Attacco di panico: l’11% della popolazione lo ha provato
L’attacco di panico è la risposta del corpo ad un forte stress fisico o emotivo che ci destabilizza e che non riusciamo a metabolizzare. Per curare queste manifestazioni è fondamentale rivolgersi al medico di famiglia che invierà a visita specialistica
L’attacco di panico, pauroso compagno per l’11% della popolazione che ne ha subito almeno uno, rientra tra i disturbi dell’ansia. “Non è una patologia in sé, ma un potente campanello d’allarme: qualcosa nella nostra vita è cambiato e ci ha sovraccaricati. Per uscirne occorre, attraverso una buona psicoterapia, capire di cosa si tratta.” Spiega la psicologa e psicoterapeuta Francesca Zucali, vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi di Bolzano.
Continua la psicologa: “Solitamente è il medico di medicina generale il primo ad entrare in contatto con il paziente che ha avuto un attacco di panico. Una volta compreso che il problema non è organico, dovrebbe indirizzare ad un approfondimento presso la figura più adatta tra i professionisti della salute mentale: lo psicologo, psicologo e psicoterapeuta o psichiatra. Ricordiamoci che anche la mente, come il corpo, merita rispetto e cure adeguate.”

LA DIFFERENZA TRA ATTACCO DI ANSIA E ATTACCO DI PANICO
Subire attacchi di panico può favorire la caduta in stato depressivo: fondamentale la gestione degli episodi, nonostante la paura, attraverso una guida adeguata, per non sviluppare disturbi da panico. “Dal secondo attacco in poi, il paziente riesce a capire quando l’episodio sta arrivando. E’ importantissimo agire sulla respirazione, fermando l’iperventilazione che accompagna la paura di morire.”
Ciò che distingue l’attacco di panico da quello di ansia (più comune, si verifica nel 60-70% dei casi) è che nel primo caso il soggetto non riesce a continuare l’attività che stava svolgendo: cade in una sorta di derealizzazione. In un breve lasso di tempo l’episodio arriva al picco e si consuma in 10 minuti. “I sintomi sono in genere almeno quattro, tra palpitazioni, sudorazione, tremori, intensa agitazione e fame d’aria. Dal momento che è comune che i sintomi vengano confusi con quelli di un infarto, è ragionevole che il soggetto abbia paura di morire e, chi dovesse assistere ad un episodio farebbe bene a chiamare il 118, per escludere cause organiche.”
La politica dice sì allo psicologo di base, ma quando?
IL SOGGETTO CON ATTACCO DI PANICO VA AIUTATO A RESPIRARE
E’ frequente che dopo il primo attacco si viva un’ansia anticipatoria e si cerchi di evitare le situazioni ed i luoghi in cui si è consumato il primo episodio. Strategie che purtroppo non funzionano a lungo termine e che non fanno altro che deteriorare la qualità di vita dei pazienti.
“Il terapeuta dovrà aiutare il paziente a capire cosa gli induce lo stato di panico e dovrà spiegargli la dinamica dello stesso e le tecniche di gestione: avere cura del proprio respiro e adottare tecniche di rilassamento. Se dovessimo incontrare qualcuno con un sospetto attacco di panico per strada dovremmo cercare di rassicurarlo parlando in modo fermo e guardandola negli occhi. Dirle che il suo spavento è ragionevole, ma che è al sicuro. Aiutarla a respirare con naso e bocca in un sacchetto o in un guanto e chiedere se ha mai sofferto di attacchi di panico. E’ buona pratica anche chiamare un parente o un amico e un’ambulanza.”

