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Vuoti

CONTI AL MATTINO – VUOTI 

Pronti, via e ci hanno già propinato due slogan da vuoto pneumatico. 

Claudio Corrarati ha inaugurato i suoi profili social con un carosello che chiude in “Vogliamo una città sostenibile per i cittadini”.

Come? Ah boh, La Civica a sostegno mostra un centimetro in più (rimodulazione della Cosap, che peraltro interessa solo i pubblici esercizi) e un’altra nube indeterminata come “riduzione degli sprechi” e “rimodulazione delle voci di bilancio”. Che è come dire “risolviamo la fame del mondo dando del cibo”.

Sì ma come? 

Juri Andriollo in un’intervista al giornale Alto Adige, dal canto, suo annuncia una “Bolzano al top d’Europa”. 

Per cosa? Boh. Di quale classifica? Eh. Secondo quale standard europeo? Mah. 

E, soprattutto anche qui: come?

Ecco, tenetela a mente questa semplice domanda. Come?

Se i candidati non sanno spiegarvelo bene stanno facendo pubblicità male. Qualsiasi campagna, per funzionare, cerca di essere sicura che il prodotto sia noto al target. Su questo imposta brief, creatività dei visual, copy con eventuali claim, produzione e, infine, il debrief (per fare una sintesi davvero grossolana).

Davanti, però, ha il prodotto. 

Uno slogan, ovviamente, non può sostituire un programma elettorale (per ovvi motivi di sintesi) ma deve comunque trasmettere qualcosa in un contesto pratico. Altrimenti è una frase appesa nel vuoto. Persino il genio di Giovanni Porro la Peugeot 206 la faceva vedere dopo che l’elefante ci si era seduto sopra. 

Qui il prodotto (la vera proposta elettorale) ancora per il pubblico non esiste ed è inutile che chiedano pazienza ai cittadini se il ritardo è colpa del loro non saper trovare un candidato. È come versare il vino addosso a tua moglie e dare la colpa a lei perché ti era seduta di fronte al tavolo. 

Noi siamo la moglie inzaccherata. 

Cosa distingue la proposta di città di Corrarati da quella di Andriollo? A due mesi dal voto, almeno io, non so cosa rispondere. Se la cosa è comune significa che il “prodotto candidato” è ancora totalmente privo di “brand identity” e, forse, ha qualche value che si porta dal passato (come il pragmatismo e l’empatia). Che sono, però, del singolo e non della proposta politica. 

Pure sul fronte del puro marketing, insomma, c’è poco da tergiversare e molto da fare. 

La comunicazione è meno importante delle misure concrete ma serve a portare i cittadini a scegliere.

Persino a votare. 

Una parte dell’assenteismo (forse piccola) è legata all’incapacità dei partiti di dire qualcosa di veramente pieno coniando slogan che sono da sottoscala della creatività e da cantina del pragmatismo. 

Vuoti come le urne.

✍️Alan Conti 

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