Trento, bonus da 600 euro per Ivano Job: “Un errore restituirlo, non lo avrei fatto”

TRENTO. Se a Bolzano sono Paul Köllensperger e l’Svp a gestire chi ha richiesto il bonus da 600 euro, in Trentino la palla delicata è nelle mani della Lega. A richiedere il contributo per il sostentamento, pur godendo di un lauto stipendio da consigliere provinciale, é il rappresentante del Carroccio Ivano Job. Rispetto agli altri, però, non accampa giustificazioni o prospettive di beneficenza difendendo la sua scelta con convinzione: “Ho sei dipendenti in un noleggio di sci e ho preso questo bonus per la mia attività. I soldi servivano per far arrivare a fine mese le loro famiglie: li ho presi e girati a loro assieme al contributo provinciale. Quando è uscito il marasma ho restituito i soldi all’Inps ma lo considero un errore”. Se si tratta di un errore, però, perché restituirli? Delle due l’una: o servono o possono essere riconsegnati. “L’ho fatto come scelta politica – continua a spiegare al portale Il Dolomiti – ma come imprenditore non lo avrei fatto”. Un dilemma da erma bifronte, insomma, per un consigliere provinciale che percepisce circa 10.000 euro lordi al mese e che, quindi, 600 euro netti li matura in circa 4 giorni di lavoro.

Rieccheggiano, intanto, le parole del presidente del suo partito Alessandro Savoi: “Ogni consigliere che ha chiesto il bonus da 600 euro deve chiedere scusa e dimettersi. Vergognatevi pezzenti”. E ora?

Alan Conti