Lo studio Asl smentisce il test di Ortisei: immunità di gregge molto lontana

BOLZANO. L’immunità di gregge in Val Gardena annunciata con entusiasmo da alcuni media e player economici dopo i test svolti in un albergo ad Ortisei si è rivelata, ad un approfondimento statistico e sanitario, quello che si prevedeva: qualcosa di molto lontano dalla realtà. Presentati oggi dall’Azienda Sanitaria i risultati del test sua ampia scala svolto in Gardena dal 26 maggio all’8 giugno su un campione potenziale di 3.000 persone.

Covid Gardena wapp

IL CAMPIONE. A selezionare il campione è stata l’Astat che ha individuato 2.958 gardenesi adatti. Di questi 2.194 hanno accettato l’invito a sottoporsi a tampone nasofaringeo e test sierologico: una quota pari al 74% mentre il restante 26% non ha voluto partecipare allo studio.

LONTANI DALL’IMMUNITA’ DI GREGGE. Il dato centrale della ricerca è che solo il 26,86% delle persone è venuta a contatto con il virus Covid 19. Circa un quarto del totale. “Sono meno persone del previsto – spiega il responsabile dello studio e del day hospital onco ematiologico dell’ospedale di Bolzano Michael Mian – considerando che la Gardena è stata un focolaio. E’ plausibile che nel resto della provincia la quota sia ancora più bassa. La positività prevale tra gli uomini (28,7%) rispetto alle donne (24%).

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LA DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA. L’incidenza dei positivi è più alta in fondo alla valle. A Selva Gardena, infatti, è del 31,1%, a Santa Cristina del 27,7% e ad Ortisei del 23,2%. Rispetto alle professioni le più esposte sono state quelle a contatto con il turismo con il 31,5% davanti ai sanitari (27,2%) e gli inattivi al 23%. “Il tasso è stato più alto al termine della Gardena – continua Mian – e la sua diffusione nel turismo indica proprio quella strada come possibile scintilla del focolaio”. Una sensazione che si era diffusa anche ad inizio epidemia quando, tuttavia, alcuni rappresentanti politici come Philipp Achammer reagirono in modo veemente contro alcune ricerche che sostenevano come il turismo in Alto Adige potesse rappresentare un ventre molle. Confermate, inoltre, le ipotesi di uno sviluppo consistente fin dalle prime settimana proprio in Gardena avanzato quando si chiedeva, vanamente, all’amministrazione provinciale i dati delle positività scorporati per comune di residenza. L’Alto Adige è stato tra gli ultimi territori d’Italia fortemente colpiti a pubblicare questa diffusione geografica.

 

SINTOMI. Tutti i testati sono risultati negativi al tampone: un risultato importante che conferma come il virus, probabilmente, non sia più in circolo nella valle. Interessante l’analisi suddivisa per sintomi: per molti il primo segnale del Covid 19 è stato il dolore agli arti (41,45 per cento), immediatamente seguito da perdita del senso del gusto e dell’olfatto (37,24 per cento), mal di testa (34,54 per cento), tosse (33,34 per cento), stanchezza (32,05 per cento), mal di gola e – o – sintomi di rinite (30,75 per cento), una temperatura corporea elevata di oltre 37,5 gradi Celsius per almeno tre giorni consecutivi (29,1 per cento), disturbi gastrointestinali (21,14 per cento), dolore toracico (11,28 per cento), difficoltà respiratorie (11,25 per cento), congiuntivite (7,91 per cento) e aumento dei battiti del polso (3,7 per cento). La durata media dei diversi sintomi è stata di una settimana. Più della metà delle persone sottoposte al test (54,3%), infine, ha dichiarato di aver avuto i sintomi clinici nella prima metà di marzo 2020 quindi in un periodo sufficientemente lontano.

LO STUDIO. Oltre all’Azienda Sanitaria hanno partecipato allo studio l’Eurac e l’Istituto di Biomedicina dell’ospedale di Bolzano che conserverà tutti i campioni per i prossimi 10 anni.

Alan Conti

Foto Pexels Grabowska

 

 

 

 

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