Esposizione agli schermi e utilizzo delle cuffie: come comportarsi con i più piccoli?
Controindicazione assoluta per l’uso degli schermi fino ai due anni di età e fino a dodici per l’utilizzo delle cuffie. Questo è il parere delle società italiane di pediatria
“Le cuffie per ascoltare la musica o per vedere cartoni o film non andrebbero usate prima dei 12 anni di età, secondo le società italiane di pediatria. Il motivo è che l’apparato uditivo esterno, ovvero le ciglia che conducono il suono fino al sistema nervoso, si pyò rovinare con l’uso precoce di questi dispositivi. Ne potrebbero derivare disturbi cronici dell’udito come acufeni, diminuzione dell’udito, fino alla sordità”, la dott.ssa Chiara Di Giovanni, pediatra a Bolzano, sottolinea anche l’aspetto sociale di una tale pratica: “Mi chiedo anche quale possa essere la ragione per voler isolare un bambino in questo modo. Vale lo stesso per le cuffie antirumore, che possono essere utilizzate. Ma esclusi motivi di reale necessità, non sembra ragionevole voler esporre bambini piccoli a volumi altissimi, come quelli di un concerto assordante”.

Indicazioni chiare, quindi, quelle degli esperti, che ritengono potenzialmente molta dannosa l’esposizione dei bambini più piccoli a stimoli per i quali non sono ancora maturi.
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I genitori però, purtroppo, sanno che se delle cuffie è facile fare a meno, a meno di situazioni particolari come un lungo viaggio condiviso con estranei – come nel caso di un transito in aereo – molto più difficile è resistere alla tentazione di ricorrere all’utilizzo degli schermi per procurarsi qualche minuto di tranquillità.
I MONITI DELLE SOCIETA’ ITALIANE DI PEDIATRIA
Nel caso di televisione, tablet e cellulari, la controindicazione espressa dai pediatri è fino ai due anni di età. Relativamente semplice da osservare quando si tratta del primo figlio, molto più difficile da rispettare quando ci sono già uno o più bambini più grandi in casa.
Di Giovanni: “Dai due ai cinque anni di età la visione di video dovrebbe essere proposta per non più di un’ora al giorno. La sovraesposizione agli schermi, infatti, influisce sullo sviluppo cognitivo dei bimbi soprattutto nella fascia 0-2 anni, ovvero fino a quando l’aerea verbale non è ben sviluppata”.
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Il “ciuccio digitale” come vengono oggi comunemente chiamati i dispositivi tramite i quali intrattenersi consumando immagini e suoni, influisce in maniera particolarmente negativa sulla gestione dell’attesa, della noia e della disregolazione emotiva, caratteristica fisiologica dei bambini più piccoli: “Se il bambino non è a suo agio, per un qualsiasi motivo, e lo forniamo di cellulare, tablet o tv per farlo calmare, non facciamo altro che mettere un tappo alle sue emozioni. Le mettiamo in pausa. Quando però vorremo spegnere il dispositivo, quelle stesse emozioni forzatamente sopite torneranno con più foga di prima perché il bambino ripiomberà nella situazione e non saprà più cosa fare. Ci vuole un adulto per sostenere un bambino in queste fasi, non un dispositivo elettronico”.
LA POSSIBILE FAMILIARITA’ TRA INDIGESTIONE DA SCHERMI E DEFICIT DI ATTENZIONE
Oltre a evidenziare ritardi nello sviluppo del linguaggio e problemi di attenzione e memoria correlati alle abbuffate da dispositivi di intrattenimento digitale, non mancano i primi studi che indicano una potenziale familiarità tra l’esposizione precoce agli schermi e l’insorgere del disturbo da deficit di attenzione (ADHD).
“Vorrei anche sottolineare che la controindicazione non sta solo nel potenziale rischio per lo sviluppo. La routine dei bambini dovrebbe comprendere molto altro rispetto alla visione della TV: andare al parco, socializzare, ascoltare la lettura di un libro. Sarebbero queste le attività da privilegiare”.
IL TABLET E’ PIU’ PERICOLOSO DELLA TV
Se qualche genitore avesse avuto l’impressione che è molto più faticoso staccare i propri figli da cellulare e tablet piuttosto che dalla televisione, l’intuizione si sarebbe rivelata felice: “Il motivo per cui tablet e cellulari funzionano molto bene nel distrarre i bambini è che il cono di attenzione è molto ristretto, tanto è ristretto lo schermo stesso. L’effetto di isolamento e immersione nel dispositivo è totale, molto più che con la televisione, che è dotata di uno schermo più grande, è posta più lontano dagli occhi e nel suo raggio avvengono altre cose: un genitore che cucina o mette in ordine la casa, gli altri fratelli che giocano… Distrazioni che consentono un distacco semplificato”.
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Le ultime indicazioni della pediatra Chiara Di Giovanni riguardano l’esposizione agli schemi durante i pasti, assolutamente da evitare a causa delle ripercussioni sui rapporti in un momento di unione della famiglia e per la sana educazione al rapporto con il cibo, e l’importanza dell’esempio che diamo ai nostri figli con un utilizzo moderato e consapevole dei dispositivi elettronici.
Infine, una speranza per tutti i genitori che sentono di essere stati troppo indulgenti con i propri figli circa l’esposizione agli schermi: grazie alla neuroplasticità dei bambini, è possibile avviarli a nuove abitudini. In soccorso ai genitori l’utilizzo di timer per decretare la fine del tempo dedicato alla tv e altre indicazioni non contrattabili, come lo spegnimento del dispositivo in concomitanza con la fine dell’episodio che i bambini stanno guardando.

