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Fatelo a Bolzano

Fatelo a Bolzano. Il Capodanno. 

Noi che ancora frequentiamo Facebook ricordiamo abbastanza nitidamente quando il nuovo anno in città veniva salutato con un pirotecnico nulla. I partiti che amministravano erano più o meno gli stessi che oggi alzano il sopracciglio sul tema dell’economia della notte (aspettando si traduca in qualcosa di concreto). Semplicemente non esisteva la notte di Capodanno. 

Da qualche anno la festa di San Silvestro comunale é tornata e quest’anno é anche raddoppiata con l’appendice in Fiera fino a notte fonda per quelli, suppongo, che hanno un’età dove Facebook si frequenta molto meno. E questo va premiato. Se il cambiamento nella severità verso i botti della nuova amministrazione è stato intenso come il ruggito di Simba cuccioli all’iguana possiamo dire che sul fronte della festa la sterzata d’offerta é abbastanza netta. In meglio. 

Così entreremo nel 2026 con il paradosso di una Bolzano dalla notte più lunga il primo dell’anno e dalle notti più vuote il restante dei giorni. E ha ragione un lettore, nella lettera di ieri, quando scrive che la nostra città ha anche bisogno del nostro volerla vivere. Del nostro non arrendersi lasciandola in mano a una delinquenza che nessuno ha davvero mandato “fuori dalle palle” (come da slogan).

Partiamo dal Capodanno: dalla festa in una piazza (Vittoria) che finalmente nel 2026 vivrà l’inizio dei lavori di rilancio. Quasi una metafora. 

Viviamo di più Bolzano. Domani e tutto l’anno. 

Non è di chi tira sedie sulla schiena.

Non é di chi spacca le vetrine.

Non è di chi alimenta il proprio ego con un botto.

Non è di chi ruba, rapina, molesta.

É di chi la ama.

Iniziamolo bene.

✍️ Alan Conti 

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