Comitato Salvun Antersasc: “Preoccupati dai lavori”
Torna al centro del dibattito la Valle di Antersasc, nel cuore del Parco Naturale Puez-Odle. A riaccendere l’attenzione è la segnalazione di un comitato di cittadini e appassionati della montagna, che ha contattato la redazione di BZ News 24 chiedendo di portare alla luce quanto sta avvenendo nell’area, ritenuta uno degli ambienti più integri delle Dolomiti. Secondo il comitato, nelle ultime settimane sarebbero in corso interventi che comprendono lavori di ampliamento della viabilità, movimenti di terra e opere infrastrutturali. A supporto della segnalazione sono state inviate queste fotografie che mostrano la presenza di mezzi d’opera, escavatori e camion all’interno della valle.Per i promotori dell’iniziativa, la questione non riguarda soltanto l’impatto visivo dei cantieri, ma il principio stesso della tutela di un territorio sottoposto a diversi livelli di protezione ambientale. La Valle di Antersasc si trova infatti all’interno del Parco Naturale Puez-Odle, ricade nella rete europea Natura 2000 e fa parte del sito Dolomiti riconosciuto come Patrimonio Mondiale UNESCO.
La discussione sulla realizzazione della strada non è nuova. Già nel 2011 il progetto aveva suscitato un acceso confronto tra enti pubblici e associazioni ambientaliste. All’epoca il Tribunale amministrativo regionale di Bolzano accolse un ricorso presentato da WWF e Dachverband, annullando l’autorizzazione relativa a una parte del progetto e stabilendo che il sentiero nell’area della malga dovesse rimanere inalterato. Negli anni successivi l’iter amministrativo è però proseguito. Secondo quanto riportato dal comitato e dalla petizione online promossa sulla piattaforma Change nel luglio 2021 sarebbe arrivato il via libera definitivo alla prosecuzione della strada per gli ultimi 850 metri.
Il gruppo che ha scritto a BZ News 24 contesta le motivazioni dell’intervento. Nella petizione si sostiene “che la strada venga giustificata con l’esigenza di recuperare le strutture esistenti e rilanciare l’attività agricola e di pascolo, ma il vero limite storico della valle è rappresentato dalla scarsità d’acqua e non dall’assenza di un collegamento carrabile”. Da qui nasce il timore, espresso chiaramente nella raccolta firme, che l’opera possa in futuro “favorire destinazioni diverse rispetto a quelle dichiarate, con possibili ricadute anche sul piano turistico”. Si tratta di valutazioni e preoccupazioni avanzate dal comitato, che al momento non risultano supportate da elementi ufficiali che dimostrino un diverso utilizzo dell’area rispetto a quanto autorizzato.
Al di là delle diverse posizioni, la vicenda riporta al centro una domanda destinata che continua a far discutere: come conciliare gli interventi autorizzati sul territorio con la conservazione di ambienti considerati tra i più preziosi dell’arco alpino?

