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Due Estati, l’ombra di uno stupro dopo 30 anni

La stessa vacanza fatta con gli amici adolescenti ripetuta 30 anni dopo alla soglia dei 50 anni. Per voi come sarebbe? Netflix trasforma questa ipotesi in una miniserie belga intitolata “Due Estati”. Certo, qui la situazione è drammaticamente complicata dal video di uno stupro di gruppo avvenuto proprio durante quella vacanza da ragazzini. Uno di loro, nel frattempo, è diventato ministro.

I protagonisti di Due Estati “cresciuti”

AMORI, INTRECCI E TENSIONI

E’ da questo scenario che si dipana un intreccio molto complesso e capace di tenere collegato lo spettatore al patto narrativo. Il tutto con una fotografia a metà tra il fascino e l’invidia su un’isola deserta della Costa Azzurra dove trova posto solo la villa di una delle coppie. Segnale del telefono? Chiaramente assente (i buchi di rete sono i migliori amici degli sceneggiatori non lo sapevate?).

Il trailer di Due Estatu

QUASI UN DRAMMA TEATRALE

Gli amori, dunque, si intersecano con le invidie e i malcontenti della vita. I rapporti di coppia sono in parte logori e in parte entusiasti e quasi tutti i personaggi hanno qualcosa da nascondere. Dato lo sfondo tutto sommato statico (l’isola, il mare, la casa, la piscina e stop) lo spettacolo ha quasi i connotati di una storia teatrale. Grande importanza, dunque, ai dialoghi e alla definizione dei personaggi che, seppur molti, risultano alla fine piuttosto definiti per una miniserie di sei episodi.

CONQUISTATA LA TELEVISIONE BELGA

Prima di Netflix (dove è approdata il 3 giugno) è stata la televisione belga a mandare in onda Due Estati con 1,3 milioni di spettatori di medi. La recitazione originale è in fiammingo (con la produzione di Panenka) per un thriller che viaggia orizzontalmente sul fil rouge “so cosa hai fatto” del plot. Un’isola che si trasforma in una piazza da crisi di nervi con i personaggi costantemente spinti al limite. Se vogliamo il dramma che non risparmia nessuno è il limite della miniserie nel seguire un percorso che tocchi fortemente chiunque (talvolta a forza). Per lo spettatore, però, questo è spesso un gusto in più.

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