Caso Salvadori, ANPI pronta all’esposto
L’ANPI Alto Adige annuncia l’intenzione di presentare entro l’inizio della prossima settimana un #esposto alla magistratura sul cosiddetto “Caso #Salvadori”, dopo il controverso post in cui il consigliere comunale di Fratelli d’Italia ha citato Joseph Goebbels, braccio destro di Hitler, per criticare l’esposizione delle bandiere arcobaleno.
Secondo l’associazione partigiana, le scuse mai realmente pronunciate e le reazioni politiche ritenute “di facciata”, anche laddove siano state accompagnate dalle #dimissioni di Salvadori dalle cariche istituzionali, non sarebbero sufficienti a rendere conto della gravità del gesto. “Si rischia di far passare tutto come una semplice intemperanza personale o un errore di opportunità – scrive l’ANPI – quando invece è in gioco il significato stesso delle parole usate dal consigliere”.
Nel mirino c’è l’accostamento tra i simboli LGBTQIA+ e la propaganda nazista, un parallelo giudicato “gravissimo” e “esplicitamente volto a criminalizzare la comunità arcobaleno”. Secondo ANPI, si tratta di una “inversione orwelliana” che tende a trasformare le vittime delle discriminazioni nei nuovi carnefici, come accade già, aggiungono, “in vari Paesi europei dove la #destra radicale ha imposto leggi persecutorie”.
L’esposto, anche qualora non producesse un esito giudiziario rilevante, punta ad alzare il livello di attenzione pubblica su comportamenti e posizioni che sarebbero “incompatibili con i principi costituzionali, in particolare con l’articolo 3 della Carta”.
L’ANPI sottolinea che si è ormai ampiamente superato il confine della libera #opinione politica, sfociando – a suo giudizio – in #reati punibili dalla legge Mancino e dall’articolo 604 bis del Codice Penale, che sanzionano i comportamenti discriminatori e l’istigazione all’odio.
A sostegno della sua posizione, l’associazione richiama anche la Risoluzione del Parlamento europeo del 18 gennaio 2006, che definisce l’omofobia come un fenomeno che si manifesta “con discorsi d’odio, #discriminazioni, violenza verbale, psicologica e fisica, persecuzioni e persino omicidi”, spesso giustificati impropriamente con “motivi di ordine pubblico, libertà religiosa e diritto all’obiezione di coscienza”.
“L’omobilesbotransfobia non è un’opinione, è un reato”, conclude ANPI.

