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Diciotto ore sotto la slavina: estratto vivo dalla neve

Uno scialpinista di 54 anni di Rovigo è stato estratto vivo dopo essere stato semi sepolto da una slavina nelle Alpi di Fanes in Badia. Solo un braccio era rimasto fuori dalla neve: 22 gradi la temperatura corporea dell’uomo al momento del ritrovamento

di Alan Conti

Diciotto ore immerso nella neve, con il gelo che morde ogni secondo parti del corpo. È il terribile destino di uno scialpinista di Rovigo che, nel pomeriggio di giovedì, è rimasto bloccato per moltissimo tempo da una slavina sull’Alpe di Fanes in Val Badia. La neve non la ha ricoperto totalmente lasciando fuori dalla superficie un braccio. Parzialmente sepolto dalla massa nevosa, dunque, lo scialpinista rovigotto non ha potuto far altro che sperare nei soccorritori e nel dispositivo Arva che aveva con sé. Il figlio, non vedendolo tornare al suo camper parcheggiato al campeggio Sass Dlacia di San Cassiano e non riuscendo a raggiungerlo al telefono cellulare, aveva lanciato l’allarme alle ore 22 ma il buio ormai fitto ha reso più complicate (se non impossibili) le ricerche. Subito si sono messi in moto gli uomini del soccorso alpino, i cani delle unità cinofile e gli elicotteri dell’Aiut Alpin Dolomites e della Guardia di Finanza. Ore di lavoro senza riuscire ad individuarlo. Per sopravvivere, dunque, era rimasta solo una strada al veneto di cinquantaquattro anni (C.S. le sue iniziali): superare la notte ad una temperatura di -10 gradi (come segnava ieri la stazione meteo di Braies Alpe Cavallo a 2.340 metri di quota). Un’eternità.

“Spuntava un braccio dalla neve”

Ieri mattina alle prime luci dell’alba sono riprese le operazioni di ricerca con il sorvolo della zona dell’elicottero Aiut Alpin Dolomites e del velivolo specializzato della Guardia di Finanza. Verso le 11.30 l’Arva si è rivelato decisivo portando i soccorritori nella zona dell’incidente fino a scorgere il braccio fuori dalla neve. Il timore di tutti era che ormai fosse davvero troppo tardi. Non in alta montagna, non in questa stagione e non con quelle temperature. Lo scialpinista, invece, è stato trovato ancora vivo seppur in condizioni molto gravi. Velocemente è stato recuperato ed affidato all’elisoccorso per un trasferimento d’urgenza all’ospedale San Maurizio di Bolzano. Iniziando un’altra battaglia per la sopravvivenza contro le serie conseguenze di un’ipotermia così prolungata considerando che la sua temperatura corporea al momento dell’estrazione era di appena 22 gradi.

Ricerche molto difficili: era da solo

L’appassionato scialpinista stava facendo un’escursione in solitaria senza aver lasciato detto a nessuno il suo itinerario e in un’area non coperta da segnale telefonico: un quadro che ha reso tutte le operazioni più complesse. L’ultima cella agganciata dal cellulare del disperso, imfatti, risultava sul Gruppo delle Conturines. “È stato davvero un miracolo – spiega Fabian Oberbacher del Soccorso Alpino Alta Badia – perché le valanghe che si scorgevano dall’alto erano diverse”. Una quantità spiegabile anche con il grado marcato (tre su una scala di cinque) di pericolo dovuto alla tanta neve fresca ventata in quota. “Una di queste slavine, tuttavia, ci restituiva un segnale Arva. Abbiamo iniziato a concentrarci su quella zona. Ad un certo punto abbiamo scorto una mano iniziando a disseppellire lo scialpinista. Eravamo anche noi increduli di trovarlo ancora vivo dopo quasi venti ore sotto la neve. Incredibile. Ora speriamo tutti possa vincere anche la sua battaglia in ospedale”.

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