Il vero esame di Maturità dura tutta la vita
Le cose vere della vita non si studiano né si imparano, ma si incontrano. (Oscar Wilde)
L’esame di maturità è da sempre uno dei primi
momenti in cui i giovani riescono a scorgere la vita adulta che li attende timidamente dietro l’angolo. Non si tratta solo dell’importanza scolastica che l’evento può rivestire (dal momento che per alcuni studenti rappresenta un traguardo importante mentre per altri uno step obbligatorio da raggiungere e da lasciarsi rapidamente alle spalle), ma dell’atmosfera che si respira nell’aria di quei giorni passati a studiare, a preoccuparsi e a stringersi forte con i propri complici in questo spaccato di vita. La consapevolezza che, da lì a poco, l’ambiente sicuro (per quanto spesso ostile) del liceo verrà sostituito dall’imprevedibilità di un futuro incerto e capace di tutto è tangibile. La vita autentica, priva del filtro dell’ambiente scolastico che protegge gli studenti e indora loro la pillola delle vicende quotidiane, si vede e si sente. Ne si scorgono lentamente gli spigoli ma anche le meraviglie delle quali è capace. E ciò succede anche nel cuore della capitale ad un maturando, proprio il giorno della prima prova di italiano.
La mattina del tema, la prova che apre ufficialmente le danze della maturità, un giovane studente romano decide di raggiungere la sua scuola in macchina, sfidando la consapevolezza che non c’è prova più difficile di quella di trovare parcheggio a Roma. Parcheggio che, dopo aver girato 20 minuti senza successo, trova. Un posto nelle strisce blu che il giovane decide di non pagare, probabilmente complice il fatto che si stava facendo tardi e che da lì a poco avrebbe dovuto iniziare il tema. Lo studente, anzichè rispettare la legge, decide di puntare sulla comprensione umana degli ausiliari del traffico: prende carta e penna, scrive un biglietto che recita “vi prego ho la maturità, ho girato 20 minuti”, lo lascia sul cruscotto in bella vista e si dirige verso le porte della sua scuola.
Non possiamo sapere cosa abbiano pensato gli ausiliari del traffico davanti alla richiesta di “chiudere un occhio”, ma c’è chi riflettendo su questa situazione si sarebbe immaginato un bivio davanti a sé e la necessità di compiere una scelta: seguire l’imperativo della legge dello Stato su ciò che sia giusto o assecondare quello che, nell’interiorità di ciascuno di noi, ci appare come giusto, accettandone in entrambi i casi le conseguenze. Fare al giovane la multa o lasciar correre. L’universale dilemma tra ciò che dobbiamo e ciò che sentiamo di voler fare. Un tema che ha dato vita all’Antigone di Sofocle, una delle tragedie greche più famose che continua a conservare nei secoli un aspetto di eternità e attualità, e con il quale ognuno di noi quotidianamente si interfaccia. Un piccolo spaccato di vita vera, il mare nel quale i maturandi cominciano lentamente ad immergersi.
La scelta è fatta: al ritorno dalla prima prova il ragazzo trova sul parabrezza della sua auto la famosa multa. Dura lex, sed lex. Il giovane torna a casa appesantito dall’esame appena svolto, dalla multa appena presa e dalla lezione appena imparata: ogni scelta fatta implica delle conseguenze, alcune delle quali però inaspettate. Per il giovane studente romano gli insegnamenti di vita non sono ancora finiti.
Con l’aiuto dei social network il contenuto gentile e supplice del biglietto dello studente comincia a girare, approdando anche sulle pagine di alcuni quotidiani. La scelta che gli ausiliari del traffico hanno fatto viene appoggiata e contestata numerose volte nella sezione commenti dei vari social: in tantissimi condividono quella che sarebbe stata la loro di scelta, ostentando a volte la facilità e la prontezza con il quale loro avrebbe deciso (tipico di chi ha il privilegio di sentenziare senza trovarsi effettivamente nella situazione concreta al momento della scelta).
Tra tutti i lettori c’è chi rimane particolarmente colpito dalla gentilezza del ragazzo, al punto tale da fare qualcosa che suggerisce un’altra lezione di vita, l’ennesima di questa storia: il bene non passa mai inosservato e un gesto gentile spesso può cambiare il corso della storia.
Un imprenditore marchigiano, leggendo su “Il Messaggero” quanto accaduto, decide di contattare la redazione per rintracciare il ragazzo: vuole pagargli la multa.
“Un gesto di profonda educazione”, secondo l’imprenditore, merita un riconoscimento piuttosto che una punizione. “È vero, il vigile non poteva fare diversamente, ma quel ragazzo, in un giorno importante della sua vita, con educazione e accortezza si è preoccupato di lasciare un messaggio di supplica agli ausiliari del traffico”.
Non sappiamo come si sia conclusa la maturità del giovane studente, ma di una cosa siamo sicuri: non c’è esame di maturità più importante da superare di quello a cui ogni giorno la vita ci sottopone, dove ciò che conta è saper trarre insegnamento anche dalle piccole cose. Che si tratti di un biglietto di supplica, di una multa sul parabrezza della propria macchina o del gesto gentile di uno sconosciuto.
✍️ Benedetta Conti

