Serratia, il batterio che ha tolto la vita a due neonati
Il batterio individuato come probabile causa dei due decessi avvenuti nel reparto di terapia intensiva neonatale dell’ospedale di Bolzano è il Serratia, un genere di microrganismi Gram-negativi appartenenti alla famiglia Yersiniaceae. Pur essendo diffuso in natura – nel suolo, nelle acque superficiali e di scarico, sulle piante e in alcuni animali – questo batterio non fa parte della normale flora intestinale umana. La specie più nota e pericolosa per l’uomo è Serratia marcescens, responsabile di molte infezioni opportunistiche e nosocomiali, ossia contratte in ospedale. Le colonie di Serratia si presentano spesso di un caratteristico colore rosso acceso e possono produrre enzimi come la serrapeptasi, utilizzata in campo farmacologico per le sue proprietà proteolitiche.
Il principale fattore di rischio per l’infezione è il ricovero ospedaliero, in particolare nei reparti di terapia intensiva o in pazienti con difese immunitarie compromesse. Il contagio può avvenire attraverso cateteri venosi, intraperitoneali o urinari, apparecchiature per il supporto respiratorio, infusioni o trasfusioni contaminate e contatto con superfici o strumenti non adeguatamente sterilizzati. Questo, ovviamente, in termini generali e senza rappresentare alcuna indicazione specifica di quanto avvenuto a Bolzano.
L’infezione può manifestarsi con febbre, brividi e insufficienza respiratoria e, nei casi più gravi, può portare a shock settico. A seconda della sede colpita, può provocare infezioni urinarie o respiratorie, meningite, infezioni intra-addominali e cutanee, endocardite, osteomielite e artrite, oltre a infezioni oculari, dei tessuti molli, dell’orecchio e delle ghiandole salivari.
Non esiste un dato univoco sul periodo di incubazione di Serratia marcescens, ma per infezioni simili si stima un intervallo compreso tra due e dieci giorni. La trasmissione avviene soprattutto attraverso il contatto con superfici, strumenti o dispositivi contaminati, un rischio particolarmente alto in ambienti ospedalieri dove il batterio può proliferare e diffondersi rapidamente.
Il trattamento si basa su terapie antibiotiche mirate, ma la Serratia è nota per sviluppare resistenze a numerosi farmaci, il che rende fondamentale una diagnosi rapida e un approccio terapeutico tempestivo. La prognosi dipende molto dalle condizioni generali del paziente: nei soggetti molto anziani, immunodepressi o nei neonati prematuri, l’infezione può evolvere rapidamente in forme gravi e talvolta purtroppo letali. In ospedale, la prevenzione richiede protocolli rigorosi di igiene e sanificazione, un costante monitoraggio delle infezioni e interventi immediati in caso di focolai, per evitare che un batterio presente nell’ambiente possa trasformarsi in una minaccia mortale.
✍️ Alan Conti

