I parrocchetti di Bolzano: storia dei “pappagallini” che incantano la città

Comunemente ci piace chiamarli pappagallini e a guardarli con bonaria ammirazione. Eppure la colonia di questi splenidi volatili che da anni volteggia nei cieli di Bolzano sta lentamente crescendo a vista d’occhio. Anzitutto va detto che non sono comunemente pappagalli ma più specificatamente parrochetti dal collare (nome scientifico psitaccula krameri). La loro origine è abbastanza misteriosa perchè si trovano varie spiegazioni ma resta la sostanziale sorpresa nel vederli spostarsi in città assieme a passerotti, merli o cornacchie.

DA DOVE ARRIVANO I PARROCCHETTI?

C’è chi narra di una fuga da una voliera nella zona della clinica Santa Maria e chi giura di aver visto la prima coppia nella torre campanaria di Gries. Di certo c’è che le prime osservazioni sono arrivate all’inizio degli anni Duemila. “La spiegazione più probabile – ci spiega l’ornitologo Roberto Maistri – è che siano arrivati come specie esotica regolarmente acquistata e che i proprietari abbiano iniziato a fidarsi lasciando la gabbietta aperta. Essendo una specie altamente trofica ha un legame strettissimo con la disponibilità di cibo quindi torna con regolarità da sola nella gabbia. A volte, però, esce e si allontana per cercare alimenti altrove. Si vede che alcuni di loro non sono più tornati trovandosi meglio fuori e inurbandosi”.

Il caso di Roma

RESISTONO AL FREDDO?

A differenza dalla comune credenza il parrocchetto dal collare è un uccello particolarmente resistente. “La prima cosa che abbiamo pensato tutti appena sono stati scorti nell’ambiente libero è stata quella di una strage al primo inverno. Niente di tutto questo è avvenuto perchè sanno resistere con buona disinvoltura al freddo. Vero che ultimamente non sono così feroci i valori ma le temperature scendono comunque sotto lo zero. Loro le hanno affrontate brillantemente”.

VIVONO 30 ANNI E POSSIAMO DISTINGUERE I MASCHI DALLE FEMMINE

Può essere utile fornire alcune indicazioni etologiche sui parrochetti che hanno un’aspettativa di vita di circa 30 anni nidificando a cassetta nei luoghi più nascosti. “Prediligono – continua Maistri – buchi nascosti, magari nei tronchi oppure in ambiente urbano nei sottotetti o nelle crepe dei muri. Pensi che una volta ho trovato un loro nido nella cassettiera delle luci di un semaforo in viale Druso. Hanno anche regolarmente portato a termine la riproduzione”. Di norma la femmina depone tra le 2 e le 6 uova e i pulli tentano i primi voli ad un’età compresa tra le 6 e le 7 settimane. I maschi possono essere distinti dalle femmine perchè presentano un collare più colorato e una piccola banda nera che corre verso il busto. La nidificazione avviene tra maggio ed agosto ed è proprio in questo periodo che le coppie tendono ad isolarsi dal resto dello stormo rimanendo sempre vicino al nido. “Spesso utilizzano i buchi fatto sui tronchi dai picchi”. Qualche incrocio delicato potrebbe essere quello con i rondoni con i quali entrano in competizione proprio per i punti dove insediare il proprio nido (comunque abbastanza numerosi in una città come Bolzano).

Sempre più frequenti anche a Bolzano i parrocchetti

QUANTI SONO I PARROCCHETTI DI BOLZANO?

La domanda sulla quantità di parrocchetti in città è, in parte, un terno al lotto: difficile dirlo con precisione. Le cronache dei giornali riportano 20 esemplari in via Milano nel 2012 e un centinaio nel 2016. In questa stagione, invece, si è notata una grande distribuzione lungo le Passeggiate che costeggiano l’Isarco e, in particolare, tra via Genova e i cortili di via Torino. “A me è capitato di osservarne 18 in volo simultaneo – commenta Maistri – mentre i più giovani possono riunirsi anche in stormi di circa duecento unità. Sono comunque numeri ancora contenuti. Teniamo conto che sono molto rumorosi quindi averne vicino a casa una decina restituisce la sensazione di averne almeno cinquanta. Si fanno sentire diciamo. Per il resto i giovani tendono a riunirsi per ragioni di difesa di gruppo dai predatori ma generalmente quando si staccano per nidificare le coppie tendono a rimanere molto tra di loro”.

Torniamo a Roma

POSSONO ALTERARE L’EQUILIBRIO?

La diffusione di una specie non autoctona (in questo caso addirittura esotica) porta sempre con sè qualche preoccupazione per l’impatto sull’ecosistema. “Certamente nella catena trofica – contestualizza il direttore dell’ufficio caccia e pesca della Provincia di Bolzano Luigi Spagnolli – si sovrappongono a qualche specie nostrana ma vivendo in un ambiente molto artificializzato come la città non creano particolari problemi“. Concorda in toto l’ornitologo Maistri. “In Asia ci sono contadini disperati che cercano di allontanarli in tutti i modi perchè distruggono el coltivazioni ma parliamo di stormi infinitamente superiori dai nostri. Proprio la tendenza a non allontanarsi dalla città per nulla al mondo aiuta a renderli assai poco impattanti. Rimangono vicino alle abitazioni sempre per una questione trofica. La nostra campagna è caratterizzata sostanzialmente dalla monocultura di mele e ciliegie. Nell’area urbana, invece, abbiamo anche le noci, le ghiande e alberi di vario tipo. Senza contare i rifiuti degli umani e le molteplici possibilità di nidificare come preferiscono. Il massimo del fastidio che ho intercettato è stato un contadino a Frangarto che si lamentava di essere stato derubato delle sue ciliegie da un parrocchetto. Ecco, sì, sono dei gran ladruncoli: rubano tutto quello che ritengono ghiotto”. Ma sanno farsi amare e molti bolzanini ormai si perdono estasiati nel cercarli con lo sguardo verso il cielo.

Parrocchetti a Pavia

IL CASO DI PAVIA

Il panorama, dunque, è al momento esotico e senza rischi. Possiamo goderci i parrocchetti senza troppe ansie ma non è il caso di abbassare la guardia sul monitoraggio. Molto interessante, in quest’ottica, uno studio condotto dagli esperti Emiliano Mori, Gioele Grandi e Mattia Menchetti e fornito alla nostra redazione dall’associazione “Selvatica Milano” che si occupa di osservare questi fenomeni in tutta Italia (oltre a raccogliere le segnalazioni). La ricerca è stata condotta per diversi mesi a Pavia dove vive una nutrita colonia di parrocchetti (siamo nell’ordine del centinaio di esemplari) in un luogo molto particolare: le torri medievali e le mura di Castello Visconti.

LA NIDIFICAZIONE IN VERTICALE

La prima curiosità emersa dall’analisi approfondita è la predilezione dei parrocchetti per la nidificazione verticale. Vero che le cavità degli alberi sono le più sicure per proteggersi dai predatori ma i buchi nei muri rappresentano un’attrattiva gustosa. Naturalmente il muro medievale a Pavia è pieno di buchi molto funzionali. Bene, i parrocchetti ne hanno occupati per nidificare ad un’altezza variabile tra i 2 e i 36 metri con punte di 48 metri: praticamente nessuna delle specie autoctone arriva così in alto.

Parrocchetti urbanizzati

I RAPPORTI CON LE ALTRE SPECIE

Rimane importante concentrarsi, però, sull’interazione con le altre specie. Essendo il parrocchetto alieno il rischio, come scritto, è quello di un impatto pesante sull’ecosistema. Per il momento quasi inesistente grazie all’esiguo numero ed un’etologia tutto sommato poco aggressiva. Qualche interazione a Pavia è stata osservata con la taccola (famiglia dei corvidi) ma comunque sporadica. Qualche conflitto in più potrebbe emergere con i passerotti non per scontri frontali ma per la competizione nella nidificazione. Scelgono entrambi soluzioni simili e questo potrebbe portare ad un calo del numero dei passerotti all’aumentare dei parrocchetti. Situazione placida con i piccioni non fosse che i colleghi esotici occupando qualche nido dismesso si sono presi alcuni parassiti precipui del piccione. Anche qui la casistica è abbastanza rara.

Alan Conti

Alan Conti, direttore responsabile Bz News 24. Peregrinando tra redazioni e televisioni. Città e situazioni. Sempre alla ricerca della prossima notizia da raccontarvi.

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