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Bolzano è pronta per gli house concert?

Le esibizioni di artisti in case private sono una realtà in tanti Paesi del mondo e si affacciano anche nelle grandi città italiane. La versione bolzanina la troviamo a casa di Greta Marcolongo, che ce la metta tutta per importare il fenomeno anche da noi, senza rinunciare all’umanità

Il fenomeno degli house concert, apprezzato da molto tempo negli Stati Uniti ed importato negli ultimi anni anche a casa nostra, è un business difficile da quantificare. Quello che è certo è che intorno alle performance casalinghe sono sorte vere e proprie agenzie che si occupano di raccogliere aspiranti host e artisti desiderosi di mettersi in gioco, creando il match perfetto. Per lo spettatore, il “premio” è il gusto di partecipare ad un evento intimo, privato e gratificante, con annessa post-performance conviviale a base di chiacchiere con i musicisti.


A Bolzano, la cantante Greta Marcolongo introduce con entusiasmo questa pratica riservandosi, questa volta, il ruolo di facilitatrice musicale. Sono già 6 le serate -in cui si sono mescolati musica e versi- che ha ospitato nella sua casa, il luogo più intimo ma che “Non esiste, se non viene condiviso” come ci racconta lei stessa.

Uno degli house concert a casa di Greta Marcolongo


Via il sipario, il palcoscenico viene sostituito dalle pareti di una casa accogliente: un porto sicuro dove esprimersi liberamente. Il pubblico è composto dagli invitati della padrona di casa, che si confondono con gli amici portati dai musicisti. Tra tutti questi elementi, c’è spazio anche per la beneficenza, come ci racconta Greta nell’intervista che segue.

Metti una sera a casa di Greta, che invita alcuni amici e ne attende altri a sorpresa. Greta che apre la sua casa e la mette a disposizione della musica e delle contaminazioni.
Un bellissimo modo di incontrarsi, di esporsi alla musica e di intessere una rete tra artisti e pubblico. Ma per me questa esperienza non inizia oggi: ho collaborato anche in passato con associazioni di beneficenza che utilizzavano questa formula per raccogliere fondi. E questo tratto è rimasto anche nei concerti a casa mia: oltre al riconoscimento per gli artisti e alle spese vive, molti spettatori offrono qualcosa in più. Sto preparando una lista di associazioni a cui devolverò quanto ricavato in questo modo.

Cosa cambia rispetto ad un concerto tradizionale?
Il pubblico fa parte di un circolo ristretto, ma aperto. Io stessa non conosco tutti gli ospiti che ho in casa, perché alcuni arrivano insieme ai miei amici o con chi suona. Forse la parte migliore è la fine, quando i performer ed il pubblico, lasciata cadere ogni barriera, si mettono a conversare insieme davanti ad un aperitivo, liberi di mescolare le proprie idee.


C’è un target di artisti particolare che stai coinvolgendo?
L’idea iniziale era di puntare su artiste ed artisti sotto i 30, 35 anni. Poi la voce è girata e si sono proposte diverse persone. A Bolzano le situazioni in cui potersi presentare e far sentire la propria musica non sono poi così tante e le limitazioni di orario e di volume non aiutano. C’era bisogno, secondo me, di fare qualcosa in questo senso, per offrire un luogo sicuro, protetto, a chi ha qualcosa da dire. Dopo i sei di cui abbiamo detto, quest’estate a casa mia organizzerò altri 3 eventi.


L’auspicio è che tanti mettano a disposizione la propria casa e facciano lo stesso?
Il fatto che ad ospitare sia un artista facilita la comprensione delle necessità di chi si esibisce, ma mi piacerebbe molto che a questo viaggio si unissero anche altri. Questa modalità di condivisione artistica qui da noi è ancora poco conosciuta ma, tra gli altri, funziona molto in Nord Europa. C’è molto interesse e sarebbe proprio bello se questa storia continuasse a scriversi, in spazi nuovi ed inusuali, qui a Bolzano. Sono situazioni peculiari, perché è possibile che chi viene in casa ad ascoltare un concerto non andrebbe invece a sentirlo in un altro luogo. Anche le fasce di età che si incontrano in queste situazioni, fuori difficilmente si amalgamerebbero.


Svelami qual è la cosa più bella che succede a casa tua durante i concerti
Il networking successivo al concerto, quando gli ospiti si scambiano informazioni, numeri di telefono. Quando la persona dell’artista esce dal personaggio e si mescola al pubblico.


Marco Stagni, che si è esibito recentemente al basso a casa tua, ci ha detto che è stata un’esperienza rilassante, in cui il distacco tra artista e pubblico si annulla.
E’ proprio così. Soprattutto dopo il Covid il contatto e l’umanizzazione delle esperienze sono ancora più importanti. La casa lo permette, c’è la giusta armonia.


Greta si esibirà a casa di Greta?
Non credo, quella è un’altra me. E’ importante non diventare autoreferenziali e separare talenti ed attività. La cosa che preferisco di questa esperienza è fornire ad altri lo spazio per esprimersi, aiutare i giovani artisti a crederci.

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