L’interpretazione della libertà di pensiero (unico) che rischia di rovinare la scuola

In queste ore assistiamo al solito balletto mediatico (un po’ stucchevole da ambo le parti) riguardante un fatto accaduto in una scuola : una docente sanzionata per un video in cui il decreto sicurezza veniva paragonato alle leggi razziali del 1938 e di fatto Salvini al peggior  Mussolini. Tralasciando una sproporzione della sanzione erogata (sospensione dall’insegnamento ) per quella che appare più una svista (la docente in video sembra proprio in buona fede)che propaganda.

In queste ore si è scatenata la bagarre tra chi urla alla censura e chi la giustizia, in mezzo la scuola, ambiente che da certe polemiche dovrebbe stra alla larga.

Il caso in questione è frutto della guerra a colpi di propaganda in atto, questa professoressa (una vittima a mio avviso di guerre altrui, quasi uno strumento per far suonare certe fisarmoniche) paga cara, troppo cara, una svista che è diventata manifesto politico pro o contro. Scambiare la libertà di pensiero con la propaganda politica è grave, il proprio pensiero politico (non è il caso della professoressa in questione) si può esprimere, ma non a scuola, in classe e soprattutto senza contraddittorio. La politica a scuola ci deve entrare come materia, non come veicolo, non si può insomma da docenti dividere i politici (moderni) in buoni e cattivi, far campagne contro ministri della Repubblica, Stato ed Istituzioni. Inoltre non si possono trasformare in eroi solo quei docenti che veicolano certe idee e liberticidi e pazzi quelli che (a questo punto legittimamente) dovessero presentarne delle altre. Legittimare un certo comportamento porta, quindi, a far entrare a scuola qualsiasi tipo di “propaganda politica”, non solo quella desiderata come poi pretenderebbero alcuni. Eticamente è sbagliato presentarsi dinanzi a menti vergini, influenzando (senza contraddittorio) le intenzioni politiche che possono uscire in un dibattito in classe. Non si è dinanzi a novelli Socrate ma a semplici politicanti da strapazzo, che utilizzano il proprio ruolo (delicatissimo) malamente. L’ atteggiamento in questione inoltre è benedetto da una certa parte politica che però maledice qualsiasi iniziativa d’altra matrice, andando in ossimoro senza rendersene conto, una schizzofrenia  Al riguardo, l’art. 1 del D.Lgs. 297/1994 afferma che <<ai docenti è garantita la libertà d’insegnamento come autonomia didattica e come libera espressione culturale del docente. L’esercizio di tale libertà è diretto a promuovere, attraverso un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazione della personalità degli alunni>>. Si parla d’autonomia didattica, ben diversa da una lezione contro il Berlusconi od il D’Alema di turno, l’autonomia politica, ovvero la libertà assoluta di pensiero ed espressione, oltre che di critica, sancita dalla nostra Costituzione la si esercita al di fuori delle scuole, luoghi di formazione in cui la Costituzione garantisce insegnamento libero, anche opinioni libere e critiche, a patto provengano dai gruppi classe e non siano indotte. Deve sentirsi libero lo studente pro Salvini quanto quello anti Salvini, ma in questa polemica eventuale il docente non deve entrare con proprie visioni ma mantenere il proprio ruolo, magari mediando e spiegando cosa significhi “far politica”, senza però esprimere giudizi o bollature. Piero Angela ricorda : “L’insegnante è la persona alla quale un genitore affida la cosa più preziosa che possiede suo figlio: il cervello. Glielo affida perché lo trasformi in un oggetto pensante. Ma l’insegnante è anche la persona alla quale lo Stato affida la sua cosa più preziosa: la collettività dei cervelli, perché diventino il paese di domani”.

L’insegnante è un magister, un qualcosa  di super partes, etimologicamente”quello posto più in alto per saggezza” che non deve, in aula (fuori può esprimere, candidarsi, etc) scadere nel becero tifo politico da bottega figlio dei nostri immaturi e liquidi tempi.

 

L’insegnante che è davvero saggio non ti offre di entrare nella casa della sua saggezza, ma piuttosto ti conduce alla soglia della tua mente.

(Kahlil Gibran)

 

Marco Pugliese

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