Südtiroler Freiheit, l’italiano è “walsch” nel comunicato stampa ufficiale del partito

BOLZANO. Walsch. Un termine che viene avvertito dagli italiani altoatesini come dispregiativo e fastidioso. Al di là di ogni finezza etimologica una parola che, per portata, può essere sommariamente paragonato al termine italiano “crucchi” per identificare le persone che parlano tedesco (seppur con meno carica volgare). Toni che rimangono solitamente confinati nell’eloquio da bar che ora entrano, tuttavia, pienamente nel linguaggio ufficiale di un partito con rappresentanza istituzionale come Südtiroler Freiheit. Ad utilizzarlo, in un comunicato stampa del partito, è la consigliera provinciale Myriam Atz Tammerle. Il termine avvertito come dispregiativo è contenuto direttamente nel titolo del comunicato sul tema della mobilità: “Nun auch walscher Schülertransport?”.

Perché utilizzare questo termine offensivo al posto di un più neutro e delicato “italienisch”? Lo abbiamo chiesto direttamente alla consigliera Atz Tammerle. “Il termine Walsch o Welsch (Welschtirol) deriva dal nostro dialetto tirolese. Ha un uso più antico dell’identificazione con l’accezione di italiano che si fa oggi. Anche in questo caso viene utilizzato con la sua accezione generica di “straniero”. Nell’utilizzo di questa parola non c’è alcun valore dispregiativo. Qualora lei ipotizzi che vi sia un’accezione dispregiativa o offensiva allora è lei che sta offendendo me e tutti i tirolesi in modo ingiustificato. E’ lei, in questo caso, ad assumere una posizione offensiva e denigratoria nei nostri confronti”. Rimane comunque preferito al vocabolo “italienisch” o “fremd” che non presentano equivoci a livello di sensiblità.

Al di là della volontà o meno di offendere, infatti, rimane che il termine “walsch” viene percepito da molti italiani come tale. A confermarlo c’è un altro consigliere provinciale: Alessandro Urzì. “Il problema è che nel passato non sono mai stati posti dei limiti e così oggi c’è chi si sente autorizzato ad andare sempre oltre anche con affermazioni ed epiteti che, evidentemente, hanno un gusto amaro. Spesso volgare o offensivo. Walsch fra gli italiani ha un significato assolutamente negativo. E’ l’approccio culturale ad essere sbagliato ma l’errore non sta tanto nei secessionisti che alzano sempre più l’asticella quanto in chi non pone un argine a queste realtà Tutto questo è tollerato e quando si tollera si permette alle persone di sentirsi autorizzate ad andare anche oltre”.

Anche lo scrittore tedesco Joseph Zoderer che ha scritto proprio un libro intitolato “Walsch” conferma la percezione negativa di questo termine in un’intervista al giornale L’Adige del 2016: “Il dispregiativo Walsch che in tedesco significa straniero oggi non viene praticamente più usato contro gli italiani”. Si oscilla, insomma, tra un significato letterale neutro e un percepito come dispregiativo. La semplice volontà di utilizzare il termine solo nella sua accezione etimologica di “straniero”, dunque, non basta perché non venga avvertito, nella lettura, da una parte della popolazione come, quantomeno, fastidioso. E il comunicato stampa è destinato anche a questa parte della popolazione.

Utilizzando “italienisch” non accade.

Alan Conti

Correzione. Il titolo corretto del libro di Zoderer è “Die Walsche”.

Aggiornamento ore 10.35. Vettorato: “Che delusione, linguaggio da locanda”. Sulla questione è intervenuto con una nota anche il vicepresidente della Provincia Giuliano Vettorato. “Siamo un esempio di convivenza per la comprensione della reciproca cultura, riconosciuto a livello internazionale ma a quanto pare questo non ha insegnato nulla alla consigliera Myriam Atz Tammerle. Il termine “Walsch” rimane una parola che per i nostri concittadini di madrelingua italiana assume un valore dispregiativo, solitamente usato nelle locande, non degno di un comunicato stampa politico. Basterebbe un pizzico di buon senso e nulla più”.  

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