A dispetto dei Santi
Chissà se i Santi hanno compilato la dichiarazione etnica. No perché in Alto Adige stiamo assistendo ad uno stucchevole teatrino politico attorno alle Festività. Ognuno ha la sua preferenza e si infastidisce se si festeggia maggiormente un’aureola rispetto all’altra. Poi, certo, nessuno ammette che si stia costruendo una sottile e ridicola dicotomia etnica tra San Francesco e Josefitag ma tant’è.
La reintroduzione del 4 ottobre (San Francesco) come Festa Nazionale ha fatto prima trasalire l’Hds Unione Commercio e oggi addirittura “indignare” la consigliera provinciale Myriam Atz Tammerle di Südtiroler Freiheit. L’associazione di categoria prefigura un danno economico importante per la chiusura (ma poi è nell’Alleanza della Diocesi per le domeniche con i negozi chiusi) e la seconda si sente colpita nell’animo perché la sua proposta di rendere festivo il 19 marzo (San Giuseppe) era stata respinta.
Atz Tammerle preferisce marzo a ottobre? Sarebbe capibile ma no. Il “problema” è che Josefitag è una tradizione tirolese e, sottinteso, San Francesco meno. Che poi il 19 marzo è la Festa del Papà anche in Italia, Spagna, Portogallo, Andorra, Honduras e Bolivia. Quindi, semmai, è una festa anche (e tutto sommato in minima parte) tirolese. Peraltro, come arcinoto, Giuseppe era di Nazaret: oggi diremo israeliano e comunque, con buona sicurezza, nella narrazione della sua vita non vi è nulla di solo e strettamente tirolese. Farne una sorta di Andreas Hofer biblico lascia il tempo che trova.
In ogni caso Atz Tammerle ha pronta una mozione per spingere il consiglio provinciale in due direzioni: o verso l’autonomia del Santo (sostituire la Festa di San Francesco con quella di San Giuseppe) oppure per la Comunione dei Santi (fissare entrambi come festivi). San Francesco da solo, però, no: non piace. Sarà che in giovinezza rinunciò agli agi della ricchezza per abbracciare la povertà radicale. Non possiamo stupirci se certa politica non si sente di festeggiarlo troppo…..
✍️ Alan Conti

