Un affresco con l’albero dei peni
A Massa Marittima, in Toscana, un affresco con un albero con 25 falli. Ecco il suo significato
di Alan Conti
Un albero di peni come una delle principali attrazioni storiche della città. No, nessun refuso: proprio così. Una pianta con la chiara effige dell’organo riproduttivo maschile al posto dei frutti è uno degli affreschi più importanti nel centro storico di Massa Marittima in provincia di Grosseto in Toscana. Si chiama “Fonte dell’Abbandonanza” e anche sul nome si potrebbe lasciare spazio a facili ironie ma il significato è, in realtà, più profondo. O politico. La Fonte (oggi senza acqua ma con un discreto numero di monetine nella vasca) fu edificata (forse) nel 1265 dal podestà pisano Ildebrandino (come attestato da in epigrafe sopra la seconda arcata) ed era il principale luogo di approvvigionamento idrico della città. L’affresco in questione, l’Albero della Fecondità, era solo uno di quelli che abbellivano questo luogo ma oggi è rimasto l’unico così ben visibile. I frutti particolari di questa pianta vengono contesi da molte donne proprio per le sue proprietà riproduttive.
Al piano superiore di questo edificio si trovano i Magazzini dell’Abbondanza costruiti nel XV secolo per garantire scorte alimentari a Massa Marittima. Oggi sono una sala polifunzionale per eventi, mostre e varie iniziative.
I falli sono 25 ma potrebbe essere satira politica
Nonostante la sua lunga storia l’affresco dell’Albero della Fecondità è recente. Solo nel 1999 durante i lavori di restauro, infatti, sono venuti alla luce i disegni con i suoi 25 falli, le due donne, gli uccelli neri (corvi) e altre figure di interpretazione più complicata. L’allegoria va anche inserita nel contesto: buona sorte per i magazzini (fecondità) scacciando la sfortuna (uccelli neri) di raccolti poveri.Secondo l’esperto di arte toscana George Ferzoco, però, l’affresco ha qualche significato in più. “È il primo manifesto politico della storia. Un messaggio dei guelfi sostenitori del Papa contro i ghibellini che parteggiavano per l’Imperatore. I primi mettevano in guardia dalle idee eretiche e dalle perversioni sessuali dei secondi. A quel tempo, infatti, circolavano in Toscana storie di streghe che tagliavano il pene agli uomini per metterlo nei nidi degli uccelli. Le donne, dunque, sarebbero streghe con una che appende un fallo sull’albero e un’altra che si starebbe masturbando. Presente anche l’acqua araldica simbolo dell’Impero inviso, evidentemente, ai Guelfi. I Ghibellini, però, governarono Massa Marittima fino al 1266 quindi la realizzazione dell’affresco dovrebbe giocoforza essere successivo a quella data. Potrebbe anche essere non essendoci una datazione precisa e inequivocabile. Il Palazzo e la Fonte, come detto, furono commissionati dal ghibellino Ildebrando ma non ci sono particolari menzioni dell’affresco che, effettivamente, potrebbe essere successivo come scherno massimo all’opera ghibellina.
Nel 2008 un delicato restauro: via l’acqua
Quel che è certo è che nel 2008 l’affresco è stato sottoposto ad un delicato restauro durato tre anni a causa di alcune infiltrazioni che, dal retro, stavano intaccando l’opera staccandone i colori. A quel punto è stato necessario svuotare la vasca. Sotto la fonte, infine, si trova una galleria lunga 256 metri e alta 190 centimetri che può essere visitata facendosi accompagnare da una guida speleologa.

