Le intolleranze alimentari stanno davvero aumentando?

Intolleranze alimentari, ricorso esteso alle app di autodiagnosi e il dilagare delle “malattie da benessere”. Come cambia il nostro approccio a cibo e salute, rispetto a tutto ciò?

Le diagnosi sempre più numerose e precise di intolleranza alimentare spingono verso l’alto la domanda di prodotti free-from, oramai in tutto e per tutto simili a quelli convenzionali, disponibili per ogni occasione di consumo ed apprezzati anche da chi può permettersi l’alternativa convenzionale. 

Ma perché le intolleranze crescono? Ed è davvero così? Jacqueline Pante, Director of Corporate Nutrition Service presso l’altoatesina Dr. Schär, ci aiuta a chiarirci le idee: “Occorre fare una distinzione. Da una parte, l’aumento delle diagnosi di intolleranza alimentare corrisponde ad una consapevolezza più estesa delle specifiche esigenze nutrizionali, e questo sia da parte del paziente che da parte del medico curante, più preparato ed incline ad affrontare tematiche poco indagate fino a qualche decina di anni fa.” La diagnosi delle intolleranze di solito procede attraverso diete di esclusione, che dovrebbero però essere monitorate da un professionista, per non rischiare che nel tentativo di isolare l’alimento problematico la nostra dieta si impoverisca tanto da causare delle serie carenze al nostro organismo.” Integra questo approccio la somministrazione del test degli anticorpi IgG, volto a misurare gli anticorpi IgG totali prodotti dal sistema immunitario contro uno o più alimenti.

Dall’altra, l’abuso di alcuni tipi di alimenti può scatenare una reazione infiammatoria e quindi l’intolleranza alimentare. Anche la globalizzazione del cibo e il fatto che alimenti una volta sconosciuti abbiano valicato i confini dell’emisfero cui appartengono, quindi la contaminazione alimentare, può portare allo sviluppo di conseguenze.”

Attenzione alle diete di esclusione

ARRIVA DR. GOOGLE

Molti di noi, inutile negarlo, accusando gonfiore addominale o altri sintomi, ha chiesto risposte alla rete internet, attraverso forum, gruppi social o applicazioni dedicate.

L’accesso a Dr. Google, come viene familiarmente definito il fenomeno in Italia, ha un piede nella cybercondria (cercare online, ansiosamente, informazioni mediche) e uno nella costante e crescente digitalizzazione degli ultimi anni. Il fenomeno si è allargato a macchia d’olio in pandemia – secondo Mark Up la metà degli italiani fa autodiagnosi sul web -, a causa di una eccessiva preoccupazione per la propria salute, ma anche per la difficoltà ad accedere alle prestazioni mediche.

SCEGLIERE SERVIZI ONLINE AFFIDABILI

Molti di questi servizi web sono da considerare inattendibili, ma non tutti. Saper scegliere quelli giusti e prepararsi sui temi della salute, può essere un grande pro: “Utilizzare con saggezza queste risorse, modifica il rapporto tra medico e paziente. Non paritario, ma perlomeno non squilibrato e di cieca fiducia come 50 anni fa. Per il medico che accoglie le nuove tecnologie con apertura, significa avere davanti a sé un paziente più competente e capace di spiegarsi, pronto a rispondere alle sue domande. Un enorme risparmio di tempo! Non solo, oggi ci sono strumentazioni in grado di supportare con agilità anche il dopo: per il controllo periodico delle terapie, ad esempio. Certo, una app non può auscultarti, ma integrare l’uso di nuovi strumenti nella relazione tra medico e paziente può semplificare moltissimo.” Conclude Pante.

Il Nutriscore

LE MALATTIE DA BENESSERE

Il rapporto tra noi ed il cibo non conta solo le intolleranze alimentari come fenomeno negativo, ma, purtroppo anche il dilagare delle cosiddette “malattie da benessere”. Tristemente, molti studi scientifici prevedono che entro il 2045 quasi un quarto della popolazione mondiale sarà in sovrappeso o obesa.
L’imposizione di strumenti quali il Nutriscore (etichetta che indica in maniera semplificata i valori nutrizionali degli alimenti) o di balzelli come la sugar tax, saranno scelte sempre più largamente condivise dai governi, come incoraggiamento all’adozione di diete più sane. E’ quella normativa la via giusta per fare la guerra all’obesità?

Di nuovo Jacqueline Pante: “L’obesità è un problema che definirei pandemico, dovuto a tantissime cause, tra cui anche l’estesissima disponibilità di prodotti alimentari e certamente molti difetti di comunicazione. L’etichettatura chiara dei cibi può aiutare, ma non senza delle buone campagne di educazione, che spieghino ai bambini della scuola materna fino ai ragazzi delle medie, quali sono i principi di una sana alimentazione e mettano l’accento sull’importanza dell’esercizio fisico. E poi l’esempio, soprattutto in casa, che educa più di qualsiasi altra iniziativa.”

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