Bernardo: “Le cure palliative non sono l’ultimo giorno”
Negli scorsi giorni il consigliere provinciale Thomas Widmann ha presentato un’interrogazione in Consiglio provinciale per segnalare alcune criticità nell’assistenza palliativa domiciliare in Alto Adige, in particolare nei fine settimana. L’attenzione sollevata sul tema è stata accolta con interesse anche dall’ex primario del servizio aziendale di cure palliative, dott. Massimo Bernardo, che per molti anni ha guidato la rete altoatesina. Il suo, quindi, è un punto di vista frutto di anni di esperienza sul campo.
Bernardo, pur ringraziando per il dibattito aperto, sottolinea un aspetto fondamentale: «Si confonde troppo spesso il significato delle cure palliative, riducendole all’assistenza negli ultimi giorni o ore di vita. In realtà – ricorda – la loro missione è molto più ampia: garantire, lungo tutto il percorso della malattia, la miglior qualità di vita possibile, come sancito dalla legge 38/2010».
Proprio per questo, l’ex primario invita a non attivare le cure palliative soltanto in prossimità della morte, attraverso dimissioni ospedaliere improvvisate e spesso dolorose per i familiari, ma a coinvolgere la rete il più precocemente possibile. «Così facendo – spiega – il fine vita diventa parte di un percorso di accompagnamento che riduce sofferenze e paure, permettendo a ogni paziente di concludere la propria vita nel luogo desiderato, senza dipendere dal giorno della settimana o dagli orari di ufficio».
Bernardo ricorda inoltre come negli ultimi anni le cure palliative abbiano compiuto grandi progressi in Alto Adige, tanto da essere considerate un’eccellenza a livello nazionale. «Nonostante le note carenze di organico – evidenzia – la rete funziona grazie all’impegno straordinario di infermieri, medici palliativisti e medici di medicina generale, che con dedizione vanno ben oltre i normali orari di lavoro per garantire continuità assistenziale ai malati e alle loro famiglie».
L’associazione Il Papavero – Der Mohn si unisce a queste riflessioni ribadendo l’importanza di una cultura della cura che accompagni i pazienti e le loro famiglie fin dal primo momento della malattia, e non soltanto nel tratto finale del percorso di vita.

