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”Volevo solo incontrare il presidente”

Lettera immaginaria ma non immaginifica.

Surreale ma reale.

“Sono un papà di famiglia. Ho una moglie dentro il cuore che cammina con me nella vita assieme a due piccoletti. Il maschio, grande, quattro anni. La femminuccia, piccola, un anno e mezzo. 

Trent’anni, abito a Laives, lavoro alle Acciaierie da una decina. 

Ieri abbiamo fatto il corteo. Bello, dai. Gente, bandiere, cori, petardi. Abbiamo fatto un po’ di casino ma senza esagerare. Il giusto. Si è riso assieme comunque e i bolzanini, beh, è stato bello vederli con noi. 

No perché io comunque sorrido ma a gennaio potrei essere senza lavoro e questo pensiero è duro. Per me ma sopratutto negli occhi di mia moglie e dei miei bambini. Sono preoccupato per loro. Che faccio se accade? Rimango? Io non posso crederci a quella idiozia che i tedeschi vogliono far chiudere la fabbrica così gli italiani sono praticamente costretti ad andarsene. Però, oh, se succede forse devo andarmene. Strappare noi da un posto che amo. Strappare i bambini da una terra dove amano crescere. 

Non ho nemmeno capito bene chi sia il problema. Provincia, Stato, Europa: sono tutte cose che pago con le tasse e che dovrebbero proteggermi però, boh, in questa mia paura che non posso nemmeno dire non è che mi senta tanto protetto.

Ieri volevo incontrare il presidente. Sì so che era impegnato prima in giunta e poi in conferenza stampa per discutere dello stanziamento della circonvallazione di Rablá. Però, insomma, io sono pur sempre accompagnato da 700 colleghi che hanno nel cuore quella mia stessa paura. A Rablà passano 700 auto in un giorno? Scherzo dai. Però. Peró i due assessori italiani ci hanno incontrato: la giunta non la fanno insieme? Almeno ci hanno detto che ci sono vicini anche se quando hanno scritto e approvato questo benedetto bando mi hanno detto che poi non è che ci hanno proprio proprio tenuto vicini. 

Comunque alla fine il presidente non l’ho incontrato. Non è sceso. Sarà per un’altra volta e prenderemo appuntamento con la segretaria. Sempre che ci sia un’altra volta perché se la lista d’attesa è come quella per le risonanze magnetiche della loro sanità rischia di essere tardi. Sono cresciuto fuori Bolzano e mi hanno detto che quello prima riceveva chiunque alle 6 di mattina? È vero? Che storia. Bello. 

Non so, in ogni caso io continuo a non credere a quella cosa dei tedeschi perché il mio sindaco, che è tedesco, ieri in corteo c’era. Però, ecco, questa Svp mi sembra un pochino assente e non ho capito bene cosa le ho fatto. Pare persino che la mia fabbrica porti 24 milioni alla Provincia dove sono quasi tutti i tedeschi. Io a chi mi porta i soldi, tendenzialmente, voglio bene. 

Niente, al presidente volevo dire che l’ho ascoltato, mesi fa, quando diceva che loro mille euro al mese in più se li meritano perché lavorano duro. Ecco, anche io lavoro duro e mille euro al mese me li terrei volentieri.

Un po’ come lui. Siamo simili.

Più o meno. 

Dicono tutti di voler essere il presidente di tutti ma  poi, forse, non ci riescono tutti”.

✍️ Un operaio della Valbruna

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