Avatar 2, il capolavoro dove il cattivo sei tu
Ieri primo giorno di proiezione per Avatar 2 – La Via dell’Acqua. James Cameron trionfa ancora con un film dalle mille profondità. Con il profondo disagio di essere noi i cattivi
di Alan Conti
C’è un aspetto importante che ha sempre reso James Cameron icona di un’idea: la qualità è sempre meglio della quantità. È per questo che Avatar 2 arriva tredici anni dopo il primo. Ma non è tutto qui. Vale anche per il cinema che sfida apertamente lo streaming televisivo e per riportare ferocemente nell’attualità la frase “no questo film va visto in sala”.
E James Cameron ha vinto.
Di nuovo.
IERI IL PRIMO GIORNO DI AVATAR 2
Ieri la prima giornata di proiezione della pellicola da 190 minuti (tre ore e dieci che volano) in tutta Italia. Noi abbiamo conquistato un posto all’Uci Cinema al centro commerciale Twenty di Bolzano. Un megastore che sta vivendo questo lancio con particolare emozione considerando che oggi pomeriggio è stato organizzato un truccabimbi a tema Na’vi. Un’attesa giustificata.
UN FILM DI GUERRA E UN DOCUMENTARIO
Avatar 2 è, contemporaneamente, un film di guerra e un documentario. Con dentro tutto. La famiglia, le difficoltà di essere genitore, il rapporto con gli animali e la natura. Fin qui pare un calderone banale ma è tutto profondamente filosofico. Persino gli effetti speciali da esplosioni esagerate sono controbilanciati da un mondo così nostro eppure del tutto alieno. Non è solo fantasia ma non è nemmeno realtà. Pandora non è fantascienza perché parla di noi ma non è nemmeno la nostra terra perché è decisamente meglio (oltre che diversa)/ Possiamo dirlo: probabilmente è quello che desidereremmo essere e qualcosa che abbiamo perso. Irrimediabilmente.
IL RAPPORTO PERSO CON L’ENERGIA
Il rapporto intenso con la natura distrutta ormai dall’artificialità è, chiaramente, la prima lettura del film. La più immediata anche se non la più banale. In realtà Avatar 2 va ancora più in profondità rispetto al primo capitolo di 13 anni fa. Non solo interconnessione ma anche la coscienza di essere parte di una stessa energia che si condivide, si trasferisce e poi si rende. Non è solo un attacco all’uomo che inquina e distrugge (la Gente del Cielo non si preoccupa nemmeno di un minimo di green washing che oggigiorno non si nega a nessuno) ma una vera e propria prospettiva psicologica o spirituale. La nostra storia è talmente piena di interpretazioni dell’anima e del post morte che nessuno ormai si preoccupa più di considerare l’energia che ci lega a cosa ci sta intorno. Abbiamo imparato a silenziarla, sepolta sotto tonnellate di convenzioni. Tutti allontanamenti dal concetto di una terra che è innegabilmente, al contempo, madre e tomba. “La via dell’acqua”’ altro non è che ciò che unisce questi lembi e la poesia che viene ripetuta due volte durante il film lo chiarisce perfettamente.

UN PADRE STANDARD?
La genitorialità è forse l’argomento che viene svolto con meno originalità. Empatico, certo. Molto umano e toccante. Ma niente stupisce davvero nei concetti che “il padre è colui che protegge” e nell’eterno oscillare tra durezza e comprensione. A questo aggiungiamo pure un discreto parricidio freudiano e il quadro “classico” è abbastanza completo. Oltre che paterno. Sì, in questo frangente (ma non solo) Avatar 2 è un film molto maschile perché la lente del rapporto con i figli è praticamente sempre quella di Jack e tutte le società Na’vi hanno un’impostazione sostanzialmente patriarcale.
PARLARE DI DIVERSITÁ
Altro tema che, senza falsi buonismi, pare ormai una tassa da pagare per ogni film o serie è l’accettazione della diversità. Lo spostamento che Cameron effettua della famiglia Sully dalla foresta al mare è magistrale perché antepone due archetipi naturali senza creare dei muri. I Na’vi di terra e marittimi sono uguali ma con leggere differenze. Un popolo che siamo abituati a considerare moralmente superiore al nostro scivola anche lui sulle debolezze di tutti: la diffidenza della diversità. Che poi si concretizza nella complessità dell’andare oltre mettendo in risalto le differenti propensioni all’apertura ma anche la forza propulsiva dell’integrazione e dello scambio. Non è necessario, per forza, dover inserire un personaggio “di colore” (qualsiasi sia quello diverso dalla maggioranza degli altri) o una coppia omosessuale per parlare bene di questi temi così fondamentali per il mondo contemporaneo. Anche in questo aspetto, se vogliamo, Cameron fa capire a Netflix che “ne ha ancora di pastasciutta da mangiare”.
L’ACQUA È UN PERSONAGGIO DI AVATAR 2
L’acqua è un personaggio del film. È straordinario il modo con cui questo regista riesce a dare l’anima a questo elemento naturale. Spostando i Sully al mare, di fatto, Cameron porta Avatar dentro Titanic. Le sequenze finali (senza spoilerare nulla) riportano dritti dritti all’affondamento del transatlantico ma con una maturità superiore di molte spanne (e non è scontato).

IL CATTIVO DELLA SAGA AVATAR SIAMO NOI
C’è, a Pandora, un mondo animale totalmente inventato eppure così capace di creare empatia. La pellicola riesce a farci affezionare enormemente ad esseri viventi che nemmeno riusciamo a codificare bene. Ricordano quelli del nostro mondo eppure a guardarli da vicino sono molto diversi. Il legame, di nome e di fatto, dei Na’vi torna anche in questo secondo capitolo in forme diverse. Sono proprio gli animali, però, l’elemento chiave per comprendere il senso più centrale di questo film.Avatar 2 è una pellicola dove pensiamo di essere i buoni palpitando con loro ma, in realtà, noi siamo i cattivi. Lo siamo perché le logiche che spingono i Demoni del Cielo ad aggredire Pandora sarebbero assolutamente comprese (se non condivise) dalla maggioranza delle nostre masse. A fronte di una terra ormai inabitabile è difficile ipotizzare un uomo che non sia disposto a passare sopra valori e moralità per trovare un luogo dove sopravvivere. Ma possiamo ancora scendere di livello per identificarci con i cattivi ponendo una banalissima domanda: “Saresti disposto ad uccidere una balena madre di un piccolo cucciolo per 180 milioni di euro?”. Onestamente quanti di noi direbbero di no?
Ecco perché quando ti alzi dalla poltrona dopo Avatar 2 hai un senso fortissimo di malinconia dentro: comprendi di aver ormai perso qualcosa di quasi definitivo e forse non averlo nemmeno voluto. È quella connessione al nostro mondo e quell’energia del tutto. Valori che ormai abbiamo appaltato al denaro rendendoli artificiali, finti, sporchi. E non sappiamo come uscirne.

