I Lefebvriani di Bressanone: “Scisma con la Chiesa cattolica? Per noi non esiste”
Il mondo della Chiesa è stato scosso in questi giorni dall’incrinarsi dei rapporti tra il Papato e la Fraternità (che più popolarmente chiamano Lefebrviani per la discendenza dal pensiero di Monsignor Marcel Lefebvre). Per spiegarla in estrema sintesi a inizio luglio la Fraternità ha consacrato quattro vescovi senza mandato pontificio: il Vaticano ha dichiarato un nuovo scisma ed emanato scomuniche, riaprendo la frattura con Roma. Abbiamo aperto un dialogo con Elias Stolz che rappresenta la comunità della Fraternità in Alto Adige con sede di riferimento a Bressanone e collegamenti con il Tirolo. Questo è il suo punto di vista.

La Fraternità si considera oggi realmente in scisma con la Chiesa cattolica oppure ritiene che sia il Vaticano ad aver interpretato erroneamente la vostra posizione?
“La Fraternità non si considera in alcun modo in scisma con la Chiesa cattolica e non ha mai manifestato l’intenzione di separarsi da Roma. Per definizione, infatti, lo scisma presuppone una volontà di separazione. Lo spirito della Fraternità è profondamente radicato nella Roma cattolica e nel suo magistero bimillenario, in conformità alla volontà del suo fondatore. La casa generalizia ha inoltre ribadito con chiarezza, al termine delle consacrazioni episcopali, che i quattro vescovi saranno “vescovi ausiliari della Fraternità San Pio X, senza giurisdizione”, questo sottolinea il legame con Roma ed esprime la romanità dell’opera fondata da Monsignor Marcel Lefebvre”

Perché è stato deciso di procedere comunque con la consacrazione dei quattro nuovi vescovi nonostante il chiaro invito di Papa Leone XIV a rinunciare?
“Papa Leone XIV non ha mai manifestato la disponibilità a incontrare personalmente i rappresentanti della Fraternità, nonostante il Superiore generale abbia più volte avanzato una richiesta esplicita, al fine di illustrare al Sommo Pontefice le gravi ragioni che hanno reso necessario tale atto. Da diversi decenni, infatti, ci troviamo in una condizione di necessità, basta pensare a chiese e seminari che si svuotano. Quando, nel 1988, Monsignor Marcel Lefebvre consacrò i quattro vescovi, lo fece per servire la Chiesa e per garantire i sacramenti a numerose persone. Oggi la storia si ripete: la crisi non si è arrestata, ma continua ad avanzare con forza, colpendo persino sempre più la struttura stessa della Chiesa fondata da Nostro Signore. Le consacrazioni del primo luglio scorso si sono svolte per lo stesso motivo: salvaguardare e preservare la tradizione della Chiesa, con il sincero intento di servirla, per il bene delle anime”

Il Vaticano sostiene che le vostre consacrazioni rappresentino una rottura dell’unità della Chiesa. Qual è invece la vostra motivazione teologica e pastorale?
“Continuare a fare quello che la Chiesa ha sempre fatto non può essere considerato una rottura. Come disse il superiore Generale, don Davide Pagliarani, in un’intervista recentemente: “La rottura non proviene dalla Fraternità San Pio X, ma dalla palese divergenza degli insegnamenti ufficiali rispetto alla Tradizione e al Magistero costante della Chiesa”. Quindi sì, esiste una rottura all’interno della Chiesa, una rottura che ha avuto origine negli anni Sessanta, in seguito al Concilio Vaticano II. E fu proprio questa frattura ad aver spinto Monsignor Lefebvre ad agire per il bene della Chiesa che lui ha profondamente amato. Le recenti consacrazioni sono state compiute con l’intento di risanare questa rottura”

Che conseguenze concrete avranno queste decisioni per i sacerdoti e per i fedeli della Fraternità, anche in Italia e in Alto Adige? I fedeli devono sentirsi preoccupati?
“La Fraternità continuerà ad amministrare i sacramenti della Chiesa cattolica, dei quali molti fedeli possono avvalersi. In Italia, come nel resto del mondo, la Fraternità è cresciuta notevolmente da oltre cinquant’anni e continua tuttora a svilupparsi. Molti giovani sono alla ricerca della tradizione e la trovano presso di noi; non si tratta, pertanto, di uno spirito di ribellione, come talvolta si vorrebbe insinuare, bensì di un autentico e profondo amore per la Chiesa, oggi più che mai provata. Le decisioni prese da Roma, oltre a risultare ingiuste, suscitano una certa perplessità, in quanto non sembrano tenere adeguatamente conto del ruolo che la Fraternità riveste per la Chiesa. Nella sua lettera al Santo Padre in merito al decreto del Dicastero per la Dottrina della Fede, il Superiore generale ribadisce: “La Fraternità Le promette di spendere tutte le proprie energie per preservare la Tradizione e metterla al servizio della Chiesa (…) Sono certo del fatto che un giorno Lei o un Suo successore potrà e vorrà utilizzare questo servizio, la cui offerta, nella Chiesa e per la Chiesa, rappresenta la nostra unica ragion d’essere.” Il Cardinale Ottaviani, in un discorso rivolto ai giovani, affermò che non possiamo rimanere indifferenti alle sofferenze del Corpo mistico di Nostro Signore. In questo senso, le preoccupazioni sono condivise da tutti noi; tuttavia, a prevalere è la speranza e la certezza che Dio provvederà e che la Chiesa trionferà per il Bene delle anime e la Gloria di Dio”

Molti cattolici faticano a comprendere la vostra posizione sul Concilio Vaticano II. Quali sono, in sintesi, i punti che ritenete incompatibili con la Tradizione della Chiesa?
“Aldo Maria Valli, noto giornalista italiano, ha scritto a proposito del Concilio Vaticano II: «Il Vaticano II è venuto da una Chiesa che voleva accontentare il mondo, come una madre amorevole e gentile, affidabile e accogliente. Un desiderio comprensibile, ma che ha aperto la porta all’apostasia». È significativo ricordare che il Concilio stesso si definì non dogmatico, bensì pastorale; tuttavia, oggi sembra essere divenuto, per molti, una sorta di unico punto di riferimento imprescindibile nella fede cattolica.
Monsignor Marcel Lefebvre, che partecipò personalmente al Concilio e ne visse le dinamiche interne, arrivò in seguito a definirlo una vera e propria rivoluzione. In particolare, possiamo individuare tre concetti del Concilio Vat. II che costituiscono una rottura con la Tradizione: la libertà religiosa, l’ecumenismo e la collegialità episcopale. Per quanto riguarda la libertà religiosa, se da un lato la Chiesa non ha mai imposto la fede con la forza, dall’altro ha sempre affermato con chiarezza la verità e condannato l’errore. Con l’introduzione della cosiddetta libertà religiosa, si afferma invece che ogni individuo possa scegliere la propria confessione senza riferimento oggettivo alla verità. Ci troviamo qui apparentemente di fronte a un cambiamento significativo rispetto alla Tradizione.
Il secondo punto riguarda l’ecumenismo promosso dal Concilio Vaticano II. La religione cattolica viene posta sullo stesso piano delle altre confessioni. Ne deriva un indebolimento della dimensione missionaria della Chiesa, così come voluta da Cristo, che inviò i suoi discepoli ad annunciare il Vangelo a tutte le genti.
Infine, il terzo aspetto concerne la collegialità episcopale. Tradizionalmente, il vescovo è considerato il pastore proprio della sua diocesi. Con l’introduzione della collegialità, l’autorità del singolo vescovo risulta nella prassi attenuata a favore di organismi collegiali, quali le conferenze episcopali. La collegialità si sta evolvendo ulteriormente nella cosiddetta sinodalità, come dimostrano le dinamiche attuali, ad esempio nel contesto della Chiesa in Germania.
Per concludere, non si tratta di criticare singoli aspetti del Concilio, bensì di mettere in discussione il suo stesso spirito, ritenuto responsabile dell’introduzione di nuovi insegnamenti non più conformi alla Tradizione”

Esiste ancora, secondo voi, la possibilità di una riconciliazione con il Vaticano oppure la frattura è ormai definitiva? Quali condizioni sarebbero necessarie per riaprire un dialogo?
“Come già accennato, la Fraternità non ha mai inteso provocare una rottura, né nutre tale intenzione nel presente. Il fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, alla vigilia delle consacrazioni episcopali del 1988, spiegò ai futuri vescovi che il loro compito sarebbe stato quello di servire la Chiesa; aggiunse inoltre che, qualora gli uomini di Chiesa fossero tornati a essere pienamente fedeli alla Tradizione, sarebbe spettato al Sommo Pontefice determinare il futuro del loro ministero episcopale. Egli non agì per orgoglio né con l’intento di imporre le proprie direttive, ma mosso da un autentico e profondo amore per la Chiesa. Permane la speranza che il Santo Padre voglia riconoscere il contributo che la Fraternità intende offrire al servizio della Chiesa. Da parte sua, essa si impegna a rimanere costantemente fedele nel servizio alla Santa Madre Chiesa”
Quale messaggio desidera rivolgere oggi ai cattolici che osservano questa vicenda con disorientamento e che si chiedono se la Fraternità si consideri ancora pienamente cattolica?
“Da un lato, è opportuno comprendere e distinguere con chiarezza alcuni concetti fondamentali, quali, ad esempio, la scomunica e lo scisma. Quest’ultimo presuppone infatti una volontà esplicita di separazione dalla Chiesa. La Fraternità, tuttavia, non ha mai inteso né intende separarsi dalla Chiesa; pertanto, l’accusa di scisma appare priva di fondamento. Per quanto concerne la scomunica, il diritto canonico la prevede in caso di consacrazioni episcopali effettuate senza mandato pontificio, sia per i consacrati sia per i consacranti. Tuttavia, lo stesso diritto stabilisce che tale pena non si applichi qualora i soggetti siano moralmente certi di agire in uno stato di necessità. In tal senso, è la stessa legge della Chiesa a offrire i criteri per un corretto discernimento. È dunque necessario rimanere saldi nella fede, perseverare nella preghiera e confidare nella divina Provvidenza. Quando Cristo spirò sulla Croce, i suoi discepoli, smarriti, non lo riconobbero e fuggirono, tornando alla loro vita precedente. A noi è chiesto di perseverare nella fiducia: la Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, attraversa una sua passione. Per questo siamo chiamati a pregare con costanza, mantenendo uno sguardo soprannaturale sulla Sposa Immacolata di Cristo, che è la Chiesa”
✍️ Alan Conti

