Ma è vero che le donne dei Tarocchi devono essere bianche?
Le case di Bolzano hanno prezzi altissimi, il sociale richiede sfide delicatissime e la mobilità è (come sempre) un tema delicato.
Noi, però, questo agosto grazie a una disquisizione sui murales della nuova scuola media Ada Negri aperta dall’assessora Patrizia Brillo dobbiamo occuparci dei tarocchi. Precisamente del colore della pelle “originale e iconografico” in riferimento agli Arcani Maggiori dell’Imperatrice e del Mondo. Tralasciando la raccolta dei punti di vista vari dei nostri politici proviamo a concentrarci su cosa conta davvero: un fact checking.
Esiste davvero una “tradizione iconografica dei Tarocchi” che imponga o renda filologicamente corretta la pelle bianca/rosata per l’Imperatrice e il Mondo, rendendo invece impropria una figura nera?
Un controllo sulle fonti storiche porta a una risposta piuttosto netta: no, almeno non come regola iconografica. I Tarocchi nascono nell’Italia settentrionale del Quattrocento. Il Metropolitan Museum colloca le prime testimonianze tra gli anni 1440 e 1450 e ricorda un elemento fondamentale: erano originariamente carte da gioco, mentre l’associazione con divinazione e occultismo si affermerà soltanto secoli dopo. Anche la Morgan Library, che conserva parte dello straordinario mazzo Visconti-Sforza del 1450-1480, conferma questa ricostruzione.
Nei mazzi rinascimentali le figure hanno naturalmente caratteristiche riconducibili all’Europa dell’epoca. Ma questo non significa che la carnagione bianca costituisca un attributo necessario dell’Arcano. La scheda della Morgan dedicata all’Imperatrice Visconti-Sforza documenta la carta storica, ma non emerge alcuna regola secondo cui il colore della pelle ne determinerebbe l’identità.
Anche parlare di un’unica iconografia immutabile è problematico. Il Met evidenzia differenze persino nella struttura dei primi mazzi: il più antico Visconti presenta caratteristiche diverse dal Visconti-Sforza e comprende anche Fede, Speranza e Carità. La tradizione dei Tarocchi, insomma, si è trasformata nel tempo.
C’è poi una controprova interessante sul terreno dell’arte. Salvador Dalí reinterpretò liberamente i personaggi: nel suo mazzo trasformò la moglie Gala nell’Imperatrice e se stesso nel Mago. Non una riproduzione filologica, dunque, ma una rielaborazione artistica che conserva il riferimento all’Arcano.
Il fact checking non può stabilire se sia artisticamente o politicamente opportuna la scelta delle autrici del murale bolzanino: quello appartiene al dibattito. Può però verificare la premessa storica. Il verdetto è che non risulta documentata una prescrizione iconografica che imponga all’Imperatrice o al Mondo la pelle bianca o rosata. È corretto dire che questa prevale nei mazzi storici europei; non lo è trasformare quella prevalenza storica in una regola necessaria dell’Arcano. Non esiste un “tarocco originale” cui dover essere fedeli.
Altro aspetto. Brillo cita tra gli esempi virtuosi Leonora Carrington, affermando che grandi artisti avrebbero reinterpretato gli Arcani senza perdere il legame con il loro significato.
Ebbene: Carrington nel 1955 realizzò i suoi 22 Arcani Maggiori e la sua Imperatrice è verde, gravida e con lunghi capelli. Non bianca/rosata.
Questo è particolarmente significativo perché porta a una contraddizione logica nell’argomento: se un’Imperatrice verde è una legittima reinterpretazione artistica, diventa molto difficile sostenere su basi iconografiche che una donna nera non possa esserlo.
È vero, infine, che «ogni Arcano Maggiore possiede un preciso significato esoterico costruito nel corso dei secoli»?
No e per spiegarlo torniamo al principio. I Tarocchi non nacquero come sistema esoterico. Il Metropolitan Museum ricostruisce i primi mazzi del XV secolo come carte da gioco aristocratiche e colloca il Visconti-Sforza nella Milano attorno al 1450. Anche la Morgan sottolinea che quei mazzi erano stati creati per essere utilizzati come gioco dalla nobiltà e che l’associazione con occultismo, divinazione e destino arrivò soltanto secoli dopo. Quindi una formulazione rigorosa sarebbe: “Le immagini dei Tarocchi hanno una lunga storia iconografica; i complessi sistemi esoterici associati agli Arcani sono invece elaborazioni successive.
Dire che ciascun Arcano possiede da sempre un «preciso significato esoterico costruito nel corso dei secoli» sovrappone due fasi storiche differenti. E questa, chiaramente, è un’alterazione culturale.
✍️ Alan Conti

