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”Capire il rischio prima che diventi allarme”

Non più sistemi capaci soltanto di segnalare un’intrusione già in corso, ma soluzioni in grado di riconoscere l’evoluzione di una situazione potenzialmente pericolosa e adeguare la risposta al livello di rischio. È questa, secondo Matteo Emanuele Fiasca, founder e CEO di NetCom Security Group e consulente esperto di sistemi di sicurezza ad alto rischio, la trasformazione destinata a caratterizzare il futuro del settore della sicurezza. Un tema che potrebbe diventare centrale anche in vista della prossima edizione di “SICUREZZA”, la manifestazione di Fiera Milano dedicata alle tecnologie del comparto. Al centro dell’evoluzione ci sarà l’intelligenza artificiale, ma il cambiamento non riguarderà semplicemente l’arrivo di telecamere più avanzate.

Fino a oggi, infatti, gran parte dei sistemi ha lavorato secondo una logica essenzialmente reattiva: si verifica un evento, il dispositivo lo rileva e genera un allarme. L’intelligenza artificiale apre invece la strada a piattaforme capaci di analizzare il contesto, mettere in relazione le informazioni provenienti da telecamere, sensori antintrusione e sistemi di controllo degli accessi, riconoscere eventuali anomalie e formulare una valutazione dinamica del rischio. Il passaggio successivo sarà rappresentato dalla sicurezza adattiva: il sistema non dovrà limitarsi a comprendere che il livello di rischio sta cambiando, ma sarà chiamato anche ad adeguare la propria risposta allo scenario rilevato, indirizzando l’attenzione degli operatori verso gli elementi realmente significativi.

«Per trent’anni abbiamo chiesto ai sistemi di sicurezza di dirci quando stava accadendo qualcosa – osserva Fiasca –. La nuova generazione dovrà aiutarci a capire quando qualcosa sta diventando un rischio. La vera rivoluzione dell’intelligenza artificiale non sarà vedere di più, ma comprendere prima».

Per spiegare la differenza, Fiasca immagina uno scenario quasi cinematografico, ma utile a mostrare le potenzialità dell’integrazione tra diverse tecnologie. Un imprenditore rientra nella propria villa alle 23.40. Il sistema riconosce il suo veicolo e non rileva apparentemente nulla di anomalo. L’intelligenza artificiale, però, individua anche una seconda automobile comparsa ripetutamente lungo il perimetro esterno della proprietà e, poco dopo, una presenza in una zona nella quale, a quell’ora, normalmente non dovrebbe trovarsi nessuno. Nessuno ha ancora scavalcato la recinzione, nessuna porta è stata forzata e un sensore tradizionale potrebbe non avere motivo di attivarsi. Il sistema, tuttavia, non considera più ogni evento isolatamente: prova a leggere l’intero scenario. Correlando le informazioni potrebbe innalzare il livello di rischio e richiedere una verifica all’operatore, assegnando priorità ai dati più rilevanti. «Oggi un sistema può dirti che stanno entrando. Domani potrebbe aiutarti a capire che ti stanno aspettando», sintetizza Fiasca.

Se l’integrazione fra intelligenza artificiale, analisi comportamentale e sicurezza adattiva raggiungerà questo livello, non si parlerà più soltanto di videosorveglianza evoluta. Il sistema comincerà a interpretare i segnali e a riconoscere il rischio prima che si trasformi in un allarme vero e proprio. Una prospettiva promettente, nella quale resteranno però centrali la qualità delle informazioni raccolte, la corretta progettazione degli impianti e la supervisione di operatori qualificati.

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