”Chiusura la domenica? Spada di Damocle”
“Chiudere la domenica? Molto molto complesso perché funziona solo con la logica del tutti o nessuno”. La competenza primaria sul commercio assegnata alla Provincia con la Riforma dello Statuto preoccupa i negozianti per i possibili sviluppi futuri. Tra le associazioni di categoria c’è chi sta già prendendo una posizione di forte spinta per la chiusura domenicale e chi attende perché la base commerciale è tutto meno che compatta e convinta. Abbiamo incontrato alcuni esercizi di ortofrutta e gastronomia lungo via Roma a Bolzano (in mani sostanzialmente straniere) e loro sono l’avamposto più esposto in caso di chiusura domenicale.

“La domenica – spiega Alam Mohammad – è il giorno in cui lavoriamo di più trainati dal settore carne. C’è chi l’acquista perché ha più tempo e chi magari va a farsi dei barbecue. Mediamente siamo su un volume del +50% rispetto ai giorni feriali. Chiaro ed evidente che costringerci a chiudere ammazzerebbe questo tipo di flusso”. Altri colleghi confermano un sostanziale aumento delle vendite: “Chiude il supermercato MD e diventiamo più competitivi”. Ergo quando la grande distribuzione respira i piccoli hanno spazi di crescita.
Un approccio estremamente pragmatico lo troviamo in un negozio di fiori: “La questione è molto semplice. Se siamo costretti a chiudere proprio tutti non cambia molto perché i flussi si spostano. Se, però, si iniziano ad avere figli e figliastri con i piccoli negozi chiusi e i supermercati aperti allora ci tagliano sicuramente le gambe”. Un discorso sulla gestione degli approvvigionamenti, infine, viene posto da Ahmed Waqar: “La carne che arriva al venerdì pomeriggio sino a domenica può ancora essere venduta ma lunedì va buttata. La frutta ancora meno. Chiaro che una chiusura domenicale avrebbe riflessi rilevanti sugli ordini e sulla disponibilità di merce. Andrebbe fatta una pianificazione totalmente diversa che sicuramente creerebbe qualche difficoltà nei consumi con ripercussioni anche sulla filiera”.
Da via Torino anche il mondo cinese alza gli scudi. “La domenica lavoriamo come gli altri giorni con due ore meno di apertura. C’è richiesta” spiegano da Hao Jiao Hao. “In un momento di crisi dei consumi come questo anche solo ipotizzare una cosa del genere significa colpire avamposti del risparmio come il nostro e creare difficoltà alle famiglie. Se questo è il risultato che abbiamo passando le competenze da Roma a Bolzano, beh, era meglio rimanere come prima”.
✍️ Alan Conti

