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Drago: “Sono tornato a Rijeka con Bolzano nel cuore, ecco la mia nuova vita”

Drago Doderovic ha animato la vita bolzanina e laivesotta per 30 anni. Ha deciso di tornare in Croazia ma senza dimenticare l’Alto Adige: “Qui il mare cambia le prospettive ma ricordatevi che Bolzano è ancora un’isola felice”

“Tutti mi dicono che sono tornato a casa ma io di case ne ho due. Due cuori. Due patrie. Quindi sì, sono tornato a casa ma ho lasciato un’altra casa”. Drago Doderovic è una di quelle persone che Bolzano (e Laives) si erano abituate ad avere con sè. Il Bar Galvani, certo, ma anche grande voglia di organizzare, creare e far vivere il territorio. Una presenza forte della comunità: in Alto Adige da 30 anni e sempre con una certa dose di iper attivismo addosso. Poi, chiaro, lui stesso era un ponte verso la sua Croazia: a lui si chiedeva consiglio per il mare e da lui si andava a fare le interviste se la nazionale di Modric brillava ai Mondiali. Scoprire che si è trasferito nella sua Rijeka (l’italiana Fiume) lascia quindi un misto di nostalgia e curiosità. Lo abbiamo raggiunto per farci raccontare questa nuova vita che non dimentica affatto la vecchia. Anzi. 

Per molti è stata una sorpresa ma un po’ è stata colpa mia. Non ho detto praticamente a nessuno del trasferimento. Un po’ per scaramanzia e un po’ perché mi spiaceva affrontare il discorso. Così il 26 luglio ho chiuso il Bar Galvani e il 27 luglio sono partito per Rijeka” 

Emozioni? 

“Tantissime. Cosa vuole, ho passato trent’anni a Bolza e la sento ancora come la mia Heimat. Ti puoi allontanare fisicamente dall’Alto Adige ma nel cuore rimane sempre vicino. Non ho assolutamente voluto recidere tutti i legami. Anzi”

Però adesso vede il mare tutti i giorni dalle finestre…

“Quello sicuro. Ovviamente i problemi quotidiani esistono anche qui ma affrontarli quando puoi fermarti ogni tanto a guardare l’orizzonte, le barche, il porto o le onde, beh, rende tutto un po’ più leggero”

Come sono stati i primi giorni di nuovo a Rijeka?

“All’inizio con il trasloco e l’arredamento della nuova casa e stato tutto molto veloce. Una volta assestati io e mia moglie ci siamo trovati a passare da una vita con giornate iper intense tra bar, lavoro e foglie a giornate libere. È strano, talvolta bello e talvolta straniante. Specie per chi ha un carattere molto attivo come noi. Abbiamo due splendidi cani e sono stati un impegno decisamente pieno di positività” 

Ci sono anche le nuotate al mare…

“Macchè – ride – mi sono impigrito prendendo pure alcuni chili. Adesso mi rimetto in riga” 

Drago ma che fa a Rijeka?

“Sicuro non il barista – ride – ma non per irriconoscenza verso il mestiere, semplicemente in quel settore ho già dato tutto. L’altro giorno ho montato un barbecue e nemmeno sapevo se sarei stato ancora in grado di grigliare. Scherzi a parte quel tempo ha avuto una sua conclusione e ora inizio altro”

Cosa?

“Ho aperto un’attività di intermediazione sanitaria legata ad alcune cliniche dentistiche e immobiliare per alcune case da investimento o vacanza”

Curarsi i denti in Croazia è una strada percorsa da molti italiani.

“Sì ma sia chiaro che io non sono un medico che può permettersi di consigliare alle persone cosa fare della propria salute. Posso, peró, essere l’anello di congiunzione tra la realtà altoatesina (o in generale italiana) e quella croata. Spesso, per esempio, ci sono bolzanini incuriositi da questa opportunità ma non si fidano perché non conoscono le strutture e non sanno cosa può accadere o cosa possono trovare. Se trovano me a Rijeka e sono io ad accompagnarli o indicare loro alcune eccellenze allora possono sentirsi più sicuri”

E gli immobili? 

“Beh, non sono certo io a dover insegnare agli italiani dove andare in vacanza e come scegliere dove mangiare. Qui trovano delle opportunità interessanti. Se ne accorgono anche loro. Io, anche qui, mi pongo da intermediario capace di garantire una conoscenza diretta di entrambe le realtà e di entrambe le lingue”

Rimarrà, dunque, un filo diretto importante anche con l’Alto Adige? 

“Ma assolutamente, sia affettivo sia professionale. Non si spezzerà mai. Pensi che il logo della mia nuova attività avrà il campanile in stile veneziano della città di Rijeka davanti alle Dolomiti. Ho voluto fondere queste mie due anime. Le mie figlie, inoltre, sono restate a studiare in Italia: una a Trento e l’altra a Trieste. C’è un amore eterno” 

Parliamo un po’ di Rijeka…

“Volentieri”

Come si vive? 

“Bene, la città è molto bella e con un mare che scalda il cuore ogni giorno. Ha una dimensione come Bolzano (107.000 gli abitanti) ma ancora non ho quella rete che avevo a Laives. Lì andavo a prendere il pane e salutavo dieci persone, qui non mi fila nessuno. Anche questo mi fa ridere quando mi dicono che sono tornato a casa. Ci vuole un po’ di tempo ma è chiaro che quella socialità manca. Occhio, però, a immaginarsi il paradiso economico croato”

Sarà più facile fare impresa rispetto all’Italia…

“Non creda. Sì e no. Qui, per esempio, l’IVA è al 25% anche se non si applica sotto i 50.000 euro di fatturato. Molte soglie fiscali, inoltre, sono simili a quelle italiane. Ancora devo orientarmi bene in questo nuovo sistema: per fortuna c’è una commercialista che mi aiuta splendidamente”

Il carovita, però, morderà meno…

“Scherza?”

Beh, no. 

“Assolutamente no. Faticherà a crederci ma qui la spesa costa circa il 20% più che a Bolzano e gli stipendi sono mediamente di 1.300 euro. Per quello che sento io anche più bassi. Mi chiedo come facciano a starci dentro tutti ed effettivamente fatico a darmi una risposta. Probabilmente molte case sono di proprietà quindi si soffre meno, rispetto a Bolzano, del peso degli affitti o dei mutui ma i giovani sono davvero in difficoltà” 

Insomma nel capoluogo altoatesino siamo ancora un’isola felice? 

“Bolzano è un’isola felice, eccome, e va amata prendendosene cura. Questo non significa che non ci siano problemi o che vadano negati. La criminalità è crescente, il traffico sempre molto critico e la politica non sempre all’altezza. Detto questo ci sono anche moltissimi aspetti positivi per un luogo dove si vive bene e dove ci sono molti servizi. Sembra un luogo comune ma è proprio quando non si hanno più che certe cose si apprezzano meglio. Allontanarsi un poco, talvolta, permette di mettere meglio a fuoco”. 

Alan Conti 

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