Quanto vale la domenica nei supermercati?
In questi giorni il giornale Alto Adige e l’Alleanza Diocesana per la domenica libera dal lavoro stanno riprendendo con decisione un dato dando linfa a chi vorrebbe negozi e attività chiusi la domenica. Proviamo ad approfondire.
Vale davvero la pena tenere aperti i supermercati la domenica? È la domanda che torna d’attualità dopo il nuovo Barometro dell’IPL, secondo cui sei lavoratori altoatesini su dieci (61%) sono contrari alle aperture domenicali, mentre soltanto il 20% si dichiara favorevole. Ancora più significativo è il dato sui consumi: il 47% afferma di non fare mai la spesa la domenica, il 26% la fa raramente, il 17% qualche volta e appena il 10% spesso. Mai come in questo caso, però, andrebbe ammessa una sottolineatura: una cosa è quello che le persone dicono nei sondaggi, un’altra quella che fanno. Sulla spesa alla domenica c’è anche una sorta di velato stigma sociale che permane. E pesa nelle rilevazioni.
Dietro a queste percentuali, oltretutto, si muove un settore che vale miliardi di euro. In Trentino-Alto Adige la distribuzione moderna conta 736 punti vendita alimentari tra supermercati, superstore, discount e negozi di libero servizio, mentre a livello nazionale la grande distribuzione sviluppa un giro d’affari superiore ai 140 miliardi di euro l’anno. È proprio da questi numeri che si comprende perché le principali insegne continuino a considerare strategica l’apertura domenicale. Non esistono dati ufficiali sul fatturato domenicale dei supermercati altoatesini, ma gli analisti del settore GDO nazionale utilizza una stima abbastanza consolidata: la domenica pesa generalmente tra il 10% e il 18% del fatturato settimanale di un supermercato. Il che vale tanto quanto il sondaggio IPL (se non di più visto che i player, qui, si giocano i bilanci). La percentuale varia ovviamente in base alla posizione del punto vendita. Nei supermercati cittadini il peso si colloca spesso tra il 12% e il 15%, mentre nelle località a forte vocazione turistica può arrivare anche al 20-25%, grazie ai visitatori che fanno acquisti durante il weekend.
Applicando queste percentuali ai consumi alimentari dell’Alto Adige, la grande distribuzione sviluppa un fatturato stimabile tra 1,4 e 1,6 miliardi di euro all’anno, pari a circa 27-31 milioni di euro ogni settimana. Ne consegue che una sola domenica può valere tra i 3,5 e i 5 milioni di euro di incassi complessivi in tutta la provincia.
Cosa accadrebbe con la chiusura? Se tutti i supermercati chiudessero la domenica, gran parte di quegli acquisti verrebbe semplicemente anticipata al venerdì o al sabato. Gli operatori della GDO stimano infatti che dal 70 al 90% del fatturato domenicale venga recuperato negli altri giorni della settimana. Il fatturato realmente “perso” oscillerebbe quindi fra 500 mila e un milione di euro, mentre tutto il resto si limiterebbe a cambiare giorno.
Perché allora le catene restano aperte? Le motivazioni sono soprattutto economiche e competitive. La prima riguarda il turismo. L’Alto Adige registra ogni anno decine di milioni di pernottamenti e nei fine settimana migliaia di visitatori fanno acquisti prima delle escursioni, durante i soggiorni o prima del rientro a casa. Quanti vanno a prendere i panini prima di andare al Lido in questi giorni? Ecco.
La seconda è la concorrenza. Se una sola insegna decide di aprire mentre le altre restano chiuse, può intercettare non soltanto i turisti ma anche la clientela abituale dei concorrenti. In un mercato sempre più competitivo, lasciare il campo libero anche per una sola giornata può significare perdere quote di mercato.
C’è poi la questione dei costi fissi. Affitti, impianti, personale e strutture continuano a pesare anche quando il punto vendita è chiuso. Restare aperti alcune ore in più permette di distribuire questi costi su un maggior numero di vendite. Infine c’è il tema del servizio al cliente. Dopo la liberalizzazione degli orari introdotta nel 2011, molte insegne hanno trasformato l’apertura sette giorni su sette in un elemento distintivo, anche per rispondere alle nuove abitudini di consumo e alla concorrenza dell’e-commerce, che non conosce giorni di chiusura.
Il tema, dunque, è forse un po’ più complesso.
✍️ Alan Conti

