Alaphilippe mette il Belgio nel sacco ed è campione del mondo

IMOLA. Mondiale di ciclismo di Imola a lungo soporifero, Danimarca e Svizzera si fidano rispettivamente di Fuglsang ed Hirschi e, a tratti, prendono in mano la corsa. Il vero padrone della gara è, però, il Belgio che anche nei momenti in cui ci si aspettava l’esplosione del Mondiale, tiene tutto sotto controllo. A tentare di far saltare il banco ci prova la beata spensieratezza di Pogacar che prova ad andarsene a poco più di 40 dalla fine, emulando l’azione della Van der Breggen di ieri. Dietro, però, il Belgio continua a fare la voce grossa e senza nemmeno chiedere una mano a Francia, Italia e Spagna, anch’esse in superiorità numerica, chiudono sul recente vincitore del Tour de France, bravo a raggiungere fino a 25” di vantaggio. Ripreso il talentino sloveno cominciano le vere scaramucce ma non basta qualche scatto a scalfire la corazzata belga con Van Aert sempre pronto a muoversi in prima persona e a sacrificare Benoot e Wellens per ricucire le azioni dove non piò arrivare da solo. Alaphilippe, forse, non nella sua condizione migliore ha una sola cartuccia da sparare e la usa nel momento giusto. Parte secco in cima all’ultima salita e guadagna in discesa, il suo terreno preferito. I cinque all’inseguimento – Van Aert, Hirschi, Fuglsang, Roglic e Kwiatkowski – non trovano il giusto accordo e rivedono il “Moschettiere” solamente all’arrivo. Alaphilippe, con una sola freccia nella faretra ha fatto centro, delusione per Van Aert, terzo il giovanissimo Hirschi.

LE SQUADRE

Il Belgio è perfetto ma non fa i conti con il talento del francese, capace di mettere nel sacco lo squadrone a disposizione di Van Aert. Alaphilippe conclude il suo Mondiale in lacrime, ripensando al papà scomparso da poco e al quale – sempre con le lacrime agli occhi – aveva già regalato un successo al Tour de France. L’Italia non parte da favorita ma non brilla, probabilmente una seconda punta avrebbe dovuto cercare di attaccare da lontano come fatto da Pogacar. Nella confusione dell’ultimo giro gli azzurri di Cassani ci provano con Caruso (decimo al traguardo) e Nibali, bravo a guadagnare qualche metro con Landa, Uran e Van Aert sulla penultima salita. Proprio il belga, conscio dell’ottima punta di velocità a sua disposizione e dell’ottima condizione che lo sostiene, collabora poco. Col senno di poi poteva tentare di andare via con il nostro capitano e gli alfieri di Spagna e Colombia. La Francia, dal canto suo, si vede solamente a 70 dalla fine quando cercano di forzare il ritmo con Pacher e Peters, un’azione interessante ma a sé stante. Nel finale, invece, Martin si butta nei tentativi d’attacco, lasciando coperto Alaphilippe. Non corrono certo da protagonisti ma si ritrovano, 23 anni dopo, il campione del mondo in casa. L’ultimo a indossare l’iride era stato Brochard a San Sebastian.

IMOLA

Nota di merito va a Imola, capace di organizzare un Mondiale di tutto rispetto in solo venti giorni, cercando di rispettare tutte le normative Covid-19 e regalando ai tifosi una prova iridata assolutamente di livello. Merito anche alla nazionale italiana che parte con un piccolo fiocco nero sull’ammiraglia per non dimenticare chi, in questo difficile periodo di pandemia, ci ha lasciato. Non abbiamo vinto il Mondiale ma siamo stati comunque protagonisti per gli amanti delle due ruote.

Stefano Rossi

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