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Bolzano insicura, i dati confermano l’emergenza

 

I numeri parlano chiaro e disegnano uno scenario che a Bolzano è sempre più difficile ignorare. L’ultima indagine ASTAT sulla percezione della sicurezza nell’anno 2024 (quindi cinque mesi di amministrazione Caramaschi e nove mesi di quella Corrarati) evidenzia uno scarto netto tra il capoluogo e il resto del territorio altoatesino, con livelli di disagio e insicurezza che risultano significativamente più alti rispetto ai comuni di media e piccola dimensione. 

Nel comune di Bolzano i fenomeni di degrado urbano risultano molto più visibili e diffusi. Il 42% degli intervistati segnala la presenza di persone senza fissa dimora, contro appena il 5% nei comuni sotto i 10.000 abitanti. Ancora più marcata la differenza sul fronte del vandalismo: a Bolzano lo rileva il 36% del campione, mentre nei centri piccoli la quota si ferma al 5%. Anche la percezione legata al consumo di droga (17% contro 5%) e allo spaccio (19% contro 2%) conferma una concentrazione del problema nel capoluogo. Valori più elevati emergono anche per quanto riguarda la prostituzione, ancora una volta più presente in ambito urbano rispetto ai contesti periferici e tema di cui, inspiegabilmente, ormai si parla pochissimo.  Questi elementi si riflettono direttamente sulla sensazione di sicurezza dei cittadini. Nei comuni più piccoli, il 74% delle persone dichiara di sentirsi molto o abbastanza sicuro; a Bolzano la percentuale scende drasticamente al 48%. All’opposto, chi si sente poco o per niente sicuro nel capoluogo raggiunge complessivamente il 45%, contro il 17% dei centri sotto i 10.000 abitanti: un dato enorme. Un bolzanino su due ha paura e non si vede l’inversione di tendenza. I comuni di media dimensione si collocano, come spesso accade, in una fascia intermedia.

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A Bolzano è più alta anche la percezione del rischio: il 13% delle famiglie lo considera molto elevato e il 33% abbastanza elevato. In altre parole, quasi una famiglia su due avverte un livello di rischio significativo nella vita quotidiana, un dato che rafforza l’idea di una fragilità strutturale del contesto urbano rispetto al resto della provincia. Un ulteriore elemento interessante riguarda la fiducia nelle forze dell’ordine. Nei comuni di Bolzano e di media dimensione, la quota di valutazioni pari o superiori a 6 (su una scala decimale) raggiunge il 79%, mentre nei comuni piccoli si ferma al 68%. Un dato che suggerisce come, proprio dove i problemi sono più visibili, si concentri anche una maggiore aspettativa di intervento e presenza istituzionale.

Nel complesso, l’indagine ASTAT restituisce l’immagine di una città che vive dinamiche profondamente diverse rispetto al resto del territorio altoatesino. Una differenza che rafforza la richiesta, più volte avanzata dal Comune, di un ruolo specifico e di strumenti dedicati per affrontare le criticità urbane del capoluogo. Richiesta che, finora, si è scontrata con il no della Provincia e del suo presidente Arno Kompatscher. Quella eterna sensazione che Bolzano sia il paese più grande tra quelli altoatesini e non una città a sé stante continua a regnare abbastanza placida a Palazzo Widmann. 

I dati, però, raccontano una realtà che va oltre il dibattito politico: Bolzano non è un comune come gli altri e continua a pagare il prezzo di problemi che nei centri più piccoli risultano marginali. Ignorare questa differenza significa rinviare ancora una volta una risposta strutturale a quella che, numeri alla mano, appare sempre più come una vera emergenza urbana. E che, sempre stando ai dati, la politica non sta risolvendo. 

✍️ Alan Conti

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