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Spaccio, 46 arresti e 22 milioni sequestrati: un fiume di droga verso la regione

Maxi operazione antidroga da parte della guardia di finanza e della polizia. Con 46 indagati individuate 4 associazioni a delinquere che facevano arrivare chili di droga dal Belgio e dall’Albania per venderla in Trentino Alto Adige. Il giro d’affari? 22 milioni di euro

L’elicottero che questa mattina sorvolava a bassa quota Bolzano ha svegliato la città con una certezza: “Sta accadendo qualcosa di grosso”. Previsione (facile) purtroppo azzeccata perché guardia di finanza e polizia di Stato hanno concretizzato ieri un’operazione che ha scoperchiato un fiume di droga e denaro diretto verso la regione Trentino Alto Adige dall’estero e capace di creare profitti illeciti ad addirittura quattro associazioni a delinquere di cui due di scala internazionale. Come ormai ritornello obbligato delle forze dell’ordine: “tutto va letto nell’ottica della presunzione di innocenza” ma quello che è molto meno presunto è la domanda enorme di droga che il nostro territorio sprigiona: l’aspetto meno spettacolare ma più preoccupante di questa realtà.

I numeri dell’operazione anti droga

Veniamo ai numeri: l’operazione Maolk ha portato a 46 soggetti sottoposti a ordinanza di custodia cautelare con 35 arresti e 11 obblighi di dimora. Gli arresti in flagranza sono stati 15. Dei 46 fermati 34 sono stranieri (in larga parte di cittadinanza albanese ma anche tunisini, iracheni, inglesi e francesi). Il sequestro di droga riempirebbe un tir: 23,7 chili di hashish, 20 chili di cannabis e 20,7 chili di cocaina. Il contante recuperato 220.000 euro. Inezie rispetto ai 610 episodi di spaccio monitorati con passaggi di 41 chili di cocaina, 84 chili di marijuana e 6,1 chili di eroina. Un totale di 165 chili figlio della voglia di consumo di un mercato, purtroppo, intergenerazionale. Calcolando queste proporzioni gli specialisti dell’antidroga hanno fissato in 22 milioni di euro il giro d’affari incassato dalle quattro associazioni portando al sequestro preventivo di 28 immobili e 2 negozi (a Bolzano una rivendita di alimenti e bevande) utilizzati per stivare droga e contanti. Bloccate anche disponibilità economiche su conti correnti. Per spiegare come si può arrivare a un calcolo simile basti pensare che per ogni chilo di cocaina sequestrato si arriva, in fase di taglio, a ottenere tre chili. Per ogni chilo tagliato di cocaina, a sua volta, si stimano 5.000 dosi vendibili al dettaglio.

Un’ “industria” da 11 milioni di euro l’anno

Le proporzioni economiche di questa operazione, dunque, mettono in luce un altro dato decisamente inquietante. Se in due anni di indagine il volume d’affari stimato è di 22 milioni di euro significa che in un anno l’”industria” della droga in regione produce un incasso di almeno 11 milioni di euro. “Almeno” perché, in realtà, sarà anche superiore (purtroppo non esistono solo queste associazioni). Un mare di soldi per un business che aveva anche una sua logistica particolarmente sofisticata. L’approvvigionamento della droga proveniente dall’asse del Brennero o della rotta balcanica avveniva, infatti, utilizzando due automobili. Una (con doppio fondo e carichi fino a 20 chili riempita come un uovo) chiamata balena e una denominata staffetta che si occupava del trasporto di quantità più piccole nei singoli centri come Trento, Rovereto o le valli. Lo smistamento dalla balena alla staffetta avveniva presso piazzole di soste in A22 per evitare al grosso carico il rischio dei controlli nei singoli caselli (l’unico possibile filtro su territorio italiano, a quel punto, rimane la Barriera Autostradale di Vipiteno). 

I rapporti tra le organizzazioni per la droga

Pensare che tutto è nato da un sequestro di appena un etto di cocaina ai danni di un cittadino albanese nella Piana Rotaliana nel 2019. Ricostruendo i contatti del fermato si è risaliti ad un gruppo di 6 connazionali che facevano arrivare la droga sul territorio dall’Albania attraverso la rotta balcanica. Da qui si è risaliti ad ulteriori 3 gruppi coinvolti nello smistamento. Uno di questi, composto da altre 16 persone (quasi tutte albanesi), aveva un canale aperto di rifornimento con il Nord Europa (in particolare dal Belgio). Più limitatamente al territorio regionale, invece, che operavano altre due associazioni a delinquere: una nuovamente a matrice albanese e una di cittadini tunisini. La prima impegnata Trento e in Valsugana mentre la seconda lavorava in Alto Adige, in particolare con il crack. Tutte e quattro gli organismi sono risultati strettamente legati da rapporti di amicizia e, a volte, anche di parentela. Così emerge dalle intercettazioni telefoniche e ambientali. Il lavoro sulle piazze era a tratti frenetico se consideriamo che per un singolo pusher sono state rilevate oltre 100 vendite di droga. Tutto, insomma, torna inevitabilmente lì: alla fame di droga sul nostro territorio che alimenta un mostro di soldi e vendita di morte. 

Alan Conti

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