Casa, i giovani restano da mamma e papà
Il 79% dei giovani italiani tra i 20 e i 29 anni vive ancora con i genitori. Il dato, certificato dall’Ocse, colloca l’Italia ai vertici europei di un fenomeno che non è più solo sociale, ma strutturale. Insieme a Spagna, Grecia, Polonia, Slovenia, Slovacchia e Croazia, il nostro Paese registra percentuali comprese tra il 70 e l’84%. Il confronto con il Nord Europa è netto: in Francia la quota scende al 44%, in Germania al 33%, in Danimarca al 12% e in Finlandia al 14%. Cultura? Sì ma non solo.
Non si tratta solo di una tendenza culturale, ma dell’effetto combinato di salari stagnanti, mercato immobiliare rigido e offerta insufficiente. Dal 2013 a oggi, secondo la Commissione europea, i prezzi delle case nell’Unione sono cresciuti in termini nominali di oltre il 60%, mentre gli affitti sono aumentati di circa il 20%, con picchi molto più elevati nelle aree urbane universitarie. Nello stesso periodo le licenze edilizie sono diminuite del 22%. Solo il 7% del patrimonio abitativo europeo è di edilizia sociale e il 20% delle abitazioni risulta inabitato. Molti di questi dati a Bolzano, come noto, sono acuiti in peggio.
Nel frattempo, tra il 2018 e il 2024, i costi degli affitti brevi sono cresciuti del 93%. La diffusione delle piattaforme come Airbnb ha prodotto effetti misurabili sull’offerta a lungo termine. A Bruxelles stimano che per soddisfare la domanda attuale servirebbero oltre due milioni di nuove abitazioni all’anno, circa 650.000 in più rispetto alle 1,6 milioni costruite mediamente ogni dodici mesi, con un fabbisogno di investimenti pari a 150 miliardi di euro annui. A Bolzano si fatica a trovarne qualche centinaio.
L’Italia, dal canto suo, presenta un paradosso ulteriore. Solo poco più del 10% degli italiani destina oltre il 40% del proprio reddito all’affitto, contro il 26% della media europea e il 58% degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, però, l’edilizia sociale rappresenta appena il 2,4% del totale delle abitazioni. La media Ocse è del 7%, in Francia si arriva al 14%, nel Regno Unito al 16%. L’ultimo grande piano organico di edilizia pubblica nel nostro Paese risale agli anni di Amintore Fanfani. A gennaio la Commissione europea ha annunciato un piano per aumentare innovazione e investimenti nel settore casa, riducendo la burocrazia, ma nello stesso tempo la direttiva energetica “green” comporterà un aumento significativo dei costi di adeguamento degli immobili.
In questo quadro europeo, Bolzano non è un’isola. Il costo medio degli immobili resta tra i più alti d’Italia in rapporto ai redditi. L’offerta di alloggi a canone calmierato è limitata, mentre la domanda cresce, alimentata da studenti, lavoratori stagionali, nuove famiglie e personale dei servizi pubblici. In città il dibattito politico è fermo da mesi su una contrapposizione schematica: chi difende in modo assoluto il cuneo verde e chi sostiene la necessità di costruire, purché si costruisca. In mezzo, una zona grigia che evita scelte nette per non scontentare nessuno. In questo i primi responsabili sono i decisori. La conseguenza è che il confronto resta ancorato a dichiarazioni di principio. A Laives, addirittura, si registrano resistenze anche rispetto a interventi promossi da privati su aree di loro proprietà, se classificate come verde.
Il risultato è una paralisi decisionale che si inserisce in un’emergenza europea certificata da numeri chiari. Se in Italia 79 giovani su 100 non riescono a lasciare la casa dei genitori, il tema non può essere affrontato solo con slogan sulla tutela del territorio o con generici richiami alla rigenerazione urbana. Serve di più.
✍️ Alan Conti

