Il pagellone di Sanremo: Mengoni dove merita, che noia i selfie
di Stefano Rossi
Abbiamo deciso di stilare un pagellone della 73° edizione del Festival di Sanremo. Dal dominio totale del vincitore Marco Mengoni a un eccesso utilizzo dei social, dalle puntate infinite a Mr. Rain che ci ha portato prima la sua pioggia e poi il sole.
MARCO MENGONI – 10 E LODE
Non serve nemmeno dare un giudizio o un commento. Ha semplicemente dominato il Festival dall’inizio alla fine, rimanendo sempre in testa e senza sbagliare un colpo. Non solo crea un testo bello e vivace da portare sul palco dell’Ariston ma conquista tutta Sanremo, la Liguria e l’Italia intera con Let it be nella serata delle cover. DOMINATORE
MR. RAIN – 10
Non ha vinto il Festival ma ha indubbiamente vinto nella vita. Porta sul palco dell’Ariston una canzone bella e convincente e il coro dei bambini rende il tutto più bello. La vera forza di Mr. Rain però sta nella sua semplicità, nel suo volto pulito e nella purezza in cui invita tutti a chiedere aiuto in caso di bisogno, il vero significato del testo, la sua vera vittoria. Esempio. HA SMESSO DI PIOVERE
COMA COSE – 9
L’amore che si sono giurati e hanno trasmesso a tutti è il risultato del loro Festival e della loro canzone “L’addio”. Non contenti regalano fiori a tutta Sanremo, un bel gesto d’amore, un fiore che può essere ulteriormente regalato. Inoltre si sono promessi amore eterno decidendo di sposarsi. TRIONFO DELL’AMORE
MANESKIN e TANANAI – 8
I Maneskin tornano sul palco dell’Ariston come ospiti e lo fanno in maniera super convincente, ipnotizzante direi. Si prendono totalmente la scena con la loro trasgressione e ribellione.
Tananai, invece, si riscatta dopo l’ultimo posto dell’anno precedente con “Tango”, pezzo bello bello. E per chi ancora non avesse visto il video della canzone è giunto il momento di farlo, rende il testo ancora più bello e profondo.
FEDEZ – 7.5
Potrebbe salire tranquillamente sul palco della crociera a cantare una canzoncina e fare tutti felici, invece in pochi minuti spara su tutto: il governo, Codacons, l’aborto. Poi cita l’articolo 21 (“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”), ripreso la sera precedente da Benigni. Ne esce pulitissimo, assumendosi tutte le responsabilità. Gratta da pelare sicuramente per i suoi avvocati, però coraggio e scelta rispettabilissima. Non ancora soddisfatto in coppia con gli “Articolo 31” urlano “Giorgia legalizzala”, riferendosi ovviamente alla cannabis. RIBELLE
AMADEUS – 7
Conduce a meraviglia il suo ennesimo Festival. Spigliato, elegante, gentiluomo, sempre appropriato anche nelle accuse fuori Sanremo e nei contrattempi all’interno del 73° Festival. Blanco gli sfascia il palco, lui cerca di mantenere la calma in sala. Il “bambino di Mr.Rain” gli dice: “Forza Milan” e lui scherzosamente lo porta fuori in braccio. Bravo anche a gestire i temi più delicati, come ad esempio il ricordo delle Foibe e la guerra in Ucraina. La spalla di Gianni Morandi, sempre sul pezzo, ha sicuramente aiutato. PRECISO
MONOLOGHI FRANCINI E FAGNANI – 6.5
I monologhi migliori sono quelli di Francesca Fagnani e Chiara Francini, per il semplice motivo che sono quelli che hanno saputo dare più speranza. Quello della giornalista, in collaborazione con iragazzi del carcere minorile, è da brividi, profondo e pieno di futuro. A maggior ragione in un periodo in cui siamo tutti fanatici della serie “Mare fuori” (attori oltretutto presenti all’Ariston venerdì sera) e speriamo che fuori ci sia un “mare” anche per le “cause perse”, come direbbe Sethu. La Francini invece fa i conti con il tempo che passa e il non essere ancora diventata madre, sentendosi una “donna di merda” per questo motivo. Come se la società ci imponesse di diventare genitori e creare una famiglia. Toccante anche il suo monologo. SPERANZA
ROSA CHEMICAL – 6+
Stravagante, innovativo, bizzarro, rosa (molto rosa) come i suoi look e il suo furgoncino. Il suo pezzo è forse il più ballabile di tutti, una “tiritera” che ti entra in testa. Poi riassume in una frase, quello che altri hanno provato a dire in un’intera serata: “Voglio dedicare questa canzone a chi almeno una volta nella vita si è sentito sbagliato e invece era semplicemente diverso”, facendo sentire così meno soli tutti coloro che si sono sentiti sbagliati. Il voto sarebbe potuto essere più alto ma il colpo di scena, nella serata finale, con Fedez è sembrato un po’ troppo eccessivo e volgare. SOCIALE
FANTASANREMO – 6
Il Fantasy game di Sanremo, con quasi 2 milioni di squadre, è definitivamente esploso. Non che il Festival necessiti di pubblico perché alla fine è quella trasmissione che non guarda mai nessuno ma alla fine tutti ne parlano e tutti lo vedono. Vero però che può essere un modo per avvicinare un ulteriore spicchio di pubblico, soprattutto giovanile, e di incrementare lo spettacolo da parte dei concorrenti che ci tengono a fare felici i fantallenatori. ACCATTIVANTE
GIANLUCA GRIGNANI – 6–
Non brilla quasi mai nel corso del Festival nonostante la canzone dedicata al padre sia molto profonda. Dà una lezione di stile e spezza una lancia in favore di Blanco nel corso della terza serata quando non si sente in cuffia. Ferma la musica, chiede scusa per l’errore e ammette che a 50 anni ha imparato come si fa, a 20 sarebbe stata un’altra cosa. Il messaggio “No war” è piuttosto pacchiano, così come l’esibizione con Arisa, ma il significato resta sempre valido, nulla da obiettare.
Nota di merito anche per Ultimo che ha più di qualche intoppo con Ramazzotti nella serata dei duetti. Eros dice platealmente “Sai che non me la ricordo” e Ultimo non fa una piega, continua a cantare e ci mette più di qualche pezza, strappando comunque la standing ovation del pubblico. ELEGANTI
ANGELO DURO – 5
Forse la trasgressione di Angelo Duro non è quella che il Festival stava attendendo (sicuramente più piacevole quella dei Maneskin). Non si è capito cosa volesse dirci realmente, sicuramente ha voluto fare qualcosa di più dei reels su Instagram, simpatici, divertenti e di piacevole ascolto. Forse però serviva una cosa più semplice che facesse sorridere anche gli spettatori dell’Ariston, immobili dinanzi all’ironia pungente del comico. NO FUN
BLANCO – 4
Non si sente in cuffia e così distrugge il palco e le rose. A fine “show” sarebbe bastato chiedere “scusa” ma lui “voleva divertirsi” … spaccando tutto. L’Ariston rumoreggia e non apprezza. Certo, non dimentichiamolo, ha 19 anni e a quell’età, come ci ha anche detto Grignani, è più facile sbagliare. Nonpossiamo condannarlo, però insomma si poteva evitare… vero anche che nei giorni successivi radio, social e media parlavano solamente di Blanco e del suo pezzo “L’isola delle rose”. Qualcuno diceva che parlino bene o che parlino male purché neparlino. MARKETING
Nel frattempo, nota a margine, Gianni Morandi – con 60 anni di carriera alle spalle – insegna a Blanco l’umiltà. Prende la scopa e comincia a spazzare il pavimento dell’Ariston – cosparso di rose – come se fosse il pavimento di casa sua. Nonostante la non più giovane età, corre ancora, è freschissimo e si potrebbe dire che “sta ancora andando forte”, sapendosi adattare ad ogni situazione tipo il “ciao fratello, ciao bro” con Lazza, rendendosi – per quanto possibile – ancora “giovane”. ETERNO
CHIARA FERRAGNI – 3
Che sia un po’ emozionata e impacciata a condurre ci sta, alla fine non è il suo mestiere. Rivedibili tutte le scelte che appaiono forzate, solo per diventare la “Paladina della Giustizia delle donne”. È tutto vero o è solo un’immagine costruita per diventare il simbolo di molte ragazze e future follower? È sembrata finta, poco vera, costruita, così come il suo monologo che in fin dei conti non è sto granché. Alla conferenza stampa fatica a rispondere alle domande, ennesima difficoltà ad uscire dall’immagine che si è costruita. E se lo ha fatto per le donne, allora perché indossare il vestito con disegnato il suo corpo? La Ferragni è indubbiamente una bella donna in un bel corpo. Quanto è grande il rischio che quello diventi il modello di donna ideale e corpo da seguire? Ricadiamo negli stereotipi della donna forte e perfetta in un corpo magro, alto e splendido.
Il vestito con gli insulti, invece, è riduttivo. Certo, lei più di molti altri ha dovuto subire l’odio e la stupidità degli haters in rete. Ma il messaggio che, forse, doveva passare non erano gli insulti che ha subito ma, meglio, che non dovrebbero esserci insulti e cattiverie online. Poteva essere un’occasione per educare alla gestione dei social e chi meglio di lei poteva farsi portatrice di questa speranza? Chi meglio di lei poteva trasmettere questo messaggio? Se scrivessi “Forza Juve” su Facebook, sicuramente qualcuno mi commenterebbe con “Gobbo di merda”, “Schifoso rubentino” e le donne in questo caso non c’entrano nulla, c’entra l’imparare a comunicare online. Avrebbe potuto insegnarci qualcosa. Quando si forza troppo qualcosa, come ha fatto lei, non sembra più vero, ma semplicemente forzato. Perché parliamo sempre di “sessismo” e “femminismo” ma solo quando ci fa comodo? Perché nessuno parla delle belle donne che lavorano in tv essendo più o meno brave? È un giudizio meritocratico? Se una fosse brava allo stesso modo di un’altra ma non rispetta i canoni di bellezza richiesti, lavorerebbe comunque? Allora questa non è meritocrazia ma la vendita del corpo di una bella donna in vetrina.
La Ferragni è una donna potentissima e poteva insegnarci tante cose, invece si è messa in mostra creandosi un ruolo, ingannando un po’ tutti e costruendo un piacere assoluto intorno a lei e ai suoi abiti, in realtà è solamente stata banale. FINZIONE
PROFILO INSTAGRAM DI AMADEUS – 2
Nonostante l’ottima conduzione del duo Amadeus-Morandi un appunto negativo va fatto anche a loro. La Ferragni crea il profilo Instagram di Amadeus e da quella sera stessa diventa un continuo piacere per i like e controllo spasmodico dei follower che crescono in maniera spaventosa, grazie al potere dell’influencer e di Sanremo, nonché della notorietà di Amadeus. Nel corso delle serate diventa anche una sfida scherzosa tra lui e Morandi sul numero di seguaci con un selfie continuo. Stiamo facendo passare all’Italia l’importanza della visibilità online e di ottenere più like possibili. L’ESERCITO DEL SELFIE
L’ORARIO – 1
È vero è la “Settimana Santa”, una full immersion di musica, ma le puntate continuano a durare troppo, sempre fino alle due di notte. La gente lavora, la palpebra cade e si va a letto, nonostante il piacere dello spettacolo. Fiorello ci ha tanto scherzato sulla questione dell’orario ma, purtroppo, è una problematica, nonostante immagino non sia facile trovare una soluzione per la kermesse, concentrata in pochi giorni. NOTTI INFINITE

