Boschi, rinascono le prime foglie dopo gli incendi a Bolzano
Il (presunto) piromane delle pendici di Sant’Osvaldo e Guncina è stato arrestato e, lentamente, anche la natura inizia a riprendersi i suoi spazi nei boschi sui pendii che guardano la conca bolzanina. Almeno in parte. I segnali di risveglio vengono monitorati con sopralluoghi costanti del distretto forestale Bolzano I diretto da Rainer Ploner. E’ lui che, in un’intervista per l’Ansa ripresa oggi dai quotidiani, saluta qualche piccola foglia verde come una grande speranza per il futuro mentre continua a preoccuparsi per la zona del bosco di Monticolo. Area che, va detto, difficilmente si riprenderà dai danni causati dai roghi. E’ il danno immutabile di un gesto sconsiderato che comporterà strascichi sull’ecosistema per molti anni ancora.
LA CAPACITA’ DI RIGENERARSI
“Il bosco in questo periodo pre-autunnale è ancora abbastanza verde – spiega Ploner – ma nelle zone carbonizzate dominano chiaramente il marrone e il nero. Si notano, tuttavia, alcune nuove foglie. Dopo poche settimane stiamo assistendo alla capacità di rigenerarsi delle piante sia sulle chiome sia sulle ceppaie dove troviamo dei nuovi polloni”. Sembra, dunque, che gli alberi riusciranno a superare questo momento. “I segnali che ci arrivano dalle latifoglie sono questi mentre a Monticolo, dove abbiamo le conifere, si registrano difficoltà enormi. Anzi, possiamo tristemente dire che sono morte”.
LE RADICI CHE FANNO LA DIFFERENZA
Inutile ribadire come gli incendi abbiano sempre un impatto devastante per i boschi. “Sono un danno enorme con le piante che soffrono anche se poi ce la fanno. Molte muoiono e altre sono irrimediabilmente condizionate per tutta la vita. Senza contare come il sottobosco venga totalmente privato dell’erba con un’erosione evidente. Ci vuole più tempo per riuscire ad avere un terreno nuovamente consono a questo ambiente”. Quello che affascina, però, è la capacità della natura di non fermarsi. “Sa adattarsi anche al fuoco – conclude Ploner – e addirittura esistono delle piante che hanno bisogno del fuoco per riprodursi in modo corretto. Al Guncina e Sant’Osvaldo, invece, abbiamo la fortuna che le radici degli alberi siano in larga parte più ampie delle chiome. Il fuoco è penetrato solo per 3-4 centimetri a terra quindi sono riuscite a salvarsi. E’ questo il principale motivo scientifico di questa rinascita. Non è stato necessario ripartire da zero come capita in altre aree colpite da vasti incendi in Alto Adige e in Italia. In questo siamo stati fortunati”.

