difficile, ovvero il condividere queste canzoni con gli altri. Così decido di archiviarle su cassetta, di “nasconderle” in questa cassetta. Faccio quattro cassette e l’idea è un po’ quella di dire: “Se qualcuno vuole davvero venire ad ascoltare questa musica, può fare questo percorso di prendere la cassetta e iniziare il suo viaggio”. Ho proposto a un mio amico di ascoltare le canzoni e mi ha risposto: “Ma io non ho un registratore, non saprei nemmeno dove ascoltare una cassetta”. Nasce una nuova riflessione perché viviamo in un tempo in cui è tutto high-tech, quindi altamente funzionale ed efficace nel suono ma anche tutto altamente fruibile. Con facilità uno può cercare su Internet e ha tutto, mentre magari una volta un ascolto portava con sé un vero desiderio di ascoltare e quindi magari un percorso alla ricerca di un riproduttore di cassette o di vinili o di queste cose qui. La cassetta oggi rappresenta la modalità più difficile sul quale riascoltare la musica e quindi mi è piaciuto molto pensare a questa cosa: “Sono 12’ 39” che possono anche diventare 12’ e 39” difficili da ascoltare. Quindi portano a un viaggio alla ricerca di un mangiacassette, di una persona che ne è in possesso, portano a un incontro, a un viaggio fisico alla ricerca di un mercatino, di un luogo, di una persona che ci possa aiutare nella nostra missione”
IL “VECCHIO” CHE TORNA DI MODA CON HONI KOPI
Il vecchio che torna di moda invece è un interessantissimo aspetto da considerare perché vuol dire avere memoria, vuol dire rivalutare un qualcosa che c’è stato, riscoprirlo o, per coloro che non hanno vissuto quell’epoca, scoprirlo. Con dei vecchi vinili o cassette, riscopriamo la musica di un altro tempo e con la musica di quel tempo riscopriamo il tempo stesso, le persone, i problemi. Ascoltare un vinile degli anni 70-80, ci fa scoprire delle tematiche che per noi sono sconosciute ma ci permettono di approfondire quello che era il vivere di quel tempo, penso che sia bellissimo. Se continuiamo a riscoprire il passato, facciamo un grandissimo esercizio di memoria, importantissima per non ricadere negli stessi errori o per imparare qualcosa da chi ha già vissuto un’epoca e per trovare risposte nelle questioni del presente dal passato”.
Siamo una società che tende alla perfezione, lei invece esalta e valorizza errori e imperfezione…
“Nella musica uno tenderebbe a scrivere solo cose felici o a esaltare solo le positività, penso che sia giusto scrivere anche delle difficoltà per comprendere meglio la vita o lo scorrere del tempo, il superamento delle prove attraverso gli errori”
Si ricerca la perfezione anche nella musica, nascondendo gli errori. Cosa ne pensa di questa musica così perfetta?
“La musica troppo attenta alla perfezione, crea un’idea di non reale, di non tangibile, di non quotidiano, di non vicino a noi. L’altra, facile nell’esecuzione e con degli errori, dà un’idea di reale, di inclusione e vicinanza”
Queste cassette a quante persone pensa che possano arrivare? Oltre alle cassette dove si può sentire Honi Kop?
“Le cassette sono a casa mia, un mio amico ne ha già una. Descrivo il tutto un po’ come un viaggio, prendere questa cassetta e mettersela in tasca, alla ricerca di un ascolto. Ce ne sono altre tre, basta chiedermele, offro uno strumento per partire verso un’esplorazione, per mettersi in cammino alla ricerca di un ascolto. Può risultare molto più interessante la camminata, il viaggio in macchina, in motorino, in bicicletta rispetto ai 12 minuti di musica. Un viaggio per recarsi in un mercatino dell’usato o magari per andare a trovare la nonna che ha quel registratore in camera e che non lo usa da un po’. Per farsi spiegare come si mette dentro il nastro, come lo si fa partire, come lo si riavvolge e bersi con lei una cioccolata calda mentre ascoltiamo quei 12 minuti. Questo secondo me è il viaggio ed è un’esperienza, un esercizio per chi vuole farlo. Per chi vuole ascoltarmi “senza guardare dal finestrino” mi può trovare su Spotify, Amazon, YouTube, ITunes, Instagram e tutte queste piattaforme digitali. Da una parte c’è la cassetta, dall’altra penso che sia bello poter mettere a disposizione di tante persone delle riflessioni, dei sentimenti in parole e delle storie in musica. Mi piace tantissimo questa misura democratica entro il quale non sia più necessaria un’etichetta discografica, non sia più necessario l’affitto di una sala di registrazione ma uno dalla propria cameretta può potenzialmente arrivare al mondo intero con la propria musica”

