Otiti ricorrenti: malassezia e batteri sfruttano le allergie

Le otiti ricorrenti riguardano molti cani e hanno quasi sempre un’origine allergica portando a problemi di malassezia o batteri. Ecco come comportarsi e come curarle

di Alan Conti

Le otiti ricorrenti sono un fastidioso problema che colpisce diversi cani. Prendendo il caso della bellissima Birka, giovane pastore tedesco in cura presso la clinica veterinaria Città di Bolzano, si può capire meglio da cosa possano dipendere e come comportarsi. 

OTITE OCCASIONALE O RICORRENTE?

Anzitutto va fatta distinzione tra otite occasionale e ricorrente. “Le seconde – spiega la dottoressa Federica Bovenga, particolarmente esperta di dermatologia – hanno ovviamente una presenza ciclica e riguardano spesso entrambe le orecchie. Da definizione tornano anche dopo essere state curate e risolte. Di per sé questa frequenza ci fornisce già delle indicazioni cliniche utili”. Proviamo a capirle meglio. 

Un controllo di una citologia in clinica

L’ALLERGIA COME CAUSA PRIMARIA 

Un’insorgenza di questo tipo, infatti, lascia presupporre una causa allergica che porta ad infiammazione. Sostanzialmente una dermatite atopica. Altre possibilità sono legate a problematiche specifiche collegate all’anatomia del condotto uditivo o a formazioni polipoidi”. 

Di fronte a questa sintomatologia, però, è molto importante ricorrere ad una citologia del materiale nell’orecchio del cane che viene prelevato con un semplice tampone e poi analizzato al microscopio.

MALASSEZIA, UN LIEVITO DA TENERE SOTTO CONTROLLO

“Molto spesso queste otiti portano ad una proliferazione di malassezia, un particolare lievito che è presente normalmente nelle orecchie dei cani ma che presenta una crescita eccessiva quando trova situazioni particolarmente favorevoli come un’infiammazione diffusa capace di alterare il microclima nel canale uditivo. In quel caso la malassezia passa da uno stato che definiamo di commensale che vive in simbiosi ad agente patogeno su cui intervenire con un antimicotico”. Al microscopico l’evidenza è quasi immediata. “Possiamo dire, semplificando, che ha una forma simile ad una nocciolina americana e si riunisce in cluster attaccandosi al cheratinocita che è la cellula di cute desquamata. Fortunatamente l’osservazione è quasi sempre molto chiara”. 

Una immagine da citologia molto chiara di malassezia (la nocciolina vicina al grande cheratinocita)

I BATTERI SECONDARI OLTRE ALLA MALASSEZIA

La malassezia, però, non è l’unica possibilità. “No – conferma Bovenga – perché potremmo trovarci anche di fronte alla presenza di batteri secondari. Sia in con-presenza con la malassezia sia come unica causa del prurito del cane. In quel caso si procede ad un antibiogramma per prescrivere poi una terapia antibiotica che sia mirata ed efficace”. 

LA POSSIBILE PREVENZIONE

La prevenzione, chiaramente, ha un campo limitato per i proprietari: “Prevede – conclude Bovenga – un’indagine sulla causa primaria, quasi sempre un allergia. Cercando di indagare e, possibilmente, curare la causa primaria sottostante si risolverà l’otite ricorrente”. 

Alan Conti

Alan Conti, direttore responsabile Bz News 24. Peregrinando tra redazioni e televisioni. Città e situazioni. Sempre alla ricerca della prossima notizia da raccontarvi.

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